L’industria del mobile prova a difendere gli utili. Nel 2026 export in calo
L’analisi annuale dell’Area studi Mediobanca alla vigilia del Salone di Milano. Nel Nord Est il 60,5% delle imprese ha indicato come leva strategica la difesa dei margini

Nel settore dell’arredamento e dell’illuminazione il Nord Est si conferma la locomotiva d’Italia, il principale polo del settore per concentrazione di imprese, peso economico e continuità industriale. Una centralità che si conferma anche nel 2026, alla vigilia del Salone del Mobile, in un contesto di crescita moderata e domanda internazionale più incerta.
Le imprese attive in Italia nel comparto l’anno scorso erano 13.710, in aumento dell’1,5% sull’anno precedente. Il 29% con sede nel Nord Est, la quota più alta tra le macro-aree del Paese, davanti a Nord Ovest (25%), Sud e Isole (24%) e Centro (22%). Più numerose e più longeve. Le aziende attive nel quadrante orientale vantano infatti un’età media di 23 anni, superiore ai 20 nazionali, segno ulteriore di un sistema industriale consolidato.
Un ruolo da protagonista, quello del Nord Est, che emerge con ancor più forza dall’indagine dell’Area studi di Mediobanca sulle principali imprese del comparto: un panel di 530 aziende manifatturiere attive nei comparti dell’arredamento (472 imprese) e dell’illuminazione (58). Nel 2025 il gruppo ha generato 19,9 miliardi di fatturato aggregato, con il 43% destinato ai mercati esteri, e occupato oltre 61.000 addetti.
Nella fotografia scattata da Mediobanca il peso del Nord Est sul settore appare ancora più rilevante, grazie alla presenza, nell’area, di imprese di medie dimensioni. La concentrazione territoriale è ancora più netta con il 47% delle 530 imprese coinvolte, quasi la metà del totale, che ha sede nel Nord Est, area alla quale è riconducibile anche il 47% del fatturato complessivo.
Anche le dinamiche più recenti confermano la leadership dell’area. Dopo un 2024 in contrazione, nel 2025 il settore ha registrato una crescita media del fatturato del +1,3%, con il Nord Est che ha segnato +2,8%, complice anche l’andamento positivo dell’export (+2,7%), mentre il Nord Ovest è arretrato (-2,5%). Il dato evidenzia la maggiore capacità competitiva del sistema nordestino, soprattutto nella componente internazionale.
Le esportazioni
L’export resta infatti un asse strategico. Il 45% delle vendite delle imprese nordestine è destinato ai mercati esteri, una quota leggermente inferiore al Nord Ovest (52%) ma accompagnata da una maggiore dinamica di crescita. Il mercato statunitense, in particolare, rappresenta un focus strategico: vi esporta il 60,9% delle imprese del Nord Est. L’introduzione dei dazi da parte dell’amministrazione Trump ha però modificato le strategie: quasi la metà delle società nordestine ha mantenuto invariati i prezzi – a differenza di quanto accaduto nel resto del Paese –, accettando una riduzione dei volumi, mentre una quota analoga ha avviato la diversificazione verso nuovi mercati.
A sostenere la competitività del sistema nordestino è soprattutto la struttura industriale.
I driver
Tra le leve principali emergono la capacità di personalizzare l’offerta (71,7% delle imprese), la professionalità del personale (54,3%) e la forza del brand (47,8%). Elementi che riflettono un modello produttivo flessibile, fortemente orientato alla qualità più che alla scala.
Sul piano strategico, l’obiettivo più diffuso resta la difesa dei margini e della competitività, indicato dal 60,5% delle imprese nordestine. Accanto a questo si collocano l’ampliamento della gamma di prodotti e servizi e il rafforzamento della reputazione del marchio, segnale di una fase in cui prevale il consolidamento più che l’espansione.
Le prospettive
Le attese per il 2026 indicano un sostanziale equilibrio con un fatturato atteso stabile (+0,2%) e una lieve flessione delle esportazioni (-1,1%). Un quadro che conferma una fase di consolidamento dopo la crescita più recente, con aspettative prudenti soprattutto sui mercati internazionali.
Resta centrale il tema del capitale umano. Nel Nord Est la presenza femminile è pari al 27% degli occupati, mentre l’80% delle imprese utilizza manodopera straniera, che costituisce complessivamente il 14% della forza lavoro, spesso per la difficoltà di reperire lavoratori italiani disponibili a mansioni considerate meno qualificate.
Più in generale, il mismatch di competenze è diffuso: il 45,2% delle imprese segnala difficoltà di reclutamento e il 59,5% evidenzia carenze di skill, soprattutto tecniche e specialistiche.
Nel complesso, il sistema del legno-arredo conferma una forte concentrazione territoriale e un ruolo centrale del Nord Est. È da quest’area che continua a dipendere una parte rilevante della stabilità del comparto, anche in una fase di crescita più contenuta e di domanda internazionale meno prevedibile.
Riproduzione riservata © il Nord Est








