Lusso, Morellato accelera: «Ora obiettivo 800 milioni»

Il gruppo in controtendenza rispetto al mercato. Carraro: «La Borsa? Non ora»

Riccardo Sandre
Massimo Carraro, presidente e ad di Morellato Group, foto di Riccardo Gallini /GRPhoto
Massimo Carraro, presidente e ad di Morellato Group, foto di Riccardo Gallini /GRPhoto

 

Il gruppo Morellato torna alla crescita nel 2025 e porta il proprio fatturato consolidato a quota 750 milioni di euro (+4%). Un risultato in sostanziale controtendenza rispetto ad un settore del lusso che ancora fatica a riprendere la via della crescita. «Siamo soddisfatti dei risultati delle vendite di un fiscal year che, nel nostro caso inizia con il primo marzo e si conclude il 28 febbraio dell’anno successivo» spiega Massimo Carraro, presidente del gruppo Morellato. «Si tratta di risultati per nulla scontati in un contesto di settore ancora complesso e siamo altrettanto soddisfatti di un Ebitda che, per il terzo anno consecutivo, supera la soglia del 21%».

Croce e delizia del gruppo sono le vendite on-line. Nel marzo 2026 l’Agicom aveva contestato due diverse condotte ritenute scorrette comminando al gruppo padovano una multa milionaria poi sospesa dal Tar. E tuttavia l’online rimane elemento strategico di un modello di business autenticamente omnichannel che riesce a sfruttare le sinergie positive tra e-commerce e negozi fisici facendo di Morellato Group il più grande consumer hub d’Europa nel mercato orologeria e gioielleria. Forte di una rete di vendita diretta che conta su oltre 665 punti vendita (a cui si deve circa il 50% del fatturato), ad una distribuzione wholesale in oltre 60 paesi del mondo che pesa per il 30% delle vendite e ad un e-commerce che da solo vale il restante 20% del fatturato, Morellato gode del vantaggio competitivo di chi può avere una conoscenza molto dettagliata del consumatore, online e offline.

«Un’ottima gestione dei nostri 15 marchi (tra proprietà diretta e in licenza) e una profonda passione per i dati che raccogliamo dai diversi canali di vendita, ci permettono offrire ai nostri clienti finali ciò che effettivamente desiderano» spiega Carraro. «Per farlo lavoriamo ad un processo evolutivo continuo che ci poterà a lanciare, proprio a partire da Vicenzaoro September, i prodotti preziosi della licenza acquisita da Gcds. Un marchio della generazione Z che produce principalmente articoli ed accessori di moda ma che noi accompagneremo nel mondo del gioiello e dell’orologeria». Grazie ad un percorso di crescita organizzativa, ma anche per linee esterne, che ha visto il gruppo acquisire, a fine 2019, la catena di negozi retail Cleor in Francia (all’epoca forte di 140 punti vendita e circa 800 dipendenti) e poi, ad inizio 2023 i marchi del gruppo Christ in Germania e Austria (Chist, Valmano e Brinckmann & Lange per un totale di oltre 200 punti vendita e 2000 lavoratori), Morellato guarda al 2026 con l’obiettivo di raggiungere la soglia degli 800 milioni di euro di fatturato, concentrando le proprie energie principalmente sul vecchio continente.

«I primi mesi dell’esercizio 2026 ci indicano una crescita generalizzata che ci fa credere di riuscire a traguardare l’obiettivo degli 800 milioni di euro di fatturato già entro la fine dell’esercizio» continua Carraro. «Fatta eccezione per l’area del Golfo Persico, funestata da un conflitto che non favorisce né la presenza di turisti né gli acquisti del lusso e della gioielleria, le vendite nel Vecchio Continente come quelle extra Ue registrano segnali di crescita interessanti». Per quanto riguarda invece il futuro di medio termine il Gruppo Morellato e il suo presidente Massimo Carraro non nascondono l’interesse per eventuali ulteriori acquisizioni, soprattutto in un’area europea che è la prima e la principale per il gruppo nel mondo.

Un’attenzione al mercato priva tuttavia di ogni forma di urgenza. «Già ora possiamo vantare una dimensione, una struttura organizzativa e una presidio dei nodi dell’intera filiera del gioiello che ci garantisce le economie di scala a cui ambivamo da tempo» conclude il presidente di Morellato Group. «Crescere è una mission di ogni impresa e noi continuiamo a guardare la mercato con attenzione. Non abbiamo tuttavia la fretta di chi per ottenere un equilibrio del proprio business si trova a dovere agire sul mercato con acquisizioni strategiche. Una condizione che si riflette anche sulla scelta di un’eventuale quotazione in borsa: abbiamo raggiunto una struttura finanziaria solida e una cessione sul mercato azionario di una parte delle quote potrebbe essere funzionale solamente ad un eventuale nuovo percorso di crescita per linee esterne. Ad ogni modo attualmente non vedo le condizioni per un nostro impegno in questo senso».

 

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