Imprese in crisi, domande triplicate per la composizione negoziata in Fvg

Secondo Unioncamere tra il 2024 e il 2026 le istanze sono salite da 21 a 75, in Veneto invece sono 413. Ajese: «Quando si arriva in tempo si salva l’azienda»

Nicola Brillo

 

Evitare la chiusura delle fabbriche, e intanto trattare con banche e fornitori sotto la guida di un esperto indipendente, continuando a produrre e chiedendo al tribunale uno scudo contro i pignoramenti. Obiettivo: rilanciare la società. È sempre più diffuso in Veneto, tra le aziende in difficoltà, lo strumento della composizione negoziata.

Secondo l'Osservatorio Unioncamere, le imprese venete che avevano chiesto la composizione negoziata erano 132 al 15 maggio 2024. Un anno dopo sono salite a 252 e nella rilevazione di quest'anno sono ben 413, il triplo in ventiquattro mesi. Numeri che fanno del Veneto la quarta regione italiana per domande, dietro Lombardia, Lazio ed Emilia-Romagna. Il Friuli Venezia Giulia è passato invece da 21 a 47 e poi a 75. L'intero Nordest, con Trento e Bolzano, cresce da 164 a 520 richieste.

Gli esempi noti, tra differenti settori industriali, non mancano negli ultimi anni. L'ultimo caso di rilievo è Energy spa, la società di Sant'Angelo di Piove di Sacco nel Padovano e quotata all'Euronext Growth Milan, che produce sistemi di accumulo per le energie rinnovabili. Dopo un semestre con i ricavi in calo del 28% e una perdita di 11,3 milioni, il primo ottobre ha depositato l'istanza di composizione negoziata. Ha chiesto al tribunale di bloccare pignoramenti e revoche degli affidamenti e ha presentato un piano che punta al pareggio operativo entro la fine del 2027. Nel frattempo la produzione prosegue e circa 80 dipendenti restano al loro posto.

Le Vetrerie Riunite, 225 addetti e una specializzazione nel vetro per elettrodomestici, porta avanti il percorso con il nuovo proprietario, il fondo Oxy Capital, che ha confermato gli investimenti e il rifacimento del forno. C’è poi Fantic Motor, moto ed e-bike, è entrata nella procedura nel giugno 2025 e ad agosto ha approvato accordi di ristrutturazione sottoscritti da oltre il 60% dei creditori, con una nuova società operativa e un investitore pronto a versare circa 20 milioni. Nel Trevigiano Pro-Gest, il gruppo della carta e degli imballaggi della famiglia Zago, 550 milioni di ricavi, ha chiuso a gennaio l'intesa con i principali finanziatori su un debito di oltre mezzo miliardo, con il rimborso spostato al 2030.

«Dietro ogni istanza c'è una storia imprenditoriale fatta di persone, strumenti di produzione, commesse e un sapere accumulato in anni di attività», dichiara l'avv. Daniela Ajese, esperta di diritto bancario e ristrutturazione del debito e fondatrice di studio Ajese & Partners, «quando si arriva in tempo, lo strumento funziona: salva l'azienda, i dipendenti e un sapere costruito in anni di lavoro».

Il dato sugli esiti mostra come lo strumento possa funzionare. Al 15 maggio 2025, ultima rilevazione regionale pubblicata da Unioncamere, il Veneto contava 43 composizioni negoziate chiuse con successo: secondo in Italia dietro la Lombardia (86) e davanti all'Emilia-Romagna (27). Con il 9% delle istanze nazionali, la regione esprime quasi il 15% dei risanamenti riusciti nel Paese (43 su 295). Se si rapportano quei 43 esiti alle 132 domande che il Veneto contava dodici mesi prima (un anno è la durata media di una composizione che va a buon fine) si ottiene circa un caso su tre. Il Friuli Venezia Giulia va nella stessa direzione: a fine 2025 la Camera di commercio di Pordenone-Udine ha contato sette esiti positivi su 22 procedure concluse, una su tre. La media nazionale è una su cinque.

«Un'impresa risanata continua a pagare fornitori, stipendi e imposte sul territorio; una liquidata disperde ricchezza per tutti», aggiunge Stefano Artuso, avvocato tributarista titolare dello studio legale tributario Artuso&deFelice, «la domanda cresce ogni mese e anche i nostri studi si stanno attrezzando sul piano organizzativo per dare una risposta professionale a chi chiede aiuto».

Tra i casi conclusi con successo c'è il rilancio di Coin, marchi presente in tutto il Nordest con 1.300 dipendenti, in composizione negoziata dal giugno 2024 e al luglio 2025 con l'accordo di ristrutturazione da oltre 300 milioni omologato dal Tribunale di Venezia e un aumento di capitale da 33,2 milioni.

 

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