Imprese familiari in frenata a Nord Est, per crescere decisivo il passaggio generazionale

Dopo un decennio di corsa, il XVII rapporto dell’Osservatorio Aub rileva nel 2024 un tasso di crescita dei ricavi in Veneto del -2,4%, in Friuli Venezia Giulia del -2,9%.

Maura Delle Case
Cristina Bombassei, presidente dell'Aidaf (Italian Family Buisness)
Cristina Bombassei, presidente dell'Aidaf (Italian Family Buisness)

 

Il modello dell’impresa familiare si conferma vincente, ancor più quando apre le porte al ricambio generazionale. Lo certifica il XVII rapporto dell’Osservatorio Aub, curato da Fabio Quarato e Carlo Salvato, presentato ieri pomeriggio a palazzo Mezzanotte, sede di Borsa Italiana. Uno studio corposo, che monitora tutte le aziende italiane con un fatturato di almeno 20 milioni: 23.578 nel complesso, di cui 15.568 (il 66%) a controllo familiare.

Andamento dei ricavi

L’Osservatorio mostra come negli ultimi dieci anni i tassi di crescita delle imprese familiari siano stati costantemente in crescita e superiori a quelli non familiari: fatto 100 nel 2013, le prime hanno raggiunto un tasso di 239 nel 2024, le seconde di 221. Meno brillante il dato congiunturale, nel 2024 infatti, dopo il rimbalzo post Covid, si è avviata una fase di normalizzazione che ha visto la crescita dei ricavi chiudere a -1,2%. Un segno leggermente negativo al quale il Nord Est ha dato il suo contributo: il Trentino Alto Adige ha segnato -0,7%, il Veneto -2,4%, il Friuli Venezia Giulia -2,9%.

Una frenata che il professor Quarato lega all’andamento di settori particolarmente presenti nel quadrante orientale del Paese: «Settori che hanno avuto una dinamica molto forte durante il Covid e immediatamente dopo, nel 2024, si sono un po’ sgonfiati, come nel caso della meccanica, del mobile-arredo, del sistema moda, della carta stampa: dove sono particolarmente presenti, si spiega il rimbalzo negativo». Vale per il fatturato, come per le immobilizzazioni.

investimenti

Nel 2024 le aziende familiari a Nord Est si sono piazzate, per tasso di crescita, sotto la media nazionale che si è attestata al 9,2%: 8,3% il Fvg, 7,8% il Trentino Alto Adige, 5,8% il Veneto, contro il 24,9% del Molise, primo della classe sia qui che nella “classifica” regionale del tasso di crescita dei ricavi.

Ricambio generazionale

I dati mostrano famiglie numerose e strutturate, con oltre l’80% che presenta più di un figlio, spesso di genere diverso, con una media di 2,5 potenziali successori per famiglia. Una pluralità che amplia il bacino della next generation, ma rende più complessa la scelta del leader – evidenzia la ricerca –, trasformando il passaggio generazionale da un evento prevalentemente anagrafico a un vero processo decisionale strategico.

«L’Osservatorio fotografa una realtà chiara – commenta Cristina Bombassei, presidente dell’Aidaf (Italian Family Business) –: la primogenitura resta un criterio diffuso nella scelta del successore, ma i risultati migliori arrivano quando la famiglia riesce a integrare tradizione e meritocrazia, scegliendo sulla base di competenze e preparazione. Il fatto che solo una quota ancora limitata di passaggi arrivi a una guida femminile dimostra che c’è ancora un lavoro culturale da fare. La diversity non è un tema reputazionale: è un fattore di competitività e di qualità della governance, soprattutto nei momenti di transizione».

Tornando ai dati: dal 2010 a oggi sono stati osservati quasi duemila passaggi generazionali, con una forte accelerazione a partire dal 2020. Nel 70% dei casi, la guida dell’azienda viene affidata al primogenito (il 23,3% a una donna), ma l’analisi mostra che le scelte di successione integrano sempre più elementi di merito a partire da livelli di istruzione più elevati. Quando accade, l’impatto positivo del passaggio generazionale sulle performance aziendali risulta significativamente amplificato.

La guida dell’impresa viene trasferita mediamente quando la generazione senior ha circa 75 anni, mentre i successori entrano al vertice intorno ai 45 anni, dopo lunghi percorsi di mentoring, vale a dire un percorso strutturato di affiancamento.

Il futuro

Se il rapporto resterà questo, l’Osservatorio stima che oltre un terzo delle aziende familiari potrebbe essere coinvolto in un passaggio generazionale nel prossimo decennio. Nel caso invece l’età di uscita della generazione senior si abbassasse a 70 anni, la quota di aziende interessate potrebbe arrivare a sfiorare il 50%.

«L’età di uscita dei leader senior – conclude Quarato – è un tema decisivo: abbiamo ancora moltissime aziende guidate dai fondatori che faticano a staccarsi». Eppure, i dati confermano che passare il testimone alle nuove generazioni, per l’impresa, sia conveniente: nei tre anni successivi alla transizione si osservano incrementi statisticamente significativi della redditività (+4,2% di ROA) e della crescita, sia in termini di sviluppo degli investimenti (+18,0%) che dei ricavi (+8,8%).

 

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