Il Nord Est ora rallenta: manifattura in affanno, servizi e retail tengono

L’analisi Adacta Advisory su 28 mila bilanci fotografa un minore dinamismo del Triveneto. La solidità finanziaria resta un punto di forza con meno debiti, più liquidità e investimenti

Roberta Paolini

Il Nord Est rallenta, ma non si piega.

Nel 2025 l'economia delle imprese del Triveneto ha confermato segnali già presenti nei bilanci 2024.

Secondo l'analisi annuale di Adacta Advisory su oltre 28 mila bilanci di aziende che rappresentano a specchio l'economia del territorio, si tratta di una fase di stasi controllata, con ricavi complessivi fermi a 438 miliardi di euro, una crescita reale sostanzialmente piatta e una profittabilità che, dopo il rimbalzo del 2023, torna sui livelli del 2022.

È una fotografia che non racconta una crisi, ma un cambio di passo, soprattutto nel cuore manifatturiero del sistema produttivo.

I dati che emergono dal Performance Company Nord Est 2024 di Adacta Advisory sulle aziende di Veneto, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia coprono il 94% dei ricavi complessivi dell’area. Un campione ampio, che restituisce una lettura solida: il quadro complessivo tiene, ma le tensioni non sono più episodiche.

«Partirei dall’analisi al netto delle utilities, dove l'effetto inflattivo aveva avuto l'impatto più significativo negli anni passati: è un dettaglio, ma serve a mostrare che il quadro complessivo dell’economia cambia poco», osserva Paolo Masotti, ad di Adacta Avisory. «Anche includendo o escludendo le utilities, il dato resta sostanzialmente lo stesso. Non emergono elementi particolarmente critici».

Il vero punto di attenzione è altrove. Il manufacturing, che vale 164 miliardi di ricavi, registra nel 2024 un calo del 3% e diventa l’anello debole di una catena che per anni aveva sostenuto la crescita dell’area. «È uno dei pilastri della nostra economia e vederlo in calo è un segnale che merita attenzione», sottolinea Masotti.

All’interno del manifatturiero, la flessione è tutt’altro che omogenea. Il comparto machinery arretra di circa il 4%, zavorrato da una congiuntura più debole e dal progressivo ridimensionamento degli incentivi legati a Transizione 4.0. «Formalmente il piano scade al 31 dicembre 2025, ma è stato modificato nel tempo, introducendo tetti di spesa e limiti che ne hanno ridotto l’impatto effettivo», spiega l’ad di Adacta Advisory. «In diversi segmenti del machinery abbiamo visto un rallentamento evidente».

Segue la metallurgia, che segna un -6%, e il tessile, penalizzato dalla lunga coda della crisi moda, che ha accompagnato tutto il 2025. Più articolata la dinamica del chimico, dove il dato risente soprattutto delle pressioni sui prezzi delle materie prime, in particolare del petrolio, più che di un vero crollo dei volumi.

«I comparti più delicati restano quindi il tessile e il blocco machinery–metallurgia–meccanica», sintetizza Masotti. «Parliamo comunque di variazioni in single digit: nell’aggregato non sono numeri drammatici, ma se si entra nel dettaglio delle singole aziende emergono situazioni molto differenziate».

È qui che il ciclo diventa strutturale. «Questo settore veniva da anni complessivamente positivi. Dal 2024, e soprattutto nel 2025, ha iniziato a rallentare in modo più visibile», avverte Masotti. «E guardando in avanti non vediamo segnali chiari di inversione: anzi, nel 2025 si aggiunge anche l’effetto dei dazi statunitensi, che rischia di accentuare la contrazione».

Se il B2B industriale rallenta, il B2C tiene. Retail e consumi mostrano una resilienza che va oltre l’effetto inflazione. «La grande distribuzione organizzata, l’elettronica, l’automotive lato concessionari mostrano una buona tenuta», osserva Masotti. «Al netto dei macchinari e delle attrezzature, gli altri comparti crescono tutti».

I numeri confermano: Retail & Wholesale cresce del 3,8% nel triennio, con la GDO food intorno al +4% reale, ben oltre la soglia fisiologica dell’1,5–2%. «Qui siamo intorno al 4%, quasi il doppio: segno che la domanda sta reggendo, al di là dell’effetto prezzi».

Ancora più dinamico il mondo dei servizi, che cresce più del manifatturiero in termini percentuali, trainato da Ict, noleggio auto, leisure e servizi alle imprese.

«Il mondo dei servizi nel suo complesso mostra una dinamica di espansione significativa», spiega Masotti. «È una caratteristica strutturale del nostro sistema economico, in particolare nel Nord Est».

Sul fronte della profittabilità, il quadro resta positivo ma in assottigliamento.

Nel manufacturing l’Ebit scende dal 7,5% al 6,4%, mentre a livello aggregato il margine torna al 5,7%. A pesare è soprattutto la dinamica dei costi: dopo il picco del 2022, cala l’incidenza dei materiali, ma cresce quella del lavoro. «Gli adeguamenti salariali fanno salire l’incidenza del personale di circa 1,6 punti», osserva Masotti. «È una dinamica comprensibile e coerente con il contesto».

La produttività per addetto resta elevata, intorno a 1,2 milioni di euro, ma la combinazione tra salari in crescita e ricavi in rallentamento comprime i margini.

La vera sorpresa arriva però dal lato finanziario.

«Il quadro resta molto solido», dice Masotti. Il rapporto debito/Ebitda scende a 0,2–0,3, il debito lordo verso le banche cala da 79 a 73 miliardi, mentre la liquidità continua a crescere.

«Le Pmi del Nord Est non sono più fortemente indebitate da tempo: hanno molto patrimonio, molta liquidità e comportamenti finanziari virtuosi». Nonostante il contesto incerto, gli investimenti non si fermano: il Capex del manufacturing resta attivo e l’attivo fisso cresce di 8 miliardi nel triennio.

Infine, un indicatore che racconta più di molti altri la trasformazione del tessuto imprenditoriale.

«Le imprese distressed continuano a ridursi, nonostante un contesto macro non brillante», sottolinea Masotti. «Siamo passati da una impresa su quattro in difficoltà nel 2016 a una su sei oggi». Le criticità restano concentrate nelle aziende più piccole, sotto i 10 milioni di ricavi, mentre aumenta il numero di imprese good performing. «Nel complesso, però, la struttura finanziaria del sistema continua a migliorare». —

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