Il governo frena Electrolux: «No a tagli su dati precari»

Lungo vertice a Roma tra azienda e sindacati. Scontro sulla delocalizzazione

Francesco Dal Mas
Lo stabilimento Electrolux di Porcia.
Lo stabilimento Electrolux di Porcia.

«Le decisioni occupazionali non possono essere prese su parametri precari destinati a cambiare in breve tempo». I coordinatori dell’Unità di crisi del ministero delle Imprese lo hanno detto chiaro e tondo quando i responsabili di Electrolux hanno declinato il loro programma di adattamento alla crisi dell’elettrodomestico stabilimento per stabilimento. Ieri a Roma la prima delle due giornate di confronto su come (non) implementare il piano industriale da 1.719 esuberi, di cui un terzo solo tra Porcia e Susegana.

 

Il comparto deve misurarsi con due sfide. La prima, tutta europea, è fondata sul miglioramento del prodotto, l’innovazione, l’ottimizzazione dei costi. La seconda è basata sui prezzi. Ed è la più critica, perché fa i conti con il pressing dei produttori asiatici, cinesi in particolare. Una concorrenza che continuerà a muoversi al ribasso, magari anche su ulteriori sussidi governativi.

Giampietro Castano, responsabile dell'Unità di Crisi, ha ammonito appunto sui rischi di una fotografia statica della competitività: la pressione asiatica è strutturale e le risposte diplomatiche europee richiederanno tempi istituzionali lunghi. Per questo, ha chiarito, non servono quantificazioni rigide e premature degli esuberi (che siano 90, 100 o 110) né «bacchette magiche», ma un governo flessibile e condiviso della transizione.

Si è aperta, dunque, in un clima di tensione - e di incertezza - la delicata due giorni negoziale al ministero delle Imprese; da una parte i vertici della multinazionale svedese, dall’altra i rappresentanti nazionali e territoriali dei sindacati metalmeccanici (Fim-Cisl, Fiom-Cgil e Uilm-Uilm nazionali). Alla regia, l’Unità di crisi.

La prima sessione è stata monopolizzata dall’esame dei piani industriali di Solaro, polo milanese della lavastoviglie, di Susegana, cuore veneto del freddo e di Cerreto (sito da chiudere). Oggi, quindi, Forlì e Porcia.

A Susegana, la trattativa industriale si gioca sul crinale tra riposizionamento tecnologico e pesante allarme occupazionale. Il management ha illustrato un piano volto ad abbandonare la fascia medio-bassa dei combinati statici, ormai erosa dai concorrenti asiatici sui prezzi, per concentrare lo stabilimento esclusivamente sui segmenti a più alto valore aggiunto (le piattaforme Maxi Space Atlas e G-Force da 1,94 metri, oltre alla gamma Three Waves per le cucine elvetiche). I volumi previsti vengono rivisti al rialzo, dentro una forchetta di 515.000-538.000 pezzi annui. È previsto anche un ulteriore investimento per 16 milioni. Ma, quasi in corrispondenza, un’accelerazione delle cadenze orarie: completati i test estivi a 108 pezzi/ora, il target finale punta a 140 pezzi/ora attraverso una drastica riorganizzazione ergonomica delle postazioni.

Le organizzazioni sindacali hanno subito espresso un giudizio critico. Anzitutto sulla scelta aziendale di delocalizzare i modelli base in Cina, reimportandoli in Europa con marchio Electrolux ma privi del “Made in Italy”. E poi su quella che definiscono «la cronica sottosaturazione delle linee automatizzate Genesi», costate 240 milioni di euro a carico dell'azienda e oggi sottoutilizzate rispetto a una capacità installata fino a 900.000 pezzi.

Lo scontro è stato duro anche sugli organici: i delegati Rsu hanno evidenziato che l'organico totale è sceso da 1.169 a 1.070 dipendenti (con 799 operai) e hanno rimproverato alla direzione di mascherare i 240 esuberi conteggiando a consuntivo uscite volontarie già avvenute.

Sul versante di Solaro, il Plant Manager Giovanni Beretta ha tracciato la rotta della nuova piattaforma Iris (con 33,7 milioni di euro di investimenti previsti) e un volume a tendere di 710.000 pezzi destinati all'Europa, a fronte della totale cancellazione dei modelli esportati negli Stati Uniti causata dai dazi doganali (tra 75 e 80 euro). Il piano lombardo prevede il passaggio a giornata intera (8-17), cadenze spinte a 108 pezzi/ora e solleva forti obiezioni sindacali per il mancato rinnovo dei tempi determinati (crollati da oltre 100 a soli 36 addetti).

 

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