Icop spinge sull’acceleratore: l’utile netto sale a 22 milioni
I ricavi consolidati della società friulana a 286,5 milioni (+78%) nel primo semestre dell’anno. L’Ebitda rettificato è passato da 29,6 a 51,6 milioni, con un margine del 18%. Il backlog vale 1,5 miliardi: assicura il turnover 2026 e larga parte del 2027

Ricavi in forte crescita, redditività in aumento e un portafoglio ordini che garantisce visibilità sui prossimi anni.
Icop chiude il primo semestre 2026 con risultati definitivi che confermano i dati preliminari comunicati ad agosto e ribadisce la guidance per l’esercizio in corso e gli obiettivi del piano industriale 2026-2029.
I ricavi totali al 30 giugno raggiungono 286,5 milioni di euro, contro i 160,8 milioni del primo semestre 2025 (+78%). L’Ebitda rettificato sale a 51,6 milioni (da 29,6 milioni), con un margine del 18%, in linea con la guidance 2026.
Il risultato operativo cresce del 114%, da 15,4 a 32,9 milioni, mentre il risultato netto rettificato raggiunge 22,2 milioni, contro i 13,3 milioni dell’anno precedente.
Il patrimonio netto sale a 163,7 milioni (da 145,3 milioni a fine 2025), mentre l’indebitamento finanziario netto rettificato si attesta a 171,2 milioni, rispetto ai 129,6 milioni del 31 dicembre scorso (non include le anticipazioni contrattuali incassate dalle società consortili).
La società lega l’incremento alla consueta stagionalità dei flussi finanziari, con un miglioramento atteso nella seconda parte dell’esercizio.
Sul fronte finanziario, Icop evidenzia il rifinanziamento da 106 milioni di euro perfezionato il 25 giugno su base unsecured, con scadenza al 31 dicembre 2031 e un margine sull’Euribor a tre mesi compreso tra 95 e 115 punti base in funzione della leva finanziaria.
Le disponibilità liquide e le altre attività finanziarie correnti ammontano a 94,8 milioni di euro.
Dal punto di vista operativo, la crescita è legata sia all’espansione delle attività sia alla piena contribuzione di Atlantic Geoconstruction Holdings e Palingeo.
Nel microtunneling il gruppo è impegnato sulle infrastrutture per la transizione energetica e idrica in Italia e Germania (Linea Adriatica, metanodotto Livorno-Piombino, Nuovo Acquedotto Marcio, progetti TenneT, Sel 3 ed Etl 182 di Gasunie).
Nelle fondazioni speciali sono terminate le attività sulla Linea 18 del Grand Paris Express e sono partite quelle sulla Linea 15. Ad Anversa (Oosterweel Link) è stata utilizzata la tecnologia proprietaria Cube System.
Negli Stati Uniti, Atlantic Geoconstruction Holdings ha consolidato la presenza lungo il corridoio atlantico e nel segmento dei data center, mentre in Italia proseguono le attività sulle grandi opere e quelle al Porto di Trieste e al Terminal Noghere di Muggia attraverso Impresa Taverna. L’organico del gruppo supera le 1.100 unità.
Elemento centrale resta il portafoglio ordini: il backlog è di circa 1,5 miliardi, composto esclusivamente da contratti già sottoscritti.
Copre il 100% dei ricavi attesi per il 2026, il 40-45% per il 2027, il 24-28% per il 2028 e il 13-15% per il 2029. Considerando anche i progetti in fase avanzata di negoziazione o gara, la copertura 2027 arriva all’80-85%.
Per il 2026 Icop conferma ricavi tra 610 e 640 milioni, Ebitda rettificato tra 105 e 115 milioni (margine 17-18%) e investimenti tra 30 e 35 milioni.
Al 2029 il piano prevede ricavi tra 900 e 950 milioni, Ebitda rettificato tra 170 e 190 milioni (margine 19-20%), book-to-bill superiore a 1x e cash conversion di circa il 70%, a perimetro attuale e senza considerare acquisizioni.
«I risultati del primo semestre confermano la solidità del percorso industriale di ICOP e rafforzano la credibilità del Piano 2026-2029. Il portafoglio ordini, la visibilità sull’evoluzione dei ricavi e il posizionamento nei segmenti a maggiore contenuto ingegneristico ci consentono di guardare con fiducia ai prossimi anni» ha dichiarato lad Piero Petrucco.
Guidance e piano non includono gli effetti dell’Ops volontaria totalitaria promossa da Icop su Trevi.
L’offerta, partita il 14 settembre, prevede 0,133 nuove azioni Icop per ogni azione Trevi.
Stando alla chiusura in Borsa di ieri, con Icop a 30 euro e Trevi a 4,72 euro, il concambio vale circa 3,99 euro per azione Trevi.
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