Icop lavora a un robot per sostituire l’uomo di microtunnelling
L’ad Piero Petrucco racconta i piani del gruppo di Basiliano che ha chiuso il 2025 con 428 milioni di fatturato consolidato, in crescita del 135% rispetto al 2024

Aumentare la produttività attraverso l’innovazione in un settore tradizionale come quello dell’edilizia. È la strada imboccata dalla friulana Icop, azienda leader nelle fondazioni e nel microtunnelling che nell’arco degli ultimi due anni, grazie alla quotazione in Borsa e all’acquisizione di due società – Palingeo in Italia e Agh negli Stati Uniti – ha rafforzato la sua posizione sul mercato, divenendone uno dei player di riferimento, come certifica il mezzo miliardo di fatturato consolidato pro forma comunicato nei giorni scorsi. Un balzo in avanti considerevole, che si deve sì alle due operazioni di M&A, ma anche a un’importante crescita organica, figlia di una serie di scelte determinanti che guidano e guideranno il futuro sviluppo del gruppo: dal rafforzamento della struttura manageriale alla “complementazione” (non integrazione) delle società (Icop, Taverna, Palingeo e Agh) passando per importanti investimenti in R&D e ancora per una presenza sui mercati attentamente ponderata.
«Il nostro – spiega l’amministratore delegato Piero Petrucco – vuol essere un modello scalabile, ma molto coerente. Vogliamo essere sempre più un’impresa dalla forte componente ingegneristica, che possa fare di un settore tradizionale un settore più produttivo, attraverso l’innovazione, la ricerca e sviluppo, il data science e le applicazioni di intelligenza artificiale». Tutte cose che le big del settore edile, operando in larga parte da general contractor, non hanno interesse a fare. «Il nostro è un modello che nel settore non c’è», rivendica Petrucco, confortato ancora una volta dai dati, in particolare quelli sulla produttività che vedono Icop ai vertici del settore in Europa. Numeri che affiancati a quelli economico finanziari restituiscono un vero campione.
Un gruppo che ha chiuso il 2025 (anno che considera solo quattro mesi di Palingeo e nove di Agh) con ricavi consolidati a 428,3 milioni, in crescita del 135% rispetto al 2024, un Ebitda rettificato di 84,6 milioni (+108%) e un risultato netto rettificato a 36,6 milioni (+92%). La guidance per i prossimi anni non è ancora stata comunicata, come pure i contenuti di dettaglio del piano industriale. Quel che è certo è che il gruppo intende rafforzare sempre più il suo ruolo da specialista, obiettivo perseguito investendo in innovazione finalizzata a dare risposte nuove a esigenze di cantiere.
Come il caso di RoboGo, il robot semi-sommergibile lungo 32 metri messo a punto per sostituire il lavoro dei sommozzatori nelle manutenzioni del sotto banchina al molo VII di Trieste. «Si tratta di un investimento da 20 milioni, che abbiamo realizzato avvalendoci di un pool di tecnici specializzati reduci dal lavoro intorno alla Costa Concordia. Oggi RoboGo produce dai 2,5 ai 3 milioni al mese e lo fa con cinque persone. Significa che rientreremo dell’investimento nell’arco di un anno», dice con soddisfazione Petrucco.
Tanta, la soddisfazione, che le innovazioni in arrivo sono più d’una. Icop sta studiando la possibilità di impiegare nuovi materiali, come i geopolimeri, di adottare in modo sempre più importante l’AI per i controlli di gestione, di ampliare gli impieghi di RoboGo in porto e ancora di intervenire sui microtunnel, dove oggi una serie di attività vengono svolte in modo ripetitivo da personale in spazi confinati. «Vorrei che Icop fosse la prima a svolgere questi lavori senza impiegare nessuno sotto terra. Sarebbe disruptive dal punto di vista della sicurezza così come dei costi», spiega l’ad. Un altro esempio? «Snam aveva la necessità di realizzare dei microtunnel con pendenze al 23%, contro un limite tecnico delle macchine esistenti del 4%. Per rispondere alla richiesta abbiamo mescolato la nostra tecnologia a quella delle teleferiche nelle miniere mettendo a punto un sistema che ci ha portato a realizzare i primi due chilometri, ai quali se ne aggiungeranno ulteriori tre nel futuro prossimo».
Orizzonte che per il gruppo Icop è assicurato a tre anni: da qui al 2028 il backlog vale circa 1,5 miliardi. Un altro numero record, messo a segno senza rischi particolari, come rivendica Petrucco: «Abbiamo sempre preferito puntare su Paesi stabili, sicuri, con uno stato di diritto forte, ignorando i canti delle sirene che venivano dal Middle East». Situazione gradita dal mercato che in questi giorni, complice il preconsuntivo, ha premiato ancora una volta la società. Il titolo ha chiuso la settimana a 25,40 euro (+10,43% nei 5 giorni). Il futuro dell’azione sembra ormai fortemente indirizzato al mercato principale, operazione rispetto alla quale l’azienda si sta preparando. «Diciamo che con le attuali dimensioni, sia di patrimonializzazione che di volumi di produzione, è il luogo ragionevole in cui andare, ma senza fretta, con i nostri tempi» precisa l’ad, intenzionato a mantenere saldo il controllo in capo alla holding di famiglia, che oggi detiene l’80% delle azioni (il 5% è degli ex soci di Palingeo, il resto è flottante). Il management è invece stato recentemente rafforzato con l’arrivo di Luca Fontana, già direttore capex investments in Autostrade per l’Italia, nominato Chief operating officer di gruppo.
Un arrivo al quale, il primo aprile, ne seguirà un secondo, stavolta teso a rafforzare la struttura investimenti. Si tratta di un giovane manager che viene da cinque anni di esperienza nella più grande banca di investimento americana e che, dopo aver girato il mondo, ha detto sì a Icop dimostrando anche la capacità di attrarre giovani talenti dell’azienda friulana, da sempre attenta – il che non guasta – al benessere dei suoi dipendenti, che oltre alla mensa hanno a loro disposizione palestra, campi da padel e centri estivi per i figli. «Non siamo e non vogliamo diventare un’impresa gerontocratica come la maggior parte di quelle del nostro settore – conclude Petrucco commentando i prossimi inserimenti –. Tolti me, mio fratello e pochi altri, la maggior parte dei nostri dipendenti, in particolare i dirigenti, ha meno di 40 anni».
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