Icop, ricavi in volata a quota 287 milioni
Crescita record nei sei mesi per il gruppo friulano di ingegneria del sottosuolo. Confermate le stime di crescita con fatturato in salito tra i 610 e i 640 milioni. «Percorso solido. Dalla quotazione mantenuti gli impegni con il mercato»

Icop accelera nel primo semestre 2026 e conferma la traiettoria di crescita per i prossimi anni. Nei primi sei mesi, i ricavi totali del gruppo friulano specializzato in ingegneria del sottosuolo e microtunneling raggiungono circa 287 milioni di euro, in aumento del 78 per cento rispetto ai 161 milioni dello stesso periodo del 2025. Ancora più significativo il dato sulla redditività: l’Ebitda sale a 52 milioni, dai 29 milioni di un anno prima, sempre con una crescita del 78 per cento, mentre il margine Ebitda supera il 18 per cento.
È quanto emerge dai dati consolidati preliminari al 30 giugno esaminati ieri dal consiglio di amministrazione della società di Basiliano, alle porte di Udine, che fotografano tra l’altro un indebitamento finanziario netto di 171 milioni e un portafoglio ordini del valore di circa 1,5 miliardi, tre volte i ricavi realizzati da Icop nel 2025.
«I dati preliminari del primo semestre confermano la solidità del percorso intrapreso. Dalla quotazione abbiamo mantenuto gli impegni assunti con il mercato, sostenendo una crescita significativa e ampliando progressivamente la marginalità», commenta l’ad di Icop, Piero Petrucco. «La crescita organica è stata alimentata dalla progressiva esecuzione del portafoglio ordini, affiancata da acquisizioni integrate con disciplina. Al tempo stesso, il backlog, composto esclusivamente da contratti già sottoscritti, ci offre una significativa visibilità sulla prosecuzione della crescita nei prossimi anni».
Forte di questi risultati e delle commesse sottoscritte, Icop conferma la guidance per il 2026, esercizio che il gruppo prevede di chiudere con ricavi compresi tra i 610 e i 640 milioni, un Ebitda tra i 105 e i 115 milioni, con un margine del 17-18% per cento, e investimenti tra i 30 e i 35 milioni. La crescita poggia sulla presenza nei mercati delle grandi infrastrutture energetiche e idriche e nelle principali opere infrastrutturali in Italia e in Europa, ma anche sull’espansione negli Stati Uniti, grazie alla società Agh, in particolare nel comparto dei data center.
Con questi numeri, Icop mette la freccia a destra su Trevi, il gruppo cesenate oggetto dell’Ops lanciata a giugno dall’operatore friulano: ha chiuso il semstre una contrazione sia dei ricavi che dell’Ebitda, rispettivamente a 270 e 40 milioni. Acqua al mulino di Icop, che tuttavia deve fare i conti con il mercato.
Da fine giugno, da quando cioè la società di Basiliano ha annunciato l’Ops sul 100 per cento delle azioni del gruppo romagolo, la valorizzazione sulla base del concambio, fissata a 0,133 azioni Icop per ogni azione Trevi, è mutata: dal 4,163 euro di valore iniziale, sulla base della quotazione Icop del 26 giugno (pari a 31,30 euro), il mercato ha ridisegnato quotidianamente i valori.
Senza contare che a rilanciare la sfida è arrivata, a fine luglio, l’Opa concorrente di Webuild con 4,50 euro offerti per ogni azione Trevi, interamente in contanti.
Ieri Icop ha chiuso a 26,90 euro: al concambio di 0,133 azioni per ogni titolo Trevi, l’ops esprime quindi un valore di circa 3,58 euro per azione. Meno dei 4,50 euro messi sul piatto da Webuild e, soprattutto, dei 4,68 euro a cui Trevi ha chiuso ieri in Borsa.
La contesa, dunque, resta aperta con il valore effettivo dell’offerta Icop che, essendo in azioni, continua a muoversi insieme alla quotazione del gruppo friulano.
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