Castello di Roncade punta sul turismo: diecimila visitatori nella villa del vino

L’anima vitivinicola in calo, ma resta il core business, cresce l’ospitalità

Francesca Violi

 

Una villa rinascimentale fra Treviso e Venezia, in una posizione fortunata per il vino e strategica per il turismo: ed è proprio sulla sinergia tra questi due mondi che punta decisa l'azienda vinicola Castello di Roncade di Claudio Ciani Bassetti. Le due torri e le mura merlate che circondano il complesso della villa le hanno valso l'appellativo di castello, ma essa fu costruita nel 1506 dalla famiglia veneziana dei Giustinian con destinazione agricola.

Destinazione che fu mantenuta nei secoli, e anche dai Ciani Bassetti, la famiglia di origine trentina che acquistò la proprietà nel 1930 e che, generazione dopo generazione, ne ha rafforzato sempre più la vocazione vinicola. Fu Giovanni Ciani Bassetti che, dopo la guerra, seppe valorizzare il terroir roncadese, un terreno argilloso con caranto a 50-60 cm di profondità che permette di ottenere vini ben strutturati e longevi. In Francia si procurò barbatelle di merlot, cabernet franc e cabernet sauvignon, e arrivò a produrre uno dei primi tagli bordolesi in Italia: il Villa Giustinian, che resta ad oggi il prodotto di punta dell'azienda.

Se Giovanni fu precursore del vino di qualità in un territorio dove questi non erano diffusi, il suo successore Vincenzo, oltre ad ampliare la produzione, ebbe l'intuizione di aprire la villa a turismo ed enoturismo, strada tutt'altro che battuta a fine anni Ottanta. E suo figlio Claudio, 44 anni, oggi al timone dell'azienda, sul connubio tra vino e turismo punta con grande determinazione. L'azienda fattura 5 milioni di euro, di cui 3,5 generati dal vino, e negli ultimi vent’anni si è espansa fino a contare 120 ettari vitati, il cui cuore simbolico è la vigna storica ancora oggi coltivata nel brolo dietro la villa.

In villa resta anche l’affinamento dei rossi, mentre la cantina di vinificazione da una decina d'anni è stata spostata a Mogliano Veneto, permettendo di sviluppare l’attività di accoglienza. Il 70% del vino prodotto è venduto all'ingrosso, ed è dal restante 30% che escono le 500 mila bottiglie a etichetta Castello di Roncade: un'offerta ampia di vini, che include raboso, incrocio Manzoni bianco, ma anche l'immancabile prosecco. Di queste bottiglie, 7 su 10 vengono bevute all'estero, dalla Germania al Canada all'Australia.

La difficoltà del comparto vinicolo italiano, che, complice la geopolitica internazionale (vedi dazi USA), è in frenata dei consumi e dell'export, tocca anche la Castello di Roncade: «Negli ultimi anni siamo cresciuti sempre, ma quest'anno abbiamo dei segni meno. Solo il prosecco tiene», dice Ciani Bassetti. Le entrate legate al turismo invece continuano a crescere, e attualmente sono sui 700 mila euro annui: «È quello su cui stiamo investendo maggiori risorse e ci crediamo moltissimo».

La combinazione tra patrimonio storico-architettonico e produzione vinicola infatti è quasi unica nella regione: data anche la vicinanza a Venezia e alle rotte turistiche, i percorsi guidati con esperienza enoturistica ottengono grande riscontro da privati e tour operator, portando ogni anno al Castello oltre 10 mila visitatori. C’è poi grande domanda per l'ospitalità: tra dimora e torri la capienza è di trenta persone, ma sono in programma interventi per aprire nuove camere e alzare il livello qualitativo dell'offerta. Crescono anche gli eventi rivolti alle aziende.

Proprio in virtù dell'importante flusso di visitatori, l'azienda lavora molto sulla vendita diretta e sulla fidelizzazione dei clienti finali. Tra punto vendita in villa e shop online che spediscono in tutto il mondo si parla di 50 mila bottiglie l’anno: il 10% di quelle prodotte che però, grazie ai margini più alti, generano il 20% dei ricavi. Se la Castello di Roncade scommette da un lato sul proprio patrimonio di storia e tradizione, dall'altro è sempre più tecnologica e smart: «Andiamo verso una forte meccanizzazione della parte agricola», spiega Ciani Bassetti, che vede nell'innovazione un’alleata necessaria per ottimizzare le risorse, anche a fronte del cambiamento climatico. Un esempio: «Fa più caldo di un tempo, e alle viti serve più acqua. Abbiamo investito in impianti di irrigazione, con tecnologie innovative per sprecarne meno». Importante l'aspetto green: «Siamo già autosufficienti come energia grazie al fotovoltaico; coltiviamo a Sistema di Qualità Nazionale di Produzione Integrata, con uso coscienzioso di fitosanitari».

 

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