Due giovani under 30 rilanciano la storica Cantina Valpanera, «Il nostro vino anche in Cina»

Luca Cigana e Vittorio Marcon raccontano il progetto per l’azienda friulana, per il 2027 vogliono arrivare a 2 milioni di fatturato. Da quando hanno rilevato l’azienda hanno portato l’azienda vinicola in 15 Paesi, tra cui Giappone e Brasile

Maura Delle Case

Valigia in mano verso un mondo tutto da conquistare. Con questo spirito Luca Cigana e Vittorio Marcon hanno abbracciato, due anni e mezzo fa, un’avventura che li ha portati alla guida della cantina Valpanera, a Fiumicello Villa Vicentina, una delle 19 aziende della Doc Friuli Aquileia.

Ventinove anni il primo, originario di Pasiano di Pordenone, venticinque il secondo, di Oderzo, sono amici da una vita. Un’amicizia nata dalle rispettive famiglie che, due anni e mezzo fa, ha indotto i genitori, appassionati di vino, a rilevare la cantina friulana e ad affidarne la gestione ai figli.

«Avevo appena finito un master a San Francisco e mi preparavo ad andare in Australia» ricorda Marcon, che invece ha “dovuto” riorientare la bussola verso il Nordest, ritrovandosi, appena 23enne, al timone dell’azienda insieme all’amico Cigana.

«È stato come avviare una start up – spiegano i due –. Questa era un’azienda storica, fondata negli anni ’70, che aveva bisogno di essere rilanciata. Così abbiamo fatto. Ci siamo affidati a Nicola Biasi, miglior giovane enologo d’Italia nel 2020, forte di importanti esperienze internazionali, e abbiamo rimesso a fuoco il prodotto che, se da un lato rispetta la tradizione, con vini corposi, di sostanza e carattere, dall’altro va incontro al mercato moderno, che cerca vini facili da bere».

Affidata la parte enologica a una figura di grande esperienza, Cigana e Marcon hanno iniziato a dedicarsi al resto: dalla ridefinizione dell’etichetta, firmata da un designer spagnolo che si è ispirato ai mosaici della Basilica di Aquileia, alle certificazioni, dagli investimenti – tra cui il fotovoltaico, con un impianto da 120 kW che oggi copre gran parte del fabbisogno energetico aziendale – alla promozione dei vini e all’apertura di nuovi mercati.

Il 2025 si è chiuso con oltre un milione di euro di ricavi. «Per il 2026 puntiamo a raggiungere 1,5 milioni di euro, con un contributo ancora maggiore dell’export, che quest’anno si è attestato attorno al 25%. Nel 2027 l’obiettivo è arrivare a 2 milioni», annunciano i due ragazzi, entrambi laureati in Economia e Commercio, ormai del tutto a loro agio tra vigne e bottiglie.

Attenti alla tradizione, ma aperti a ogni innovazione capace di migliorare il prodotto. Un esempio? I tappi. «Ci è capitato di aprire una bottiglia di Riserva durante una masterclass a Helsinki e sapeva di tappo. Ci siamo salvati con la seconda, ma da lì abbiamo iniziato a cercare una soluzione al problema. Oggi usiamo tappi realizzati a partire da residui 100% vegetali. Sono migliori tecnicamente perché consentono di controllare la quota di ossigeno che passa all’interno delle bottiglie e sono interamente riciclabili».

L’azienda possiede 60 ettari vitati, di cui 45 in produzione e 15 di recente impianto. Delle 300.000 bottiglie prodotte, la punta di diamante è il Refosco dal Peduncolo Rosso, vitigno autoctono affiancato da una gamma di bianchi che comprende Malvasia, Ribolla Gialla e Traminer Aromatico, oltre a una linea di spumanti e a un aceto balsamico – l’Elisir di Refosco – affinato in barrique per 3, 6 e 12 anni.

Prodotti che oggi arrivano anche all’estero, in mercati ancora poco battuti da altri produttori. «Prima che arrivassimo, Valpanera non esportava. In due anni e mezzo abbiamo aperto 15 Paesi». I primi tre? «Cina, Brasile e Giappone», raccontano ancora Cigana e Marcon, precisando che «in Cina, a circa due ore e mezza di treno da Shanghai, abbiamo aperto, insieme a un giovane socio locale, una società di importazione che ci sta dando grandi soddisfazioni».

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