FuturaSun ed Eni uniscono le forze per i pannelli solari in perovskite

L’azienda padovana e il colosso pubblico dell’energia sono al lavoro sul nuovo materiale che consente un elevato assorbimento delle radiazioni solari

Federico Piazza

 

L’innovazione tecnologica per l’energia solare del futuro ha un nuovo protagonista, SunXT, frutto della collaborazione tra la padovana FuturaSun ed Eni. L’oggetto è la perovskite, materiale considerato promettente per i pannelli fotovoltaici ad alta efficienza. I punti di forza sono le proprietà fisiche di elevato assorbimento delle radiazioni solari, la diffusione dei minerali da cui si ricava, l’impatto ambientale e il fabbisogno energetico decisamente minori rispetto al silicio.

Ma l’impiego industriale della perovskite presenta anche criticità da superare, perché non è ancora stato risolto il problema della stabilità e della durata delle celle. E quindi, per giungere a soluzioni industrializzabili, bisogna potenziare l’attività di ricerca & sviluppo. Proprio quello che intendono fare FuturaSun ed Eniverse, società di corporate venture building di Eni, che hanno appunto recentemente unito le forze facendo nascere a Roma la società dedicata SunXT.

FuturaSun produce pannelli fotovoltaici (circa 60 milioni di fatturato nel 2025) ed è stata pioniera nello sviluppo di celle a perovskite con la startup Solertix all’Università di Tor Vergata. L’esperienza sarà ora messa a fattor comune con quella di Eni nello sviluppo di tecnologie su diversi materiali innovativi a perovskite. Il progetto SunXT prevede infatti di realizzare una linea pilota, e successivamente una scale-up industriale, per la produzione di pannelli bifacciali tandem a 4 terminali con un modulo a perovskite accoppiato a un modulo in silicio in grado di massimizzare l’assorbimento della luce e la conversione in elettricità.

«Con SunXT – dice Francesco Di Giacomo, direttore tecnico e co-fondatore di Solertix insieme ad Aldo Di Carlo – porteremo sul mercato i risultati della ricerca che conduciamo dal 2013, quando nei laboratori Chose di Tor Vergata abbiamo realizzato i primi moduli a perovskite al mondo, con l’obiettivo di aumentare le prestazioni dei pannelli solari, ridurre il costo dell’energia, e abbassarne l’impatto ambientale. È un risultato cruciale per la ricerca e l’industria italiana».

Dal punto di vista energetico e ambientale Di Giacomo sottolinea che bastano 500 kg di materiale in perovskite per produrre un GW di moduli fotovoltaici. Inoltre, «la produzione di moduli a perovskite non prevede passaggi a temperature superiori ai 150 gradi. Alcuni studi hanno mostrato che questo può portare a diminuire la quantità di CO2 emessa per watt fino al 90%».

Nel mondo lo sviluppo del fotovoltaico a perovskite è ancora sperimentale. E in Europa gli operatori impegnati sono rari. «Il tema essenziale è la stabilità delle celle, perché ci sono un centinaio di perovskiti diverse e quindi bisogna lavorare sulle diverse combinazioni», dice Alessandro Barin, ad di FuturaSun. «Secondo la nostra roadmap ci vorranno tre anni per arrivare a un grado di maturità tecnologica adeguata ad avviare la produzione industriale di pannelli tandem perovskite-silicio dalle performance elevate che durino 25-30 anni».

SunXT si situa nella logica dell’EU Net-Zero Industry Act per le filiere europee di tecnologie per la transizione. E in questa direzione FuturaSun ha anche deciso di avviare in Nord Italia uno stabilimento di pannelli da 2 GW di capacità per il mercato europeo, che si aggiungerà a quelli cinesi. Un investimento da 50 milioni, di cui un terzo finanziato dall’Eu Innovation Fund. «Possibilmente puntiamo su una fabbrica greenfield e stiamo guardando a varie regioni, non solo al Veneto, per trovare le condizioni migliori per le nostre esigenze», conclude Barin. 

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