Frena l’export dell’acciaio italiano, il Nord Est vale quasi il 20 per cento
Nel 2025 le esportazioni hanno registrato un calo del 5,7%. In Veneto segno meno a Padova e Vicenza, cresce Verona. Abs (Danieli) in controtendenza, nel 2025 il contributo percentuale dell’export sul fatturato è cresciuto di 3 punti attestandosi al 48%

Nuova frenata per l’export dell’acciaio. Nel 2025 le esportazioni hanno segnatola terza battuta d’arresto consecutiva, dopo il biennio in crescita del 2021 e 2022 che avevano visto un’accelerazione rispettivamente del 51,7% e del 23,8%. Complessivamente, i prodotti della siderurgia, i tubi e gli altri prodotti della prima trasformazione venduti oltre i confini nazionali sono scesi in valore del 5,7% l’anno scorso rispetto al precedente, passando da 20,9 a 19,7 miliardi. I risultati, elaborati dall’ufficio studi di Siderweb sulla base dei dati Istat, risentono di un progressivo calo sia delle quotazioni che delle quantità vendute.
Brescia si conferma la prima provincia italiana, seguita da Udine e da Cremona, che supera Mantova piazzandosi al terzo posto. Nelle prime dieci, predominanti sono le province lombarde, seguite, allargando la visuale alle prime 20, dalle province nordestine, come detto con Udine che si piazza anche quest’anno al secondo posto, seguita a distanza da Vicenza (al settimo posto), da Verona (al dodicesimo) e da Padova (al sedicesimo).
La siderurgia nel quadrante orientale del Paese è del resto uno dei settori trainanti, con diversi player di grandi dimensioni, dal Gruppo Pittini (Ferriere Nord e Acciaierie Verona) ad Abs (Danieli), da Acciaierie Venete ad Acciaiere Valbruna, da Metinvest (Trametal e Valsider) a Marcegaglia Plates, dal Gruppo Gabrielli al Gruppo Beltrame.
Tornando al focus sui territori, nel 2025 Brescia ha venduto fuori dall’Italia acciaio per 1,9 miliardi, in crescita del 2% rispetto al 2024 grazie alle performance positive di tutte e tre le categorie delle esportazioni: prodotti della siderurgia (+0,5%), tubi (+7,4%) e altri prodotti della prima trasformazione dell’acciaio (+4%). Udine segue con 1,8 miliardi, in frenata del 4,7% rispetto al 2024, segno meno che ha allungato la distanza, comunque breve, dalla capolista Brescia: rispetto al 2024 la differenza tra le due aree è infatti passata da circa 3 milioni a 127 milioni di euro. Un calo derivato, nel caso del capoluogo friulano, dalla contrazione delle spedizioni dei prodotti della siderurgia (-4,3%) e degli altri prodotti della prima trasformazione dell’acciaio (-8,2%).
Complessivamente le province nordestine presenti nella Top 20 valgono 3,8 miliardi di esportazioni, pari al 20% del totale. Un contributo rilevante nonostante - al netto di Verona che con 655 milioni di esportazioni nel 2025 è cresciuta del 5,5% - oltre a Udine anche Vicenza e Padova registrino nell’anno variazioni negative: nella provincia berica le esportazioni d’acciaio si attestano a 1,1 miliardi, in calo del 6,6%, in quella del Santo, a 322 milioni, –8,2%.
In Friuli uno dei principali player dell’acciaio è la Abs di Cagnacco (Gruppo Danieli, che nel 2024 si è mossa in controtendenza. La quota export sul milione di euro di ricavi generali nell’anno fiscale 2024/2025 (chiuso a giugno dell’anno scorso), è stata pari al 48%, in aumento de 3% rispetto all’anno fiscale 2023-2024. L’amministratore delegato di Abs, Marco Di Giacomo, parla di una sostanziale tenuta delle quote di export, frutto – spiega – di una strategia di diversificazione della nostra gamma di prodotti, che conta oltre mille marche di acciai speciali lunghi e la costante ricerca di sviluppo di mercati e nuovi settori, che stanno continuando a dare ad Abs l’opportunità di contenere effetti altrimenti fortemente negativi».
«In questo contesto geopolitico di incertezza – continua il manager –, in cui la domanda si mantiene soggetta a forti fluttuazioni, le aziende devono lavorare sulla resilienza – conclude Di Giacomo – per cogliere in modo proattivo tutte le opportunità offerte dal mercato».
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