Finest apre all’India e punta all’America: capitali in arrivo alle Pmi del Nordest

Firmata l’intesa con la Camera di commercio indiana. Nuovo aumento da 10 milioni deliberato dai soci. Il presidente Di Benedetto: «Superare i limiti geografici»

Maura Delle Case

 

Dalle parole ai fatti. Era stato uno dei primi obiettivi indicati da Luca Di Benedetto dopo la sua nomina alla presidenza di Finest l’anno scorso: allargare il raggio d’azione della finanziaria oltre i mercati tradizionalmente presidiati. A poco più di un anno dall’insediamento del nuovo consiglio, il primo passo è compiuto. La nuova frontiera è l’India, dove nei giorni scorsi Finest ha sottoscritto un primo memorandum of understanding con la camera di commercio indiana il cui obiettivo è rafforzare la collaborazione tra imprese locali e del Triveneto.

«Quando si è insediata questa consigliatura, a luglio dello scorso anno, gli obiettivi erano da un lato di sviluppare il lavoro che già si faceva, dall’altro portare avanti azioni extra Paesi tradizionali» ricorda Di Benedetto dal suo ufficio a Pordenone, dove ha sede la Finanziaria, nata con legge dello Stato nel 1991 allo scopo di supportare, in qualità di partner finanziario istituzionale, le imprese del Triveneto nelle attività di internazionalizzazione. «Che non significa delocalizzare – ribadisce ogni volta che può –, bensì rafforzarsi a beneficio delle attività in casa».

Avanti tutta quindi con il progetto di espansione dell’attività, sostenuto in una prima fase da un aumento di capitale di 10 milioni, già deliberato dai soci – in particolare Friulia (che detiene il 73% del capitale sociale) e Veneto Sviluppo (21%) – e finanziato attraverso la redistribuzione degli utili della società, la cui sottoscrizione è prevista per il mese di ottobre. A questa prima manovra finanziaria ne seguirà una seconda, di pari valore negli auspici di Di Benedetto, con risorse stanziate direttamente dalla Regione: 5 milioni già deliberati dal Fvg cui dovrebbero aggiungersi (altrettante?) risorse dal Veneto, «con cui abbiamo ritrovato un’importante condivisione d’intenti».

Finest arriva a questo passaggio con un’attività in crescita. Il portafoglio, a oggi conta 56 progetti attivi, per un’esposizione netta di 99 milioni di euro. Nel 2026 gli investimenti hanno superato i 100 milioni».

Qui si inserisce l’apertura dell’India, il primo mercato fuori dalla tradizionale perimetrazione della legge 19 del 1991. Il 17 e 18 settembre Di Benedetto è volato a New Delhi per partecipare al Global Business Summit dove ha firmato un accordo con la Camera di commercio indiana. Una scelta non casuale. Da un lato, «abbiamo clienti che sono già presenti in India e vorrebbero essere supportati da Finest nei prossimi investimenti nel Paese». Dall’altro «c’è l’Imec», spiega Di Benedetto, riferendosi al corridoio India-Medio Oriente-Europa, «con Trieste che è il suo naturale porto di arrivo e punto di sbocco».

Dopo l’India, la finanziaria punta alle Americhe. A quella del Sud, rilevante anche per l'accordo Mercosur, e a quella de Nord, con Ohio e Texas che saranno tra i primi stati obbiettivo di una missione in autunno.

Per saltare strutturalmente fuori dal suo storico perimetro storico d’azione, alla Finanziaria però non bastano i nuovi capitali. Serve una modifica della legge. Ed è questo il terzo tassello del progetto cui Di Benedetto sta lavorando, con il supporto e la condivisone del board, spingendo sull’acceleratore perché, a suo dire, la modifica potrebbe arrivare attraverso un emendamento che dovrebbe essere prossimo.

La richiesta, precisa il presidente, non è di nuove risorse pubbliche. «I soldi ci sono già, chiediamo solo di allargare i territori». Oggi, spiega, i fondi a disposizione della legge 19 del 1991 ammontano a 150 milioni. Quelli impegnati fin qui sono poco più di cento. «Significa che potremmo averne a disposizione una cinquantina che, sommati gli aumenti di capitale in arrivo, ci garantirebbero 65/70 milioni di risorse, che posso dire con certezza, saremmo in grado di impiegare tutte».

Ecco perché la modifica viene considerata decisiva. Oggi Finest può accompagnare le imprese nei Paesi previsti dalla normativa, domani l’obiettivo è non avere più un elenco geografico, «ma campo libero – conclude il presidente – per poter accompagnare le imprese a investire in tutto il mondo, una possibilità che oggi, in un contesto globale che vede aprirsi e chiudersi mercati rapidamente, è diventata una necessità».

 

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