Fincantieri studia l’energia nucleare pulita come combustibile per le grandi navi

Energia nucleare pulita come combustibile per le grandi navi: è il progetto allo studio di Fincantieri che ha stretto un accordo con Newcleo, startup anglo-italiana con base a Torino lanciata nel 2021 e oggi in rapida espansione. All’intesa, annunciata a Londra, partecipa anche Rina, società di certificazione e ingegneria del settore navale. Obiettivo: decarbonizzare l’industria navale.
Primo passo sarà uno studio di fattibilità per sfruttare anche sul mare la tecnologia dei piccoli reattori modulari raffreddati a piombo (Smr) di Newcleo. L’azienda del fisico-imprenditore Stefano Buono, che ha già raccolto 400 milioni di euro per essere un innovatore nel campo dell'energia nucleare green, starebbe lavorando a un aumento di capitale da un miliardo di euro.
L’obiettivo è di crescere su scala europea. Newcleo sul nucleare di quarta generazione ha già siglato una partnership con un altro colosso come Enel e in Francia ha già ottenuto il placet di Macron. In Italia com’è noto il nucleare non è un’opzione ma la crisi del gas innescata dalla guerra in Ucraina ha accelerato ovunque la ricerca di fonti di energia alternative.

In una nota congiunta Fincantieri spiega che l'impiego del reattore veloce raffreddato al piombo (Lfr) comporterebbe l'installazione di un mini-reattore chiuso sulle navi, che funzionerebbe alla stregua di una piccola batteria nucleare in grado di produrre una potenza elettrica di 30 megawatt.
Ciò richiederebbe rifornimenti sporadici (solo una volta ogni 10-15 anni), una manutenzione limitata e una sostituzione del reattore a fine vita. «L'accordo ci permette di esplorare la possibilità di aggiungere una nuova e visionaria soluzione tra quelle a nostra disposizione per raggiungere gli ambiziosi obiettivi di decarbonizzazione che l'industria si è posta» sottolinea Pieroberto Folgiero, amministratore delegato e direttore generale Fincantieri.
La fusione termonucleare in versione “pulita” è infatti una delle risorse che secondo vari analisti contribuirà significativamente alla lotta contro i cambiamenti climatici e la decarbonizzazione. Uno dei vantaggi della fusione, infatti, oltre la sua potenziale inesauribilità, è che non produce CO2, uno dei gas serra responsabili del surriscaldamento globale.
Un’autentica sfida scientifica e ingegneristica, coinvolgendo in modo trasversale ambiti come la superconduttività. Ma c’è ancora molta strada da fare e non solo sul piano progettuale. L’industria navale trasporta oggi il 90% delle merci del mondo con un impatto ambientale che, secondo l’ultimo studio Imo sui gas serra (2020), produce poco meno del 3% delle emissioni totali di anidride carbonica.
Fincantieri guarda all’utilizzo dell’energia nucleare sulle navi anche come una risorsa che può salvaguardare l’ecosistema marino in caso di incidente: «Con il progetto di Newcleo -sottolinea una nota del gruppo triestino- il piombo liquido all’interno del reattore si solidificherebbe raffreddandosi a contatto con l’acqua fredda, racchiudendo il nucleo del reattore in un involucro solido e contenendo tutte le radiazioni grazie alle proprietà schermanti del piombo. Infine, i reattori per prolusione navale di newcleo eliminerebbero l’attuale necessità di rifornimenti frequenti e, al termine della loro vita, l’intera unità verrebbe semplicemente rimossa e sostituita con una nuova, mentre l’unità esaurita verrebbe portata via per lo smantellamento e il riprocessamento».
L’imprenditore e fisico Stefano Buono, presidente e ceo di Newcleo, sottolinea che «la nostra missione è di generare energia sicura, pulita, economica. Fincantieri e Rina -sottolinea il Ceo- sono due leader mondiali nel settore navale e la combinazione delle loro competenze con la nostra innovazione tecnologica può portare una soluzione concreta al problema delle emissioni di carbonio nel trasporto marittimo».
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