Fincantieri investe 600 milioni: nasce il campione della subacquea

Con Next Geosolutions, WSense, Graal Tech e Defcomm il polo underwater vale oltre un miliardo di ricavi. Folgiero: «Prima piattaforma europea integrata»

Diego D'Amelio

 

Un investimento da 600 milioni per acquisire in un colpo solo quattro diverse società e dare vita a «un campione internazionale della subacquea» civile e militare. Fincantieri accelera sugli obiettivi per il 2030, calando un poker pesante per rafforzare la propria strategia di crescita nel settore underwater tracciata dal nuovo piano industriale. Di ieri mattina l’annuncio degli accordi intercorsi per l’acquisizione della maggioranza di Next Geosolutions, WSense, Graal Tech e Defcomm.

Il Polo della subacquea

Con questa nuova integrazione verticale, Fincantieri internalizza nuove competenze in settori quali ispezioni marine, geoscienze, costruzioni subacquee, tecnologie proprietarie di droni sottomarini e di superficie, sistemi wi-fi per l’internet delle cose. Un processo che include hardware e software, telecomunicazioni, fornitura di mezzi ed erogazione di servizi. L’Ad di Fincantieri Pierroberto Folgiero sottolinea la natura dual use dell’operazione: «Stiamo creando la prima piattaforma europea che consente di operare, connettere, proteggere, governare il dominio subacqueo attraverso servizi, droni, sensori, comunicazioni, sistemi di difesa e piattaforme strategiche».

La società ha da tempo imboccato la strada dell’underwater, considerato strategico perché connesso a sicurezza, energia e sviluppo di infrastrutture critiche. Dopo aver acquisito nel 2024 Remazel e nel 2025 Wass, il gruppo riunirà sotto un unico cappello circa 1.500 professionisti ad alta qualificazione fra Italia, Regno Unito, Paesi Bassi, Norvegia ed Emirati Arabi.

I numeri e le società

Come evidenziato dall’Ad Pierroberto Folgiero in un incontro con la stampa, il fatturato del segmento subacqueo passa da 667 milioni (pari al 6,7% del portafoglio del gruppo) a un aggregato pro forma di 1,1 miliardi di euro, con un Ebitda complessivo da 220 milioni (+13%) e la capacità di raggiungere con quattro anni di anticipo i target fissati dall’azienda per il 2030. A ulteriore dimostrazione della portata dell’operazione, le acquisizioni garantiscono al gruppo un utile complessivo ulteriore di 60 milioni (+40%).

Il player di maggior peso coinvolto è Next Geosolutions, società quotata nel segmento Euronext Growth Milan, tra le aziende leader nel settore delle survey marine, delle geoscienze subacquee e dei servizi a supporto delle costruzioni offshore. Le altre tre imprese hanno invece superato la fase di startup e stanno crescendo nei rispettivi campi: WSense nelle comunicazioni subacque e nell’internet of underwater things; Graal Tech in quello dei droni autonomi sottomarini; Defcomm nell’ambito dei droni di superficie. Gli accordi si accompagneranno alla permanenza di manager e azionisti chiave attraverso il reinvestimento di quote nel capitale delle singole società, che lavoreranno così in continuità.

I quattro nuovi soggetti entreranno nel polo della subacquea Fincantieri, che punta a proporsi come operatore globale composto da 8 aziende leader (contando anche il ramo sottomarini e società come Remazel, Wass e Ids) operanti su versanti diversi e integrate verticalmente. «Queste realtà», commenta Folgiero, «si combinano con il portafoglio delle società che già abbiamo. Le società che raccogliamo nel Polo della subacquea sono il nostro business dei sommergibili; Ids che è la nostra società che fa sistemi di comando e controllo ed è già impiegata nel mondo delle telecomunicazioni e dei droni; Wass che è campione globale nel mondo dei sensori e degli effettori, dei sonar e dei siluri». Vi si aggiungono le nuove realtà, che «hanno presenze in vari paesi, oltre che un cuore, un cervello e una sovranità sicuramente italiana».

Il lancio delle acquisizioni è stato reso possibile da una raccolta di capitale chiusasi nel febbraio scorso e capace di garantire un aumento di capitale da 500 milioni, cui si sono aggiunte risorse economiche del gruppo. L’investimento non avrà impatti sull’Ebitda 2026 e, secondo Fincantieri, produrrà un miglioramento della performance dal 2028 in poi, con la stima per il 2030 di un fatturato da 1,8 miliardi e un utile netto di 130 milioni per quanto riguarda il segmento underwater.

Dual use

Folgiero spiega che «l’operazione rappresenta una trasformazione industriale storica per Fincantieri, che crea un campione internazionale dell’underwater, grazie alla completa integrazione lungo la catena del valore di tecnologie, competenze e capacità operative. Queste acquisizioni si consentono inoltre di accelerare nell’attuazione del piano industriale, rafforzando in modo significativo la redditività e valorizzando un mercato in forte espansione, dove la componente dual use è destinata a diventare sempre più rilevante», in quello che l’azienda definisce «uno scenario geopolitico sempre più instabile con rischi per la sicurezza, la continuità delle forniture e la libertà di comunicazione globale». In questo contesto, Fincantieri vede opportunità in ambiti come l’oil&gas e la protezione dei porti e delle infrastrutture offshore critiche, dalle piattaforme ai rigassificatori, fino all’eolico e ai cavi dati ed elettrici sottomarini: «Per il Mediterraneo in particolare l’underwater è un dominio strategico di rilevanza significativa, dove sono in forte crescita le attività di intelligence, sorveglianza, difesa e deterrenza».

 

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