Fincantieri e Leonardo rinnovano i cacciatorpedinieri della Marina
La joint venture Orizzonti sistemi navali firma una nuova commessa da 3,7 miliardi che avvia la generazione Ddx. Prima unità nel 2033 con un focus su digitale e underwater

Orizzonte sistemi navali (Osn), joint venture di Fincantieri (51%) e Leonardo (49%), ha annunciato ieri la firma di una nuova commessa da 3,7 miliardi di euro per sviluppo, produzione e collaudo di due cacciatorpedinieri Ddx di ultima generazione destinati alla Marina militare. Il contratto di fornitura vale 2,4 miliardi più 1,3 miliardi in opzioni ed è stato siglato fra Osn e l’Occcr (Organisation conjointe de coopération en matière d’armement), agenzia intergovernativa che gestisce i grandi programmi militari di armamento per conto degli Stati europei aderenti (Italia, Francia, Germania, Regno Unito, Belgio e Spagna).
Osn concluderà nelle prossime settimane i contratti di subfornitura con il system integrator Fincantieri e con Leonardo, che ammontano rispettivamente a 1,8 e 1,7 miliardi. In una nota congiunta, le società definiscono la commessa come «l’avvio ufficiale di uno dei programmi più rilevanti per il futuro della componente navale della Difesa italiana, attraverso la produzione di una nuova generazione di unità progettate per operare in scenari marittimi caratterizzati da crescente complessità, rapida evoluzione tecnologica e sempre maggiore integrazione tra i diversi domini operativi».
I cacciatorpedinieri sono navi da guerra veloci e fortemente armate, con dimensione intermedia tra le fregate e le vecchie corazzate. Oggi rappresentano una delle principali unità di combattimento di una marina militare, capaci di svolgere difesa antiaerea e antimissile, guerra antisommergibile, attacchi contro navi e bersagli terrestri, scorta di portaerei e altre unità. Gli scafi realizzati da Fincantieri sono l’evoluzione della classe Horizon. La nuova piattaforma Ddx conta una lunghezza di 180 metri, un dislocamento di 13.500 tonnellate, un’autonomia di 4.000 miglia, 251 membri di equipaggio e una velocità di 15 nodi. Il progresso delle tecnologie punta in particolare sugli aspetti della difesa aerea e antimissile, ma anche sulla sempre maggior fusione tra il dominio di superficie e quello subacqueo, nella convinzione che l’underwater rappresenterà nel giro di pochi anni uno dei teatri principali del confronto militare sul mare.
I due Ddx entreranno nelle disponibilità della Marina militare italiana rispettivamente nel 2033 e 2035, pensati per operare all’interno di forze multinazionali e caratterizzati da elevati standard di digitalizzazione, automazione e integrazione fra sensori, armamento e sistemi di comando e controllo. L’architettura del sistema di combattimento sarà sviluppata per garantire elevati livelli di interoperabilità in ambito Nato ed europeo, mentre i sistemi di bordo permetteranno di gestire droni sottomarini e di superficie senza equipaggio, che ruoteranno attorno alla nave madre, aumentando la capacità di scoperta e protezione da minacce aeree, di superficie e sottomarine. Migliorerà inoltre il cervello elettronico della nave, sempre più capace di correlare i dati generati dai sistemi di bordo e di terra, trasformandoli in informazioni utili alle decisioni operative e alla gestione tecnica.
Sul fronte dell’innovazione in campo bellico, Fincantieri e Leonardo evidenziano l’introduzione di «una sottorete in corrente continua con relativo sistema di accumulo, un innovativo sistema di stabilizzazione integrato con il sistema di governo, nuovi algoritmi e metodologie per il calcolo dei bilanci termici ed elettrici e ulteriori evoluzioni digitali dello Ship management system». Quanto al sistema di combattimento, i due colossi italiani spiegano che la nave «grazie al sistema C5i di nuova generazione Sadoc 5, al radar Aesa fully digital in banda S ad alta potenza e al sistema d’arma di Mbda sarà dotata di una capacità Iamd (Integrated air & missile defence) contro minacce missilistiche, balistiche e ipersoniche senza precedenti, garantendo quella piena interoperabilità multidominio che rappresenta il fulcro del progetto Michelangelo di Leonardo».
Le due unità saranno realizzate da Fincantieri e Leonardo attraverso Osn, joint venture specializzata nell’integrazione di sistemi navali complessi per la difesa. La costruzione avverrà sul Tirreno, ancora da chiarire sei nei cantieri liguri di Riva e Muggiano o a Castellammare di Stabia, che il piano industriale di Fincantieri punta a riconvertire interamente al militare.
Per Pierroberto Folgiero, ad e direttore generale di Fincantieri, «il programma Ddx rappresenta un passaggio strategico per l’industria nazionale della difesa. È uno dei più rilevanti programmi navali avviati in Italia negli ultimi anni e conferma il ruolo di Fincantieri quale riferimento industriale e tecnologico».
L’omologo di Leonardo, Lorenzo Mariani, sottolinea che «oggi più che mai è fondamentale poter contare su sistemi multidominio. I continui investimenti di Leonardo in tale direzione hanno consentito di sviluppare architetture digitali e di sistema che integrano capacità volte a garantire un’efficace valutazione degli scenari e rapidità nei processi decisionali lungo l’intera catena di comando. Con le due unità di nuova generazione, la forza armata potrà contare su mezzi navali con avanzate prestazioni operative e in grado di fronteggiare un ampio spettro di minacce».
Giovanni Sorrentino, ad di Osn, dichiara infine che «con il programma Ddx l’Italia compie un salto generazionale nelle proprie capacità di difesa marittima. Questo programma rappresenta molto più della realizzazione di due nuove unità navali: è il risultato di una straordinaria sinergia tra le eccellenze industriali nazionali, il comparto della Difesa e l’agenzia di procurement internazionale Occar».
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