Fedrigoni fa shopping in Usa e cresce nelle carte speciali

Il gruppo Fedrigoni si rafforza nella produzione e distribuzione di carte pregiate nel mercato nordamericano. Il gruppo veronese ha annunciato l’acquisizione di alcuni asset di Mohawk Fine Papers.
La transazione è stata finalizzata attraverso una NewCo costituita da Fedrigoni, a seguito di un periodo di significativa sofferenza finanziaria che ha interessato l’azienda statunitense negli ultimi mesi. Fondata nel 1931, con sede nello Stato di New York, Mohawk è un’azienda a conduzione familiare che produce alcune delle più note carte speciali per designer, brand e stampatori e che ha innovato nel campo della stampa digitale e della sostenibilità. «È un passo importante per potenziare la nostra offerta di prodotti premium per i clienti negli Stati Uniti - commenta Marco Nespolo, ad del Gruppo Fedrigoni -. Saremo in grado di produrre e distribuire ai clienti un’ampia gamma di carte ad alto valore aggiunto direttamente in Nord America e di ampliare l’accesso alle carte speciali Mohawk a livello internazionale».
Fedrigoni, fondata nel 1888, oggi è il primo operatore a livello globale nel luxury packaging, etichette premium per i vini, il terzo nelle soluzioni autoadesive per usi industriali e il secondo nelle carte per l’arte e il disegno. Conta oltre 5.000 persone in 28 Paesi, 52 tra stabilimenti produttivi e centri di taglio, distribuzione in 132 Paesi. Il gruppo ha chiuso il 2022 con 2,2 miliardi di euro di fatturato, un proforma ebitda di 340 milioni di euro. Nel 2018 la società è stata acquisita dal fondo di investimento statunitense Bain Capital, che lo scorso luglio è stato affiancato da Bc Partner. Dopo SharpEnd nel Regno Unito e Arjowiggins China, si tratta della terza acquisizione da inizio anno per Fedrigoni. Le operazioni sono finanziate anche grazie al recente accordo lease-back, ovvero la cessione degli immobili in cambio di denaro e contestualmente accordo di affitto per 20 o 30 anni. Con un valore di 280 milioni di euro, è tra le più importanti operazioni a livello internazionale. Il gruppo veronese ha venduto sedici stabilimenti produttivi in Italia, Spagna e Germania, per un totale di 414 mila metri quadrati, all’operatore statunitense WP Carey. «Si tratta di un’operazione puramente finanziaria finalizzata a generare liquidità e a liberare le risorse necessarie per continuare a investire in innovazione, sviluppo di nuovi prodotti, acquisizioni e transizione energetica - aggiunge Nespolo -. Abbiamo un piano industriale molto ambizioso che prevede quest’anno l’espansione geografica in mercati come l’Asia-Pacific e il Nord America e il rafforzamento dei nostri segmenti a maggior valore. L’operazione, così come la recente emissione di un nuovo bond da 665 milioni di euro, va dunque nella direzione di accelerare e potenziare la nostra crescita sul mercato globale». N.B.
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