Export, il Nord Est frena: «E dal 2026 sono a rischio molte forniture cinesi»

Nel 2025 il Friuli Venezia Giulia cresce, mentre il Veneto entra in territorio negativo. Luigino Pozzo: «Dal primo gennaio Pechino interromperà il flusso di alcune filiere»

Giorgio Barbieri

«I dazi americani, la feroce concorrenza cinese e la crisi economica della Germania, nostro partner storico. Sono le tre zavorre della nostra economia con le quali dobbiamo fare i conti». Ne è convinto Bruno Vianello, presidente della Texa di Monastier, che analizza così i dati Istat sui primi nove mesi dell’export che mostrano un Nord Est a due velocità: da una parte il Friuli-Venezia Giulia che accelera e dall’altra il Veneto che frena e scivola in negativo.

È questa l’immagine dei primi nove mesi del 2025, che raccontano di un’area ancora centrale per il commercio estero italiano ma oggi più fragile e divisa al suo interno.

Mentre l’export nazionale cresce del 3,6%, il Nord Est si ferma a un più modesto +1,9%, confermando un passo più corto rispetto alla media del Paese.

La frattura emerge con chiarezza guardando alle singole regioni. Il Friuli-Venezia Giulia registra un balzo del +22,5%, l’incremento più elevato a livello nazionale, sostenuto in particolare dall’aumento delle esportazioni di mezzi di trasporto (autoveicoli esclusi).

Luigino Pozzo
Luigino Pozzo

«Un risultato dovuto principalmente al fatto che il tessuto industriale regionale è meno esposto agli choc economici», spiega Luigino Pozzo, presidente di Confindustria Udine e della Pmp di Coseano, «tuttavia dal prossimo primo gennaio si dovrà fare i conti con le limitazioni alle esportazioni che saranno introdotte in Cina. Il nostro sistema manifatturiero dovrà fare i conti con l’interruzione delle filiere di diverse categorie merceologiche come quelle legate all’elettronica, l’elettromeccanica e la componentistica meccanica. Sarà fondamentale capire se si tratterà dell’inizio di una chiusura delle forniture cinesi».

Il Veneto, invece, chiude i primi nove mesi dell’anno con un dato negativo (-0,6%), unico grande territorio manifatturiero del Nord a segnare una contrazione delle esportazioni. Un segnale che pesa, perché riguarda il cuore produttivo del Nord Est e uno dei principali motori industriali del Paese. «Il problema è che all’Europa manca completamente una strategia e lo abbiamo visto con la vicenda dello stop alle auto a benzina e diesel dal 2035 – dichiara ancora il presidente di Texa - In Italia abbiamo inventato il motore a scoppio e abbiamo un patrimonio tecnologico enorme che rischia di essere sacrificato in una transizione che sembra avere più ideologia che realismo».

Bruno Vianello
Bruno Vianello

Texa, fondata nel 1992 e specializzata in strumenti diagnostici per l’automotive, è caratterizzata da una forte anima digitale. «Dobbiamo investire e portare in Italia l’elettronica», aggiunge Vianello, «perché non puoi crescere continuando a comprare tutto dall’estero. Senza un forte tessuto manifatturiero e senza indipendenza produttiva, qualsiasi Paese è destinato a diventare irrilevante».

Sul piano settoriale, il contributo maggiore alla crescita delle esportazioni italiane arriva dai comparti farmaceutico, chimico-medicinale e botanico, che da soli spiegano tre punti percentuali dell’incremento nazionale. Un ulteriore apporto positivo deriva dai metalli di base e dai prodotti in metallo e dai mezzi di trasporto del Friuli-Venezia Giulia. «Questo risultato mostra come la realtà produttiva regionale abbia puntato sulla qualità del prodotto», spiega Enrico Samer, presidente e amministratore delegato della Samer & Co. Shipping uno dei principali operatori logistici italiani con sede a Trieste, «l’elasticità di reazione delle imprese è infatti decisiva per far fronte alle difficoltà globali». L’imprenditore analizza anche i numeri sull’enorme surplus commerciale della Cina. «Penso che saremo in grado di riequilibrare la situazione», aggiunge Samer, «alla fine è una situazione che è stata creata da noi, intesi come mondo occidentale, e con la quale ora dobbiamo fare i conti. E sono convinto che la bilancia tornerà in equilibrio».

A incidere sui risultati delle imprese del Nord Est è infatti principalmente il contesto internazionale. La crisi economica della Germania, primo partner commerciale per molte imprese venete, colpisce direttamente la meccanica e l’automotive, comparti chiave per l’export regionale. A questo si aggiungono le tensioni sui dazi e l’incertezza sulle politiche industriali europee, che rendono più complessa la pianificazione degli investimenti e frenano le catene del valore integrate a livello continentale.

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