Vertice Electrolux, apertura della multinazionale ma i sindacati frenano: «Piano generico, intervenga il Governo»
L’azienda multinazionale si dice pronta a ridiscutere il piano industriale ma detta precise condizioni su energia, turni e costi. Fim, Fiom e Uilm bocciano la proposta: «Inseguire l'Asia sul costo del lavoro è impossibile». Al centro della crisi il paradosso della tassa sul carbonio Cbam e il futuro di Cerreto. Nuovi incontri il 14 e 21 luglio

Si è tenuto oggi, martedì 30 giugno 2026, il nuovo e atteso confronto tra le organizzazioni sindacali e la direzione di Electrolux per fare il punto sulla pesante riorganizzazione del gruppo. Dal vertice romano è emersa una disponibilità di massima da parte della multinazionale svedese a discutere la rimodulazione del piano industriale, anche se i sindacati Fim, Fiom e Uilm hanno immediatamente definito tale apertura ancora troppo "generica e del tutto insufficiente". Per sbloccare la situazione, le sigle dei lavoratori invocano ora a gran voce un intervento straordinario e coordinato da parte delle istituzioni.
Le ragioni del gruppo e il rischio delocalizzazione in Asia
Nel corso dell'incontro, i vertici di Electrolux hanno ripercorso nel dettaglio le criticità macroeconomiche che hanno spinto il marchio a rivedere al ribasso i propri piani per l'Europa e l'Italia. Tra le cause principali figurano una domanda di mercato post-pandemica nettamente inferiore rispetto alle stime iniziali, un calo generalizzato dei prezzi medi di vendita e la forte pressione concorrenziale dei produttori asiatici, favoriti da costi di produzione inferiori e dal successivo rientro delle tariffe di trasporto navale dall'Asia all'Europa.
L'azienda ha inoltre ammesso che, nel piano originario, la produzione di alcuni elettrodomestici e componenti era stata effettivamente destinata alla Thailandia o alla Cina. Electrolux si è detta comunque disposta, in linea di principio, a elaborare un nuovo piano industriale alternativo, ponendo però alcune precise condizioni di competitività: la modifica della tassa europea sul carbonio (Cbam), l'abbassamento del costo dell'energia, la riorganizzazione dei turni di lavoro, un sostegno concreto all'innovazione e il forte contenimento dei costi strutturali.
L'affondo dei sindacati sulla tassa Cbam e il nodo energia
La reazione di Fim, Fiom e Uilm è stata netta, ricordando come sia del tutto impensabile rincorrere i competitor asiatici sul terreno del solo costo del lavoro o colmare il gap produttivo unicamente spremendo la produttività interna.
I sindacati hanno posto l'accento su un paradosso normativo comunitario legato alla tassa CBAM (Carbon Border Adjustment Mechanism), una misura che attualmente penalizza l'industria nazionale poiché colpisce l'importazione dei singoli componenti metallici ma non si applica sugli elettrodomestici finiti che arrivano dall'estero. Le sigle dei lavoratori hanno ribadito l'assoluta necessità di fare fronte comune per il mantenimento dei livelli occupazionali e produttivi in tutti gli stabilimenti italiani, citando esplicitamente la tutela del sito di Cerreto.
Il calendario dei prossimi incontri
La mobilitazione e il monitoraggio della vertenza proseguiranno serrati nelle prossime settimane, con due date già messe nero su bianco nel calendario delle trattative. Il 14 luglio è fissato il prossimo incontro in cui i sindacati si aspettano che l'azienda fornisca le prime risposte concrete in merito alla revisione del piano, a partire dal futuro dello stabilimento di Cerreto. Il 21 luglio, invece, le parti sociali chiameranno formalmente in causa la politica, chiedendo un'azione di sistema forte e incisiva al Governo e alle singole Regioni per mettere in campo ammortizzatori e aiuti sul fronte dei costi energetici e della ricerca.
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