Electrolux, 463 esuberi a Porcia: scattano otto ore di sciopero

L’azienda riduce i tagli complessivi da 1.719 a 1.450. Nel Pordenonese coinvolti 208 operai e 255 impiegati. Fiom, Fim e Uilm chiedono l’intervento del governo

Francesco Dal Mas

 

Dopo quattro mesi di trattative, il Piano industriale di Electrolux scende da 1.719 esuberi a 1.450, di cui 463 a Porcia, dove usciranno 208 operai anziché 256, ma ben 255 impiegati. Il «no» dei sindacati è rotondo ed è per questo che Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm Uil hanno proclamato otto ore di sciopero, a conclusione della due giorni di confronto con l’azienda al ministero delle Imprese, a Roma. Non solo, il «gigante del freddo» chiede anche la cancellazione dei vincoli sull’organizzazione del lavoro, per cui ha proposto di aumentare in talune fabbriche la produzione oraria da 94 fino a 140 pezzi e in tutti i siti di lavorare a giornata, in un turno unico.

I volumi

E tutto questo seppur in presenza di una contrazione dei volumi che nel caso di Porcia passerà dai 770.000 di quest’anno ai 670.000 del prossimo, fino ai 610.000 del 2028, quando nello stabilimento pordenonese non si sfornerà più una lavasciuga. «Altro, dunque, che ritiro del piano», commenta Gianni Piccini, della Fim Cisl, «l’azienda ha confermato la chiusura di Cerreto d’Esi e il mancato rinnovo di 135 lavoratori a termine. Quindi è necessario che, come abbiamo richiesto formalmente, intervenga politicamente il Governo».

Anche perché la multinazionale svedese è tornata a sollecitare il governo ad agire in sede europea per la riforma della Cbam. La prospettiva, dunque, resta quella di un ridimensionamento. Non di un rilancio. Per quanto riguarda Porcia, l’azienda ha ribadito di voler abbandonare la produzione di lavasciuga (posizionata “in zona rossa” di mercato) per concentrarsi sulle lavatrici, con volumi a 610.000 pezzi, che però potrebbero scendere anche a 600 mila. È vero, ha annunciato nuovi prodotti, più precisamente la piattaforma Omega (10-12 kg), lavatrice professional, sistema autodose semplificato, gamma da incasso in classe A. Ma, attenzione, ha fatto intendere la necessità di una cadenza produttiva non più di 94 pezzi l’ora ma di 115, fino ad un limite tecnico di 140; almeno da 5 a 3 linee di montaggio. Gli investimenti saranno di 22 milioni sul prodotto, 6 sul processo.

Logistica e magazzino

L’implementazione del fotovoltaico e la riorganizzazione logistica del magazzino ricambi sono già in corso. Per quanto riguarda poi il sito “It”, e quindi lo staff, i sindacati hanno lamentato l’assenza di informazioni chiedendo trasparenza su quali funzioni verranno decentrate verso India e altri paesi. L’azienda ha confermato un impatto di circa cinque persone sull’It, ma ha ammesso che il perimetro complessivo è più ampio e non ancora definito. Forte scetticismo, naturalmente, sulla sostenibilità dell’aumento di cadenza (fino a 140 pezzi) considerando che la forza lavoro è anziana (età media 55 e più anni) e che è già in difficoltà con i ritmi attuali. Contestata la stessa cessione della produzione di lavasciuga, nata da un piano di ristrutturazione del 2014 con forte sostegno pubblico (Stato e Regione Fvg).

Gli organici

Rispetto al piano generale e considerando specificatamente che l’organico a tempo indeterminato è sceso da aprile ad agosto da 4.279 a 4.200 persone, e che 91 contratti a tempo determinato sono già scaduti senza rinnovo, Fiom, Fim e Uilm hanno espresso «la più decisa contrarietà verso una posizione aziendale che richiederebbe grandi sacrifici ai lavoratori, enormi sforzi al governo, ma in cambio paradossalmente continuerebbe ad offrire esuberi e dismissioni. Il famigerato piano industriale di Electrolux dunque non solo non è stato ritirato, ma anzi è stato in massima parte confermato. Per questo riteniamo esaurito il confronto per così dire tecnico e chiediamo la riconvocazione urgente del tavolo con il ministro e le Regioni interessate, affinché insieme possiamo usare ogni leva possibile per far cambiare idea alla multinazionale». Per Usb «è inaccettabile che il recupero di competitività venga scaricato ancora una volta sulle condizioni di lavoro. Gravissimo anche il vuoto sulle funzioni di staff. Si è faticato persino a ricostruire con chiarezza la distribuzione delle eccedenze stabilimento per stabilimento». Usb ha inoltre «contestato duramente il trattamento riservato a Pordenone e ai lavoratori dell’It. In due giorni non è stata fornita una rappresentazione seria di come Electrolux intenda garantire continuità, competenze e presenza delle attività informatiche in Italia e nello specifico a Pordenone, nonostante sia noto il trasferimento di funzioni verso altre localizzazioni del gruppo a livello globale».

La politica

Per la parlamentare Debora Serracchiani (Pd) lo sciopero proclamato dai sindacati «è la legittima arma di difesa contro un piano che smantella occupazione e produzione industriale nelle nostre regioni, colpendo cuori della manifattura italiana come Porcia e gli altri impianti. La risposta delle istituzioni dev'essere di pieno appoggio alla lotta dei lavoratori, che noi continueremo ad appoggiare. Dismettere pezzi di industria e perdere posti di lavoro qualificato significa rinunciare a parti di sovranità italiana ed europea, con le conseguenze che si vedono».

 

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