Diamanti e buyer da record: così i gioielli sfidano la crisi
Al via Vicenzaoro con 1.300 brand e 910 compratori internazionali. Nei primi cinque mesi del 2026 l’export del settore arretra del 13%. Pesano i crolli in Turchia e nel Golfo, mentre gli Stati Uniti ripartono

Vicenzaoro, punto di riferimento per il settore orafo internazionale, parte con numeri in crescita, a partire dalla delegazione ospitata più numerosa di sempre, con 910 buyer provenienti da 73 Paesi. L’evento, tra le tre fiere più importanti al mondo insieme a quelle di Las Vegas e Hong Kong, si è aperto ieri mattina nel quartiere fieristico vicentino, in un’atmosfera vivace che vede protagonisti 1.300 brand provenienti da 40 Paesi. Nonostante la congiuntura geopolitica internazionale non sia favorevole all’export, nota dolente del comparto in questo momento, la resilienza del settore è inscalfibile e l’edizione 2026 della manifestazione ne è lo specchio.
Tra gli stand
L’eleganza estrema di gioielli quasi impossibili da immaginare accompagna il visitatore fin dall’entrata del percorso che attraversa gli stand: tanto per chiarire subito dove ci si trovi, tra i primi espositori ci si imbatte in Schreiner, il colosso tedesco dell’alta gioielleria con sede a Monaco, tra i pochissimi al mondo ad essere entrati a contatto con gli oligarchi russi. È qui, secondo quanto rivela il presidente Gerhard Schreiner, che si trova uno tra i gioielli più costosi di tutta la fiera: «Un diamante Vivid verde da 25 carati, del valore di 250 milioni di euro, che mia moglie non vuole esporre in vetrina».
Per il piacere degli occhi, però, è a disposizione una collana in diamanti e tormalina del valore di 1,2 milioni e, per fantasticare ancora di più, si trova in esposizione un anello con diamante rosa del valore di 15 milioni. «Utilizziamo pietre naturali», spiega Gerhard Steiner, «a partire dai diamanti per arrivare alle perle. Non vendiamo solo ai russi: anche in Italia abbiamo diversi clienti. A Milano, ad esempio, abbiamo venduto recentemente un diamante da 12,5 carati, ma anche a Roma e in Sardegna sono stati venduti gioielli importanti».
Proseguendo il tour, si arriva ad altri due stand di massimo splendore, quello della gioielleria piemontese Crivelli, dove i diamanti vanno a comporre bracciali e collier di rara bellezza, e quello della milanese Gorgoglione. Qui è il multicolore pastello a farla da padrone, con collane realizzate con pietre preziose diverse, dall’acquamarina alla tormalina, fino ai topazi.
I numeri del settore
Oltre ad essere un viaggio inusuale per i visitatori non addetti al settore, Vicenzaoro sarà il teatro del business generato dall’incontro tra l’offerta rappresentata dai brand e la domanda che i buyer ospitati dal programma di incoming di Maeci e Ice Agenzia, insieme alla visitazione spontanea, genereranno per il made in Italy e per la componente estera degli espositori, che ha raggiunto il 45 per cento dell’offerta.
Dei 910 buyer ospitati, l’80% deriva dalla partnership tra Italian Exhibition Group (IEG) con il ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale e ICE Agenzia (+33% rispetto a settembre 2025). Gli Stati Uniti guidano la classifica delle delegazioni ospitate, seguiti da Regno Unito, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita a pari merito, per finire con Cina e Spagna.
Il rapporto con i Paesi stranieri è fondamentale, specie in questo momento complesso: il settore orafo italiano ha chiuso con un calo dell’export vicino al 19% e, da gennaio a maggio del 2026, questa tendenza risulta essere un po’ rallentata, con una contrazione del 13% diversificata a seconda dei mercati.
Le tensioni geopolitiche
I dati di Federorafi Confindustria registrano un calo nei Paesi del Golfo, dove le tensioni geopolitiche hanno contato molto (-29%) e un’inversione completa della Turchia (-90%). Segnali positivi arrivano, però, dagli Usa, nonostante i dazi, dove si è tornati a crescere attorno al 22%, così come sta accadendo in Svizzera, Francia e Irlanda.
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