Domanda di prestiti in surplace: «Imprese frenate dall’incertezza»

Sondaggio di Confindustria Veneto Est: costi in lieve aumento per i finanziamenti più rischiosi. La presidente Carron: «Dal contesto globale impatto importante sul sistema produttivo»

Riccardo Sandre

Il credito alle imprese continua ad essere un nervo scoperto del rapporto tra istituti bancari e imprese del territorio. Da una parte infatti il calo costante degli impieghi alle aziende prosegue inesorabile con una flessione del 3,4% solo tra 2025 e 2024 ma con le Pmi con meno di 20 addetti che subiscono un calo ancora maggiore (-5,5%), dall’altra la contingenza complessiva dell’economia domestica e internazionale non spinge le imprese verso una nuova stagione di investimenti.

A testimoniarlo i dati del di FinMonitor, l’Osservatorio Tassi e Monitor del Credito di Confindustria Veneto Est, condotto su un campione di 468 imprese delle province di Padova, Treviso, Venezia, Rovigo (con il contributo di Camera di Commercio Treviso-Belluno Dolomiti).

Il report è stato presentato al sistema bancario nel corso dell’incontro che si è svolto nei giorni scorsi a Palazzo Giacomelli a Treviso, alla presenza della presidente Paola Carron, del consigliere delegato per il Fisco e la Finanza Edoardo Billotto, del direttore generale Gianmarco Russo, delle rappresentanze degli Istituti di credito nazionali (Bnl, Banco Bpm, Crédit Agricole Italia, Intesa Sanpaolo, Mps, UniCredit) e delle Bcc del territorio.

Secondo lo studio, negli ultimi dodici mesi, la domanda di prestiti delle imprese del Veneto centro-orientale è rimasta contenuta, seppure in lieve aumento: il 29,2% ha richiesto nuovi finanziamenti a medio lungo termine (22,6% nella rilevazione 2024) per sostenere investimenti fissi, circolante e liquidità (35,8% nella classe oltre 50 milioni fatturato).

Tutto ciò nel contesto di condizioni di offerta sui prestiti alle imprese (spread, costi, garanzie) che, negli ultimi sei mesi, sono rimaste invariate per il 67% delle imprese interpellate. I costi sono indicati in lieve aumento (+0,20/0,30%) per le forme più rischiose (fidi di conto corrente, anticipi su contratti) mentre si segnalano riduzioni analoghe per quelle commerciali (Sbf, anticipo fatture, export).

Ma l’Osservatorio testimonia un altro elemento interessante: il 52,6% del campione dispone di liquidità significativa. Un dato che descrive un tessuto imprenditoriale più solido dal punto di vista finanziario ma a due velocità sul fronte degli investimenti, in base alla dimensione. Negli ultimi dodici mesi il 30,7% del campione ha sostenuto piani di investimento (efficienza, capacità produttiva, innovazione). La percentuale raddoppia al 62,5% nelle imprese con oltre 25 milioni di fatturato (18,6% sotto quella soglia). Nel 2026, un terzo delle aziende (33,2%) ha piani di investimento, quota che balza al 65,7% nelle imprese oltre 50 milioni di ricavi, 52,8% in quelle tra 25-50 milioni (15,2% nelle piccole imprese) mentre sul piano degli affidamenti a breve termine, in questa prima parte dell’anno, solo il 19% delle imprese intervistate ha chiesto un aumento degli affidamenti a breve termine contro il 12,3% del 2025.

«Oggi le nostre imprese hanno di fronte un contesto globale segnato da volatilità e incertezza, che avrà un impatto importante sul sistema produttivo del nostro territorio» ha detto Paola Carron, presidente di Confindustria Veneto Est. «La crescita e la competitività passano oggi da un rafforzamento strutturale del capitale, soprattutto per le Pmi, e dagli investimenti nella transizione digitale ed energetica. Negli ultimi anni le imprese hanno compiuto progressi importanti sul fronte della solidità finanziaria, ma il pieno accesso ai mercati dei capitali resta una sfida aperta. In questo quadro, il ruolo delle banche è fondamentale per supportare l’evoluzione delle nostre aziende, puntare su filiere e tecnologie strategiche, traducendo la solidità in sostegno agli investimenti».

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