I dispositivi sottocute per l’oncologia fanno volare i ricavi di Plan 1 Health

Grandi come una moneta da 20 centesimi consentono infusioni ripetute evitando il trauma della ricerca continua della vena. L’azienda è stata acquisita nel 2018 da un colosso indiano del settore ed è passata da 3 milioni di ricavi a 10,4 milioni

Maura Delle Case

Un dispositivo grande come una moneta da 20 centesimi, capace di cambiare la qualità della vita di un paziente oncologico. Attorno a questo prodotto – il “Port” per l’accesso venoso a lungo termine – Plan 1 Health, azienda con sede ad Amaro, ha costruito una crescita che dalla Carnia l’ha portata fino ai mercati internazionali, sotto il controllo del gruppo indiano Poly Medicure Ltd.

All’origine, una piccola stanza all’interno della Lima Corporate, a Villanova di San Daniele: è qui che prende forma il progetto imprenditoriale. A ripercorrerne i primi passi è il Cfo Maurizio Craighero: «L’idea nasce negli anni Novanta, sui banchi di un master alla Bocconi», dall’incontro dei tre fondatori, due dei quali friulani: Mario Zearo e Fabio Venturelli.

Il primo nucleo dell’azienda nasce come spin off di Lima Corporate, anche sul piano societario, con la partecipazione di Gabriele Lualdi. «All’inizio la sede era ospitata in un piccolo spazio all’interno di Lima Corporate a Villanova, solo in seguito alla redistribuzione delle quote, passate totalmente nelle mani dei tre fondatori, l’azienda si è trasferita ad Amaro. Erano i primi anni 2000», ricorda Craighero. Poi, nel 2018, l’impresa entra nel radar di Poly Medicure che, dopo una veloce due diligence, a giugno di quell’anno la acquisisce. «All’epoca – spiega ancora il manager – i dipendenti erano 14, le linee produttive due: quella infusionale e quella dentale». Oggi, quelle due unità, divenute all’atto d’ingresso del gruppo indiano due aziende separate, occupano complessivamente oltre 50 addetti, di cui 31 fanno capo direttamente a Plan 1 Health.

«Poly Medicure voleva investire in Italia in un segmento più di nicchia dell’infusionale – racconta Craighero – e si è innamorata sia del luogo sia del business». Un investimento premiato dai numeri: dai 3 milioni di fatturato del 2018 Plan 1 Health è passata ai 10,4 milioni nel 2025, con un incremento del 15% e una previsione di arrivare a quota 15 milioni entro due anni.

Superato il momento difficile del Covid, l’azienda ha dato avvio al business plan che ha previsto, tra l’altro, una rilevante riorganizzazione commerciale. La strategia si è articolata su due direttrici: rafforzamento del mercato domestico e presenza estera attraverso i distributori. Dal 2024 è iniziata anche un’azione più diretta sui mercati internazionali: «Ci aspettiamo i primi risultati concreti già dalla fine di quest’anno» annuncia il Cfo.

Attualmente l’azienda è presente in 40 Paesi, con una ripartizione del fatturato equamente divisa tra Italia ed estero. L’Europa è coperta quasi interamente, salvo Francia e Germania, mentre l’ingresso in Nord America è previsto dal 2028. «Guardiamo con interesse anche a Brasile e Messico, ma sarà l’India – evidenzia il manager – a fare la parte del leone, grazie alle economie di scala della holding».

Ogni dispositivo è sottoposto a controlli rigorosi: l’azienda ne produce circa 60 mila l’anno, testati uno a uno. Una produzione altamente specializzata, rivolta in larga parte al sistema sanitario pubblico.

«Parliamo di un guscio di titanio grande come una moneta da 20 centesimi, progettato per contenere il farmaco chemioterapico», spiega Craighero. Impiantato sottopelle, consente infusioni ripetute evitando il trauma della ricerca continua della vena. «Il beneficio per il paziente è significativo – conclude il Cfo – perché si riducono dolore e complicazioni».

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