Danieli amplia la gamma: entra in Novastilmec con una quota del 30%

L’impresa di Lecco ha chiuso il 2024 con 28 milioni di fatturato. L’obiettivo è portare i volumi dell’azienda lombarda al raddoppio nell’arco di un paio di anni

Maura Delle Case

Danieli allarga il perimetro dei suoi prodotti alle linee di taglio trasversale e longitudinale, vale a dire alla fase di finitura finale di prodotti piani in acciaio e metalli non ferrosi. Lo fa tramite una partecipazione in Novastilmec, azienda di Garbagnate Monastero, in provincia di Lecco, di cui il colosso siderurgico di Buttrio ha acquisito il 30% delle azioni.

Il valore dell’operazione, annunciata nei giorni scorsi dalla stessa multinazionale friulana, non è stato reso noto ma a giudizio di Equita l’impatto sarebbe limitato, bilancio di Novastilmec alla mano: fondata nel 1978, l’azienda, che oggi occupa circa 70 persone ed è specializzata in linee di lavorazione ad alte prestazioni per nastri in acciaio, alluminio, ottone, rame e titanio, ha chiuso il bilancio 2024 con 28 milioni di euro di fatturato, un Ebitda di 5 milioni e un utile di 3,5 milioni.

La partnership permetterà a Novastilmec di aumentare il volume di affari e a Danieli di ampliare la propria gamma di prodotti nel settore della finitura a valle di prodotti piani in acciaio e metalli non ferrosi. «La partecipazione – spiega Marco Girardi che ha seguito l’operazione per Danieli – ci permette di entrare nel mercato dei centri servizio in cui oggi non siamo presenti».

Si tratta di fatto dell’ultimo miglio: i materiali realizzati negli impianti prodotti da Danieli vengono tagliati su misura o in lotti più piccoli per poi essere consegnati al cliente finale. «E il passaggio successivo al nostro» aggiunge Girardi. Un ulteriore passo nell’integrazione della gamma che va a rispondere alla richiesta del mercato.

Oggi Novastilmec esporta i propri impianti in particolare in Europa e in America, con volumi che promettono di aumentare considerevolmente nell’arco dei prossimi due anni per rispondere alla richiesta del mercato.

Ancora Girardi: «L’obiettivo che ci siamo dati è quello di aumentare il volume di vendita tramite i nostri canali commerciali e in prospettiva di allargare l’azienda lombarda per gestire l’aumento. Puntiamo a raddoppiare le vendite nel giro di un paio di anni».

Allargando l’inquadratura al resto del Paese, il gruppo Danieli è impegnato a Piombino insieme al gruppo ucraino Metinvest nel progetto di realizzazione di una maxi acciaieria green nel sito ex Lucchini, progetto da 2,5 miliardi che lo scorso luglio ha visto ufficializzato l’accordo di programma durante la Conferenza sulla Ripresa dell’Ucraina 2025 a Roma.

Non è esclusa inoltre una discesa in campo di Danieli nell’ambito della transizione green dell’ex Ilva di Taranto, rispetto alla quale si è esposta Camilla Benedetti, presidente di Abs, la divisione steel making del gruppo friulano, in un’intervista rilasciata al Messaggero. «Sull’Ilva – ha detto – siamo pronti a fare la nostra parte, a supportare l’Italia nella transizione energetica, consapevoli che il futuro è dell’acciaio green su cui la Danieli punta da oltre 15 anni, sviluppando tecnologie, studi e competenze che la rendono leader nel settore».

La disponibilità dunque c’è, ma a un patto, chiarisce ancora la presidente di Abs: «Il sistema Paese deve credere nell’Ilva, mettendo in campo importanti investimenti, una visione dove innovazione e tradizione devono convivere. Siamo leader nella produzione di forni elettrici e abbiamo una profonda conoscenza del settore possiamo dare un contributo». 

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