Dalla delocalizzazione alla cassa integrazione, le aziende corrono ai ripari per il caro energia

UDINE. L’ennesima bolletta da capogiro. Stavolta a riceverla è stata la friulana Eurolls, azienda con headquarter ad Attimis, in provincia di Udine, cinque stabilimenti in Friuli, uno a Milano e tre oltreconfine (in Messico, Cina e Brasile) che in questi giorni si è visto recapitare un conto stellare: 173 mila euro di bolletta a luglio contro i 45 mila euro dell’anno scorso.
«Cifre – denuncia l’amministratore delegato di Eurolls, Renato Railz - insostenibili, che da un lato ci inducono a bloccare gli investimenti previsti sugli stabilimenti italiani per questo biennio, dall’altro a immaginare una soluzione nel breve termine. Se la corsa dei prezzi energetici non si ferma - avverte il manager -, produrre in Italia per noi non sarà più sostenibile».
Bollette stellari
Eurolls come detto non è un caso isolato. Nei giorni scorsi era stato Stefano Fulchir, Ad di iVision, azienda di Martignacco produttrice di occhiali, a denunciare d’aver ricevuto una bolletta da capogiro, passata dai 26 mila euro di un anno da a 126 mila euro. Costi che affossano la marginalità e nel caso delle produzioni con minor valore aggiunto rischiano di comprometterne sostenibilità.
In questi ultimi giorni le imprese, a partire da quelle energivore a scendere, lavorano con un occhio costantemente rivolto ai prezzi dell’energia. Vale a dire alla borsa di Amsterdam, mercato di riferimento per il metano in Europa, dove il prezzo del gas ieri ha toccato i 341 euro/mwh per poi ripiegare, restando comunque sopra i 300 euro, oltre 10 volte tanto i 27,28 euro di fine agosto 2021. Una corsa che nei prossimi giorni difficilmente si arresterà considerato l’annuncio Gazprom che ha deciso di chiudere per tre giorni, dal 31 agosto al 2 settembre, il Nord Stream.
Imprese ai ripari
Le imprese viaggiano a vista. Allungando le ferie, sospendendo la produzione per qualche giorno, attivando strumenti di ammortizzazione per mettere in sicurezza il reddito dei lavoratori e ancora sospendendo gli investimenti. Come nel caso di Eurolls che per il biennio in corso aveva in programma interventi per 5 milioni di euro, in particolare sulla sede di Villa Santina e su nuove linee di produzione, che alla luce della situazione sono stati congelati.
«I nostri competitor - dichiara ancora l’Ad - non si trovano a gestire prezzi così alti, che rischiano di metterci fuori mercato. I prossimi mesi saranno dunque determinati – avverte l’Ad -: se la situazione non rientra saremo costretti a delocalizzare».
Possibili fermate
Come già accaduto la scorsa primavera, la prima e più semplice operazione per tentare di contenere i costi energetici per le aziende manifatturiere è sospendere la produzione nei momenti di picco dei costi. Lo hanno fatto a più riprese le aziende siderurgiche, Abs tra le altre come ricorda l’Ad della grande acciaieria di Cargnacco (gruppo Danieli), Stefano Scolari.
«Procediamo facendo le nostre valutazioni giorno per giorno. Abbiamo iniziato in anticipo il fermo estivo, con il 21 luglio e dal 21 agosto abbiamo iniziato a riaccendere gli impianti che ora stanno lavorando, ma è difficile fare valutazioni, anche solo per i prossimi giorni. Produrremo se i costi saranno sostenibili in attesa di soluzioni strutturali che sono necessarie non solo per Abs ma per il sistema manifatturiero del nostro Paese».
Scolari guarda al caso iberico, a Spagna e Portogallo che lo scorso maggio hanno introdotto un meccanismo nazionale di compensazione, molto simile al price cap del gas di cui in questi giorni si parla anche in Italia.
«Non ci sono molte altre soluzioni - aggiunge Scolari - o si trovano soluzioni a livello di compensazione, o si ferma la produzione, cosa che non escludiamo di fare nelle prossime settimane, o si ribaltano i maggiori costi sulla filiera, sempre che siano sopportabili e in ogni caso questo significa solo spostare il problema».
La fragilità della carta
Osservata speciale resta la produzione della carta che in Friuli e in particolare in Carnia conta su diverse realtà. Dalla tolmezzina Minerva (Burgo) alla Reno De Medici di Ovaro alla Ermolli di Moggio Udinese. Sono tutte aziende energivore ma al momento quella che ha accusato maggiormente il colpo del caro energia è stata Ermolli che ha prolungato le ferie di una settimana, fino al 4 settembre.
Diversa la situazione delle altre due cartiere che grazie a contratti di lungo periodo, siglati in tempi non sospetti, al momento si possono considerare relativamente al riparo dalle bizze delle commodities energetiche, non invece da quelle del mercato (che il contraccolpo dei prezzi invece lo paga). Per fronteggiarne i cali la Reno De Medici ha attivato 13 settimane di cassa integrazione, non invece la Burgo che a Tolmezzo, dove occupa 300 persone, al momento sta continuando a produrre.—
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