Così Airbnb entra nel capitale di WeRoad: «Il viaggio è senso di appartenenza»

Il padovano De Nadai: «In un mondo sempre più plasmato dall’intelligenza artificiale e dai social media, le connessioni umane autentiche diventano al tempo stesso più rare e più preziose»

Roberta Paolini

«Quando ti metterai in viaggio per Itaca devi augurarti che la strada sia lunga,fertile in avventure e in esperienze» scriveva Konstantinos Kavafis nella sua celeberrima Itaca. E nell'era della socialità eterea, dei legami invisibili e schermati dai device, l’idea che il viaggio non sia soltanto una destinazione ma un modo per cercare appartenenza, senso, identità deve aver convinto anche Airbnb.

Il colosso americano fondato da Brian Chesky è entrato infatti nel capitale di WeRoad guidando un round di Serie C da 58 milioni di dollari che segna uno dei più importanti investimenti venture capital degli ultimi anni in Italia e apre le porte degli Stati Uniti alla scale-up milanese, fondata nel 2017 dal padovano Paolo De Nadai, laureato nel 2009 in Economia all’Università di Padova, dopo gli studi al liceo scientifico Cornaro.

L’operazione porta a 100 milioni di dollari il totale dei capitali raccolti da WeRoad dalla nascita e rappresenta anche un tassello strategico per Airbnb, impegnata da tempo ad allargare il proprio raggio d’azione oltre gli affitti brevi, puntando sempre più sull’economia delle esperienze, delle community e dei viaggi condivisi. Dopo il round il big tech di San Francisco deterrà il 10,7% del capitale della società italiana. Al finanziamento hanno partecipato anche gli investitori storici, tra cui H14, già lead investor del precedente round Serie B.

Fondata da De Nadai all’interno del gruppo One Day, di cui è presidente, WeRoad ha costruito in meno di un decennio un modello che mescola turismo, socialità e piattaforme digitali. Oltre 300.000 persone hanno già viaggiato con la società attraverso più di mille itinerari in tutto il mondo. Il cuore del progetto resta il community travel: circa il 90% dei clienti parte da solo, affidandosi a gruppi costruiti attorno a passioni, età e stili di vita comuni.

Dietro il round non c’è soltanto un’espansione geografica ma una precisa lettura dei cambiamenti sociali. «In un mondo sempre più plasmato dall’intelligenza artificiale e dai social media, le connessioni umane autentiche diventano al tempo stesso più rare e più preziose», spiega De Nadai. «Oggi le persone non cercano solo posti nuovi da visitare: cercano un senso di appartenenza».

Il capitale raccolto servirà infatti a finanziare la prima grande espansione fuori dall’Europa, con focus sugli Stati Uniti. Un mercato enorme ma estremamente competitivo, dove la società italiana conta di sfruttare un modello già sperimentato nel Vecchio Continente e rafforzato nel 2025 con il lancio di WeMeet, piattaforma dedicata alle esperienze offline: aperitivi, escursioni, cene, eventi sportivi e attività sociali aperte anche a chi non ha mai partecipato a un viaggio WeRoad. Nel 2025 oltre 50.000 persone in 35 città hanno preso parte a circa duemila eventi WeMeet, mentre l’applicazione è stata scaricata 150.000 volte. Nel 2025 WeRoad ha registrato ricavi per 130 milioni di euro, in crescita del 30% rispetto all’anno precedente, confermando la capacità di monetizzare un segmento — i viaggi esperienziali — che continua a crescere nonostante l’incertezza, le tensioni sui trasporti e il rallentamento dei consumi.

Parallelamente cambia l’assetto manageriale. L’attuale ceo Andrea D'Amico, con un lungo passato in Booking.com, si trasferirà a San Francisco per guidare la categoria hotel di Airbnb, mantenendo un ruolo nel board di WeRoad. La guida operativa resterà nelle mani di De Nadai insieme ai co-founder Fabio Bin ed Erika De Santi, affiancati da nuove figure internazionali chiamate a presidiare il mercato statunitense.

 

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