Crisi Rizzani De Eccher, Sagitta rompe il silenzio: «Al lavoro per una soluzione»
Il fondo che controlla il gruppo di costruzioni interviene per la prima volta. La Cisl: «Pesanti ricadute sul territorio»

Sagitta Sgr rompe per la prima volta il silenzio sulla crisi del gruppo di costruzioni Rizzani De Eccher, la cui crisi finanziaria sta bloccando importanti cantieri in tutta Italia: «Stiamo lavorando in modo rigoroso e responsabile per monitorare e gestire tutti gli aspetti della vicenda, a totale supporto della società e dei suoi vertici e di tutti gli stakeholders coinvolti, ma proprio nel rispetto di tutte le parti coinvolte, non è possibile fornire in questa fase commenti specifici o ulteriori dettagli che ci riserviamo di fornire appena la situazione lo consentirà», ha scritto ieri in una nota inviata al nostro giornale dopo l’articolo in cui si evidenziava come, tra gli esperti del settore, circolino due diverse ipotesi per affrontare la crisi che ha travolto il gruppo friulano, ovvero un concordato preventivo in continuità oppure l’amministrazione straordinaria.
«Sagitta è una società altamente strutturata con competenze consolidate nella gestione di situazioni complesse, con alle spalle anni di esperienza e case history di successo», afferma la nota della società di gestione, che ha promosso il fondo specializzato in crediti in sofferenza che dal dicembre 2024 è il principale azionista di Rizzani De Eccher, con una quota del 76 per cento, accanto ai fratelli Marco e Claudio de Eccher, ai quali resta una partecipazione complessiva del 24 per cento.
Sembrerebbe ancora presto, dunque, per comprendere quali passi la società milanese, parte del gruppo internazionale Arrow Global e guidata dal manager Claudio Nardone, sta compiendo in queste ore per uscire dalle difficoltà in cui l’impresa di costruzioni è precipitata lo scorso anno, quando è naufragato il piano di ristrutturazione ideato proprio da Sagitta - e supportato da numerose istituzioni pubbliche e private - per uscire dalla prima procedura di composizione negoziata. Un naufragio avvenuto nel giro di pochi mesi che ha costretto Sagitta a chiedere una seconda procedura di composizione negoziata, conclusa senza successo nel dicembre scorso.
La notizia dello stop a uno dei più importanti cantieri del gruppo, l’appalto da 428 milioni di euro per la realizzazione della bretella ferroviaria tra Mestre e l’aeroporto di Venezia, che a inizio settimana ha fatto seguito a numerose altre opere già ferme da mesi, ha suscitato l’allarme dei sindacati, che hanno chiesto un incontro urgente con il management dell’impresa ma restano per il momento ancora in attesa di una convocazione: «Lo stop ha generato forte incertezza tra i dipendenti, che si trovano improvvisamente senza certezze sui tempi di ripresa delle attività e sulle prospettive occupazionali. Una situazione che rischia di avere conseguenze pesanti non solo per i lavoratori coinvolti direttamente nella bretella, ma anche per l’intero tessuto produttivo del territorio», ha detto ieri Andrea Grazioso, segretario generale della Filca Cisl Venezia, sottolineando come nella realizzazione dell’opera tra Mestre e Tessera siano impegnati in modo diretto 120 lavoratori.
«A destare ulteriore attenzione sono anche i timori per i dipendenti della Sacaim, società controllata dal gruppo, impegnati in altri cantieri di rilievo per la città, tra cui Piazza San Marco, Murano e il recupero di Palazzo Mandelli a San Marcuola», ha aggiunto Grazioso, chiedendo una pronta ripresa dei lavori: «È indispensabile che vengano assunte decisioni rapide e responsabili, affinché i lavoratori possano tornare a operare in condizioni di serenità e sicurezza, e perché un’opera così importante non subisca ulteriori ritardi a danno della collettività».
Uno dei punti più delicati della vicenda è proprio quello che accadrà ai cantieri, che a Venezia come in Sicilia - dove il gruppo Rizzani De Eccher è impegnato tra l’altro nei lavori di raddoppio e velocizzazione di una tratta di 23 chilometri della ferrovia da Palermo a Catania, tra i comuni di Catenanuova e Dittaino - sono in parte finanziati dai fondi del Pnrr e che avrebbero dovuto essere completati entro il 2026. —
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