Crisi Far, l’azienda chiede la composizione negoziata

La storica fonderia di Reana, in provincia di Udine, occupa 270 dipendenti, ultimi fatturati in calo dopo il picco di 63 milioni di euro del 2023. L’industria è leader nella produzione di ricambi in acciai speciali per macchinari

Riccardo De Toma

Nuovo fronte di crisi per il manifatturiero in Friuli.

Ad aprirlo è la Far spa, storica fonderia di Reana del Rojale, alle porte di Udine, attiva dal 1962 e specializzata nella produzione di ricambi in acciai speciali per macchine utilizzate nelle estrazioni minerarie e nel settore del riciclo, che ha chiesto l’accesso alla composizione negoziata della crisi.

«La decisione si colloca in concomitanza con un importante percorso di trasformazione industriale e organizzativa che, negli ultimi anni, ha impegnato la società», si legge nella nota con cui l’azienda comunica l’avvio della procedura, un percorso che, sotto la guida dell’esperto indipendente Alberto Poggioli, punta a un accordo con i creditori per riequilibrare la difficile situazione economico-finanziaria, salvaguardando la continuità produttiva e i consistenti livelli occupazionali dell’impresa, che dà lavoro a 270 persone.

La soluzione va trovata o quantomeno delineata entro fine gennaio 2027, quando scadranno i 180 giorni di tempo fissati per la conclusione della procedura: termine che decorre dal 1° luglio, data in cui Poggioli ha formalmente accettato l’incarico.

La decisione, spiega il presidente Enrico Veneroso, è maturata mentre l’azienda sta completando un profondo processo di trasformazione industriale.

Negli ultimi anni Far ha infatti investito ingenti risorse per sostituire gli storici forni rotativi alimentati a carbone e olio combustibile con moderni forni a induzione, che entreranno pienamente a regime nel 2027.

Un intervento strategico, destinato a migliorare efficienza produttiva, qualità metallurgica e sostenibilità ambientale.

Il piano di investimenti si è però sovrapposto a un peggioramento dello scenario di mercato.

Dopo un picco di commesse registrato nel 2023, che aveva portato il volume d’affari a 63 milioni, il fatturato ha subito una sensibile contrazione nel 2024 e nel 2025: momento difficile che prosegue, in un clima sempre più segnato da tensioni geopolitiche, rincari energetici e spinte competitive.

La concomitanza tra l’onere finanziario degli investimenti e il rallentamento del mercato ha messo sotto pressione gli equilibri della Far, che è tra i primi dieci produttori mondiali di componenti antiusura per macchine frantumatrici, ammiraglia di un gruppo che conta 370 dipendenti, con una controllata in Lombardia, la varesina Garavaglia, e una commerciale, la Amcast, attiva in Usa e Canada.

L’obiettivo della composizione è «affrontare questa fase in un quadro trasparente, salvaguardando la continuità operativa, l’occupazione, il patrimonio industriale e gli interessi di tutti i soggetti coinvolti».

Ad assistere la società nella procedura lo studio Athena associati di Milano per gli aspetti finanziari, l’avvocato triestino Nicola Cannone per quelli legali e il Chief Restructuring Officer Massimo Coppola.

«Il percorso avviato è orientato all’individuazione di soluzioni sostenibili che consentano di preservare la continuità aziendale e il valore industriale della società, attraverso un confronto responsabile con i principali interlocutori finanziari e istituzionali», dichiara ancora Enrico Veneroso, aggiungendo che «sono in corso interventi di ristrutturazione ed efficientamento del modello operativo».

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