Colombini Group (Febal) verso l’acquisizione delle cucine Snaidero
Il gruppo di proprietà familiare con sede a San Marino ha da poco concluso la due diligence. L’ingresso in società è atteso per l’inizio dell’estate. Gli attuali azionisti resteranno nel capitale

Il rilancio della Snaidero di Majano, la storica impresa friulana produttrice di cucine, passa da un nuovo socio. Stavolta industriale.
Si tratta di Colombini Group, azienda leader nel settore dell’arredamento e del design italiano, fondata nel 1965 a San Marino, che oggi conta su cinque brand – Colombini Casa, Febal, Bontempi, Colombinigroup Contract e Colombini Office – generando un volume di ricavi di quasi 300 milioni di euro.
L’interesse del gruppo sanmarinese per le cucine arancioni si è manifestato all’inizio dell’anno e ha portato a una due diligence lampo, conclusa positivamente nell’arco di un paio di mesi, che dovrebbe portare entro l’inizio dell’estate a un nuovo assetto societario con l’ingresso di Colombini Group nel capitale di Snaidero.
Con quale quota non è ancora dato sapere. Certo è invece che gli attuali azionisti resteranno tutti, pur diluiti. Dal fondo IDeA CCR II (in fase di passaggio da DeA Capital a Green Arrow Capital), che oggi detiene il 36% del capitale, a Invitalia (34%), Friulia (29%), Amco (1%) e la famiglia Snaidero (Edi, Elvia e Finsnaidero con lo 0,5%). Quote che erano state recentemente ridefinite con un aumento di capitale da 7 milioni, a valle del quale Invitalia e Friulia avevano aumentato il proprio peso.
Ora, a distanza di poco più di due mesi, l’assetto è destinato a cambiare nuovamente per effetto dell’operazione che restituirà il timone dell’azienda a un player industriale.
E non si tratta di un operatore qualsiasi. Il Gruppo di San Marino è infatti già un riferimento nel mondo delle cucine grazie al suo marchio, Colombini Casa, che propone soluzioni d’arredo complete, e a Febal, azienda acquisita nel 2009 la cui storia ricorda da vicino quella di Snaidero: nata nel 1959 da una piccola falegnameria e poi esplosa con le cucine componibili.
Alla sua guida c’è ancora la famiglia che l’ha fondata. Il controllo del gruppo, che ha chiuso il 2025 intorno ai 290 milioni di ricavi con un Ebitda del 12%, è concentrato infatti al 100% nelle mani di Emanuel Colombini, nipote del fondatore Ivo, tramite la holding E-Bridge.
Una proprietà dunque familiare, nella migliore tradizione dell’impresa made in Italy. Un ritorno alle origini per Snaidero, che fino al 2018, anno in cui l’azienda ha aperto il capitale, è stata controllata dai figli del fondatore Rino.
Da quanto è stato possibile apprendere, l’operazione porterà con sé importanti investimenti sulla produzione e consentirà di garantire l’occupazione rafforzando il ruolo economico e sociale dell’azienda nell’area collinare del Friuli.
L’operazione restituisce una prospettiva ai 260 dipendenti, posti ripetutamente in cassa integrazione negli ultimi anni e ora in contratto di solidarietà. Lavoratori che hanno pagato dunque la situazione con importanti riduzioni della propria busta paga e che alla fine dell’anno scorso hanno pure fatto i conti con la decisione dell’azienda, poi ritirata, di chiudere il reparto verniciatura.
Scelta che, se confermata, avrebbe portato a 27 esuberi. Licenziamenti che non ci sono stati, grazie alla determinazione della forza lavoro, che si è opposta incrociando le braccia, e alla mediazione della Regione Fvg.
La vertenza si è chiusa con il mantenimento del reparto e di tutta la forza lavoro grazie all’attivazione di un contratto di solidarietà in deroga che scadrà a fine 2026. L’azienda ha vissuto un importante rallentamento nel corso degli ultimi anni. Il 2024 si era chiuso con 49,2 milioni di ricavi (91 milioni di fatturato consolidato), in calo rispetto ai 52 dell’anno precedente, e con una perdita di 6,8 milioni, questa ridotta rispetto al rosso di quasi 10 milioni registrato a fine 2023.
Difficilmente i conti dello scorso anno potranno essere molto meglio, considerata la riduzione dei volumi che ha portato i dipendenti a lavorare una media di uno, due giorni alla settimana per mesi. Dovrà ripartire da qui il nuovo socio.
Una sfida, quella che si appresta a raccogliere Colombini Group, che dalla sua ha però almeno due assi nella manica: il marchio e la forza lavoro. La situazione di difficoltà non pare infatti aver intaccato il prestigio del brand friulano, che nei suoi 80 anni ha contribuito a rivoluzionare il mondo della cucina e che conserva un alto grado di attrattività, prova ne sia la lunga fila fuori dallo stand del marchio al recente Salone del mobile di Milano. Né si è affievolito l’attaccamento dei dipendenti all’azienda, dove molti, oggi ultracinquantenni, lavorano da quando erano ragazzi: per loro, Snaidero, è una questione di famiglia.
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