La carpenteria nata nel 1830 guarda al futuro con laser e robot
Accanto al legno-arredo, attività principale della Cimolai Galliano di Fontanafredda, una committenza molto diversificata per settori: cantieristica, meccanica, edilizia e pezzi per macchine da caffè

È l’impresa di famiglia da quattro generazioni. «Ma probabilmente sono di più», precisa Cesare Cimolai, presidente della Cimolai Galliano di Fontanafredda, nel Pordenonese. «Galliano», spiega, «è mio padre, ma prima di lui c’erano il nonno, che si chiamava Cesare come me, e il bisnonno Giovanni, che però non fu il fondatore dell’azienda, nata da un’officina attiva già nella prima metà dell’Ottocento. Facevano ferri di cavallo, componenti per carri e rimorchi, carpenteria per case, come cancelli e inferriate».
L’impresa storica al passo con la tecnologia
Secondo il Registro nazionale delle imprese storiche d’Italia di Unioncamere, di cui la Cimolai Galliano fa parte, l’anno di fondazione è il 1830: quasi due secoli di storia a definire un imprinting che resiste nel tempo, se è vero come è vero che la carpenteria metallica è ancora il core business e che accanto alle produzioni in serie, grazie alla vocazione sartoriale, l’azienda di Fontanafredda è in grado di rispondere alle richieste dei clienti anche per la realizzazione di pezzi unici per ogni specifica esigenza. «Per il taglio laser», spiega ancora Cimolai, «non ci sono vincoli di forma e viene utilizzato un macchinario con sorgente a fibra, che consente di tagliare anche materiali non conduttivi come ottone e rame. Vengono inoltre impiegati sistemi di lavorazione 2D e 3D che permettono di realizzare qualsiasi forma richiesta dalla committenza, tubi tondi, quadri, rettangoli, sezioni speciali, profili aperti, putrelle».
Una versatilità confermata dalla diversificazione della clientela, anche se il legno-arredo resta il principale settore di riferimento, com’è naturale per un’azienda che opera in pieno distretto del Livenza, a cavallo tra Friuli e Veneto, uno dei principali del mobile italiano. La metà del volume d’affari – oltre 4,3 milioni per 662.000 euro di Ebitda nel 2025, anno nel quale la Cimolai Galliano ha quasi eguagliato il picco storico di 4,7 milioni, toccato nel 2022 – viene realizzata per aziende di questo comparto, tra cui We Do Spaces (Della Valentina Office), uno dei maggiori player nazionali nella produzione di mobili per ufficio. Accanto al legno-arredo, come detto, una committenza molto diversificata per settori: un peso importante ce l’hanno cantieristica, meccanica, edilizia e altri comparti: «Realizziamo anche pezzi per macchine da caffè», rivela Cimolai.
La saldatura è una fase centrale della produzione e la Cimolai Galliano la gestisce con il supporto di tre robot per i processi automatizzati e quattro banchi riposizionabili, garantendo sartorialità, precisione e velocità nelle diverse fasi, oltre a tutte le lavorazioni accessorie necessarie per garantite un prodotto finito e chiavi in mano, dalla finitura alla consegna: «Più che un fornitore, preferiamo considerarci un partner di filiera», dichiara il presidente. E una nuova generazione di Cimolai, intanto, sta già prendendo confidenza con robot, laser e saldature. Tra i 28 dipendenti a libro paga, infatti, c’è anche Sara, la ventinovenne figlia di Cesare: spetterà anche a lei proseguire nella navigazione che ha portato l’officina di famiglia dall’era dell’incudine a quella di Industria 4.0 e dell’AI.
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