Meno macellazioni e mercato debole, preoccupa il prezzo in discesa delle carni suine in Italia e in Europa

Il ridimensionamento delle quotazioni conferma che il mercato è condizionato da una disponibilità ancora molto ampia di carne e da una domanda che rimane prudente

Maurizio Cescon

Resta debole il mercato dei suini in Italia: una fase di stagnazione che preoccupa i produttori e potrebbe generare tensioni sui prezzi, anche dei prodotti lavorati, in primis il prosciutto crudo, che muove un giro d’affari di centinaia di milioni di euro.

Domanda prudente e disponibilità di carni

Nei primi mesi del 2026 emergono infatti segnali di rallentamento dell’offerta: a gennaio -1,6% su base annua e a febbraio indebolimento in Paesi chiave come Paesi Bassi (-9,9%), Italia (-3,6%), Belgio (-3,4%) e Germania (-0,9%), a fronte di Spagna (+2,1%) e Danimarca (+5,8%) che fanno segnare incrementi. Questo contesto aveva favorito un temporaneo recupero delle quotazioni tra marzo e aprile, sostenuto soprattutto dalle aspettative di una minore disponibilità di suini vivi in alcuni Paesi europei, in particolare in Spagna. Nelle ultime settimane le quotazioni hanno nuovamente mostrato segnali di debolezza. In Italia, i prezzi dei suini da macello del circuito tutelato rilevati il 7 maggio risultano in calo rispetto ai livelli di aprile, evidenziando inoltre tensioni fra gli operatori. Allo stesso modo, anche in Germania il mercato ha ceduto terreno, tanto che le quotazioni delle carcasse suine sono scese da 1,70 a 1,60 euro al chilo.

Il ridimensionamento delle quotazioni conferma come il mercato continui a essere condizionato da una disponibilità ancora molto ampia di carne e da una domanda che rimane prudente, sia sul mercato interno sia nel comparto della trasformazione. Il mercato continua, di conseguenza, a muoversi su due piani: da un lato il rallentamento dei flussi di animali vivi in diversi Paesi Ue, dall’altro una pressione sui prezzi che riflette la difficoltà di assorbimento dell’offerta lungo la filiera. Per il mercato italiano il quadro resta altrettanto delicato: la flessione delle macellazioni nel 2026 e la debolezza del comparto dei prosciutti stagionati continuano a comprimere la redditività della filiera. Dopo il recupero osservato tra marzo e aprile, le recenti correzioni delle quotazioni indicano che il percorso di stabilizzazione del mercato rimane ancora fragile.

Il 2025, al contrario, si era chiuso con numeri positivi. Nel dettaglio le macellazioni nei 27 Paesi dell’Unione europea avevano raggiunto 21,9 milioni di tonnellate (+3,8% sul 2024), confermando il ritorno dell’offerta dopo la contrazione del 2022-2023. La crescita era stata guidata soprattutto da Spagna, Danimarca e Polonia, mentre l’Italia aveva mostrato un recupero più contenuto (1,3 milioni di tonnellate con un +4,1%).

 

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