Bruseschi: «Per il sistema industriale del Friuli Venezia Giulia caro bolletta da 500 milioni»
L’intervista al presidente del Consorzio Friuli Energia: il rischio di stagnazione o recessione è concreto se i prezzi dell’energia rimangono a questi livelli o addirittura aumentano

Se i prezzi di gas ed energia dovessero restare quelli di oggi, il conto della bolletta per le imprese del Friuli Venezia Giulia, sarebbe di 500 milioni di euro in più rispetto al 2025. E se il costo del gas, in un’ipotesi di conflitto in Medio Oriente prolungato e cruento, dovesse arrivare a 70 euro al MW/h, l’aggravio di spesa per il sistema industriale sarebbe di un miliardo all’anno. La previsione, dati e cifre alla mano, è del presidente del Consorzio Friuli Energia e della Commissione Energia di Confindustria Udine, Marco Bruseschi.
Presidente, rischiamo una stagnazione dell’economia o, peggio, una recessione, come paventato dal numero uno di Confindustria nazionale, Orsini?
«Beh sì, la direzione potrebbe essere quella se il quadro resta l’attuale».
Come si arrivati a questo punto?
«Allo scoppio delle ostilità la dinamica degli aumenti del gas è stata scomposta, con aumenti del 30/40% su base giornaliera, ma era stata provocata da un intervento militare degli Stati Uniti e di Israele in Iran che si supponeva sarebbe stato limitato nel tempo. Tanto che i prezzi dei futures estivi e invernali, così come per i primi mesi del 2027, a una settimana dall’inizio del conflitto stavano già tornando a scendere. Se si guardava la curva di medio periodo, il rialzo del prezzo del gas si fermava a un 10/15% in più rispetto ai valori di febbraio 2026. Segno che il mercato si aspettava un rientro alla normalità o quasi nel giro di qualche mese».
E allora cos’è cambiato per far svoltare in negativo la situazione?
«Il quadro purtroppo per noi è cambiato la scorsa settimana, quando si è verificato l’attacco israeliano al giacimento iraniano di South Pars, parte della più grande riserva di gas naturale al mondo, e la conseguente risposta iraniana sull’impianto di liquefazione del gas di Qatar Energy, Ras Laffan. Il gas che l’Italia compra dal Qatar passa proprio da lì, nel 2025 abbiamo acquistato 8 miliardi di metri cubi, il 10% di tutto il fabbisogno nazionale. E dire che, in seguito alla crisi del 2022, le grandi compagnie erano corse ai ripari, avevano fatto enormi investimenti per realizzare nuove infrastrutture per il gas, in Qatar, negli Usa, in Canada, in Congo, in Australia, in tutti i Paesi ricchi di materia prima, con l’obiettivo di aumentare le capacità dell’offerta, motivo per cui i valori previsionali dal 2027 in poi stavano scontando una dinamica ribassista. Ma è chiaro che se vengono colpite le infrastrutture energetiche del Qatar, tutto il palco crolla e gli investimenti dispendiosi che stanno per essere portati a termine rischiano di essere mandati in fumo da un missile. Questa dinamica ha fatto riconsiderare i prezzi del gas per tutto il 2027. Eravamo a 29 euro al MW/h fino a febbraio, oggi siamo a 55 euro al MW/h, in estate ci sarà un incremento perché la domanda sarà sostenuta, nel 2027 ci siamo stabilizzati a 48 euro al megawatt/ora. Il prezzo è comunque raddoppiato rispetto a tre settimane fa».
Quanto consuma una piccola regione ma ad alta intensità industriale come il Friuli Venezia Giulia?
«Per quanto riguarda l’energia elettrica siamo a 9 TW/h (9 miliardi di kWh) di cui 5,5 TW/h vengono consumati dal sistema industriale (dati Terna del 2023). Per quanto riguarda il gas 1,7 miliardi di metri cubi (dato Mase del 2024), di cui 500 milioni di metri cubi destinati all’industria».
Con i prezzi che si sono determinati a causa della guerra, dunque, qual è il conto per il sistema manifatturiero regionale?
«Con un rialzo di 25 euro per MW/h rispetto alle quotazioni precedenti l’intervento militare, il costo per le imprese del Friuli Venezia Giulia sarebbe di quasi 500 milioni di euro in più all’anno. Se la crisi dovesse peggiorare, lo scenario diventerebbe ancora più negativo».
Chi dovrebbe intervenire e cosa si dovrebbe fare per limitare i danni?
«Questi sono eventi di geopolitica globale che richiederebbe interventi su scala mondiale. Il Dl Bollette del governo tampona qualche falla».
All’orizzonte c’è la forte preoccupazione di Confindustria. È uno scenario realistico, quello ipotizzato, o è un po’ troppo pessimistico?
«Con questo livello di prezzi dell’energia c’è la possibilità di recessione o comunque di stagnazione, oltre al rischio inflattivo. E non abbiamo parlato del rincaro dei carburanti, che incide direttamente sul pieno di benzina e sul carrello della spesa. Ma se dovesse innestarsi la spirale dell’inflazione, le banche centrali potrebbero aumentare i tassi d’interesse». —
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