Belli (VeneVision): «L’occhialeria? Una filiera che deve dimagrire»
L’amministratore delegato dell’azienda veneta che riunisce 18 imprenditori: «Non rivedremo a breve i numeri degli anni del post Covid. Dobbiamo essere resilienti»

«Devo dire che oggi, se escludiamo Luxottica che fa storia a sé, noi siamo l'unica azienda indipendente che è in grado di produrre gli occhiali in tutte le tipologie costruttive al proprio interno. Possiamo definirci l'industrial power house dei brand che cercano una manifattura eccellente».
Nicola Belli è l'amministratore delegato di VeneVision, azienda nata, come spiega, «dalla volontà di diciotto imprenditori veneti, tutti soci di Venetwork, la nostra holding, di investire nel settore dell'occhialeria». Originario di San Vito di Cadore, classe 1967, Belli ha lavorato per Safilo come Global Head of Consumer and Product Innovation. Dopo la laurea in Ingegneria Aerospaziale all'Università di Bologna, era stato anche in Ferrari, in Benetton Sportsystem e, come consulente, in Luxottica.

Come si entra in un settore così maturo, nel quale le prime 5-6 aziende fanno il 95% del fatturato dell'intero distretto bellunese, di gran lunga il più importante al mondo?
«VenetWork, di cui sono socio fondatore, nasce nel 2010: 80 imprenditori del Triveneto (allora eravamo 22) che, sotto la guida illuminata di Alberto Baban, si sono messi insieme per sostenere e sviluppare progetti ad alto potenziale. Accompagniamo le aziende nella crescita, sia per linee interne che per linee esterne; siamo un acceleratore di opportunità di investimento in realtà produttive».
In portafoglio vi mancava però un'azienda dell'occhiale.
«Mancava ed è arrivata l'occasione di acquistare nel 2022 la trevigiana Trisottica, azienda di Segusino che era in una fase di passaggio generazionale. Poi altre sei aziende del settore: la ex-Vecellio di Auronzo, che fa occhiali in acetato come Trisottica, Ottica Prealpi (occhiali finiti in metallo), CiDi (occhiale stampato con verniciatura artistica), Reply (cerniere e aste di metallo di alta qualità), Fotomeccanica (taglio laser e fototranciatura), Eurofin (rivestimenti galvanici riporti metallici superficiali in forma di film) e Tricolor (verniciatura su plastica). Abbiamo anche due marchi di proprietà, LaMarca e Rosso Doge, un totale di circa 500 collaboratori per un fatturato consolidato 2024 arrivato a 80 milioni di euro, grazie alla produzione di 1,35 milioni di pezzi di prodotto finito».
E il 2025 come è andato?
«I numeri definitivi non sono ancora in grado di fornirli, ma non saranno come quelli dell'anno prima, il portafoglio è evoluto. Abbiamo sicuramente sofferto il calo di alcuni brand del lusso; ma al tempo stesso abbiamo investito sulla crescita interna, quindi dei brand di nostra proprietà e su alcuni clienti in controtendenza molto positiva. Inoltre abbiamo razionalizzato il gruppo fondendo alcune aziende. In sintesi, abbiamo prodotto occhiali per oltre 40 brand, ovviamente distribuiti tra le griffe del lusso, che sono un po' il nostro mercato storico, i brand indipendenti, e i nostri marchi, con un portafoglio molto diversificato».
Ma il mercato come va?
«Secondo me l'industria dell'occhiale non rivedrà a breve i numeri degli anni del post Covid, perché c'è stata molta speculazione, una grande inflazione sui prezzi e tutta la filiera si è sovrastrutturata dal punto di vista della capacità produttiva e anche distributiva e del retail. Poi i fenomeni di geopolitica globale avranno un loro impatto negativo a breve e medio periodo».
Quindi?
«Il settore è nel pieno di una ristrutturazione dimagrante, dobbiamo essere resilienti e non dimenticare mai che il numero delle persone che ha problemi di vista continua a crescere nel mondo. Sia per l'invecchiamento della popolazione che per i dispositivi digitali sempre più utilizzati a tutte le età. Quindi il mercato continua a crescere e bisogna essere bravi a interpretarlo».
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