Bauli chiude anno con utile in crescita a 9,1 milioni: suo il 37 per cento del mercato dei dolci natalizi

Il Gruppo ha registrato un market share del 37% per il Natale e del 33% per la Pasqua, continuando inoltre a investire nella diversificazione e innovazione delle proprie linee di business sia per le ricorrenze, sia per i prodotti a uso quotidiano.

Edoardo Bus

VERONA. Bauli chiude l’anno con utili in crescita del 48% (9,1 milioni di euro) pur a fronte di un fatturato stabile a 481,2 milioni. “Siamo stati bravi – commenta il presidente del gruppo Michele Bauli – a produrre esattamente quello che serviva e a mantenere quindi una buona marginalità. A fronte della Pasqua dello scorso anno, in piena pandemia e con parte del prodotto invenduto, questa è andata bene ed abbiamo avuto la minor quantità di “reso” della storia aziendale”.

Storia aziendale che l’anno prossimo vedrà Bauli raggiungere il centenario, un traguardo da festeggiare adeguatamente. “Abbiamo in serbo alcune sorprese – aggiunge Bauli – che sveleremo più avanti. Posso anticiparle che l’anno prossimo usciremo con il primo bilancio di sostenibilità della nostra storia e che la nostra intenzione è quella di continuare a crescere, ma appunto in maniera sostenibile, sia da un punto di vista finanziario che ambientale.” E crescono anche gli ormai tanti marchi del gruppo: Doria: “Significa sempre di più attenzione al benessere, come dimostra il lancio della linea “Semplicissimi”, fatti di soli 5/6 ingredienti naturali”. Motta: “Panettone ma non solo, abbiamo rilanciato anche Buondì e Girella”. Alemagna. “E’ il marchio premium, che produce un panettone gran riserva a tiratura limitata”. Bistefani: “Stiamo per lanciare un nuovo prodotto, che dimostrerà la capacità della marca di andare oltre i Krumiri”.

Nell'anno fiscale il capitale impiegato nel gruppo è risultato pari a 229 milioni di euro (+41 milioni rispetto all'esercizio precedente), con un patrimonio netto pari a 147 milioni (+43 milioni) e una posizione finanziaria netta di 82,1 milioni (-2,5 milioni).

Alla buona salute del gruppo in Italia, dove ha registrato un market share del 37% per il Natale e del 33% per la Pasqua consolidando la leadership nei prodotti da ricorrenza, si aggiunge quella sui mercati esteri, che incidono per il 16% del fatturato, con punte nel sud est asiatico ed in India in particolare, dove Bauli ha anche una fabbrica.

“Esportiamo la qualità italiana – spiega il presidente – e vendiamo molto bene Girelle e brioches, con una forte affermazione del marchio, tanto che gli indiani usano dire: “Vorrei un Bauli”. Alberto Bauli, grande imprenditore veronese scomparso nell’agosto 2020, per 25 anni presidente dell’azienda e zio di Michele, era solito dire: “Costa più il pane del pandoro”, per stigmatizzare il fenomeno di guerra sui prezzi tra concorrenti, che spesso utilizzano il pandoro come un “prodotto civetta”.

È anche per questo motivo che un’azienda come Paluani è entrata in crisi? “Non solo per questo – conclude Bauli – influisce anche l’aumento delle materie prime e, nel loro caso, la grave crisi del Chievo. Noi dovremo continuare ad essere bravi a mantenere la marginalità, ad investire in innovazione (quest’anno 40 milioni, ndr) e in diversificazione delle linee di business. Ma guardiamo al futuro con fiducia, ottimismo ed orgoglio”.

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