Auta Marocchi da 40 anni in corsa. Ricavi verso quota 300 milioni
Nel 2026 il gruppo prevede un fatturato recordo di 277 milioni. Il presidente Zabai: «Il costo del gasolio è tornato una criticità e il credito d’imposta riconosciuto dal governo non basta»

Da un vecchio camion americano comprato usato dopo la guerra a una flotta di 749 tir, che ne ha fatto un’azienda da oltre mille dipendenti, leader del trasporto su gomma e dell’intermodalità europea. La triestina Auta Marocchi compie quarant’anni (il conteggio parte dalla creazione dell’attuale società nel 1986) e festeggia il traguardo con un fatturato di gruppo che nel 2026 è stimato in 277 milioni e che punta ad arrivare a 300 in un biennio.
Nel corso della cerimonia organizzata a Villa Russiz, il presidente e fondatore Oscar Zabai ha ripercorso la storia dell’azienda, le cui radici affondano nel lavoro di carrettiere svolto fin dal Settecento dagli uomini della famiglia: «Abbiamo continuato a trasportare merci sotto Venezia, l’Impero austriaco, il Regno d’Italia e la Repubblica italiana, attraversando le campagne napoleoniche, le guerre d’indipendenza e due guerre mondiali. In tre secoli sono cambiati Stati, confini, governi ed eserciti, ma il nostro mestiere è rimasto lo stesso: trasportare le merci».
Dai cavalli si passa ai motori nel 1946, con l’acquisto del primo camion: «Era un Ford G8T preso usato, che si guastava sempre e mio nonno definiva rottame a motore». Il passaggio successivo è del 1951: Zabai spiega che «mio padre non amava guidare e lasciò il volante per creare l’Agenzia udinese trasporti artigiani (Auta), che faceva da intermediaria fra clienti e padroncini. Divenne un freight forwarder, come si dice oggi in inglese, solo che non lo sapeva ancora!». L’azienda cresce, ma attraversa pure le difficoltà, come la crisi energetica del 1973. I camion restavano fermi per mancanza di gasolio e bisognava differenziare: la salvezza arriva dalla «rivoluzione del trasporto merci con la nascita del container: decidemmo di aprire un ufficio a Trieste. La collaborazione con il Lloyd Triestino ci aprì le porte e i container divennero il motore principale della nostra crescita».
Auta comincia nel 1976 con quattro camion e un’osteria di fronte all’ufficio per chiudere gli accordi con i clienti. Anni ruggenti per diventare grandi, prendendosi a sportellate con i concorrenti della Marocchi, con cui nel 1986 si arriva però alla fusione. E così la cabala del 6 dice che quest’anno si festeggiano i 75 anni di Auta, i 60 di Auta container service e 40 di Auta Marocchi La svolta vera arriva nel 1993, quando l’azienda acquista 52 trattori Iveco, assumendo dimensione industriale. La società è andata quindi crescendo con una serie di acquisizioni strategiche, trasformandosi da operatore locale a leader europeo del segmento contenitori e del trasporto general cargo via strada e intermodale. L’ultima operazione risale infine all’anno scorso, con l’acquisizione della veneta Fratelli Dissegna e nuove operazioni sono già in cantiere.
Zabai ricorda con affetto il figlio Alessandro, scomparso prematuramente ma «capace di lasciare il segno nell’azienda». Poi invita a festeggiare, «guardando alla nostra storia, ma proiettati verso il futuro, consapevoli delle sfide del mercato, pronti ad affrontarle e a investire per continuare a crescere», dopo aver raggiunto le venti unità locali in Italia, oltre a 13 controllate e filiali in 9 paesi Ue e in Turchia.
L’ad Roberto Vidoni si concentra sul business, sottolineando l’ulteriore crescita attesa, fermo restando il carattere familiare dell’azienda, con il giovane nipote Alessio appena entrato nel cda. Il fatturato consolidato previsto per il 2026 è di 277,6 milioni di euro, nuovo massimo storico: un incremento del 3,7% rispetto ai 267 milioni del 2025 e del 56,8% rispetto ai 177 milioni del 2021, a testimonianza di una traiettoria di crescita che, dopo una fase di consolidamento nel 2023-2024, ha ripreso con decisione anche grazie all’acquisizione di Dissegna con la sua rete in Croazia e Romania. Operazione che ha portato a un raddoppio dell’Ebida a 10,3 milioni, ma anche alla necessità di far tornare a crescere un utile in calo.
Le previsioni sono dunque positive nonostante le difficoltà del settore, ma l’azienda resta vigile. Zabai spiega che «nel 2026 il costo del gasolio è tornato a rappresentare una delle principali criticità: il problema non è solo il livello raggiunto dal prezzo, ma anche la difficoltà di trasferire con la stessa rapidità gli aumenti sulle tariffe. Il fuel surcharge consente di recuperare una parte dei costi, ma l’adeguamento avviene con ritardo. Anche il credito d’imposta straordinario riconosciuto dal governo rappresenta un aiuto importante, ma non è sufficiente a coprire il differenziale».
Dalla sede centrale di Riva Cadamosto, nella zona industriale Est di Trieste, vengono gestiti i 749 camion e coordinati i 1.070 dipendenti diretti attraverso una centrale digitale all’avanguardia, partita negli anni ’70 da un singolo computer a schede forate. Vidoni annuncia «investimenti consistenti e l’ingresso di 100 nuovi trattori che consentirà di mantenere la flotta ai più alti standard, salendo a quota 850». Questione di sostenibilità anche economica, spiega Zabai: «Nel 2025 abbiamo consumato 18 milioni di litri di gasolio, pari a oltre 23 milioni di euro. E allora lavoriamo per ridurre i consumi: ai miei ragazzi dico sempre che inquinare costa».
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