Asem verso i 100 milioni di ricavi
L’azienda friulana del gruppo Rockwell Automation che produce pc industriali ha appena concluso l’ampliamento da 3.700 metri quadrati della fabbrica. L’ad Greg Nicoloso: «Ora puntiamo ad arrivare ai 250 milioni entro il 2030, siamo pronti a raddoppiare la produzione»

È seduto nel suo ufficio, ad Artegna, e dalla grande finestra affacciata sul giardino posteriore di Asem guarda l’ampliamento dell’azienda.
Il corpo di fabbrica, innestato sul vecchio stabilimento, fino a qualche mese fa non esisteva e oggi aggiunge 3.700 metri quadrati di superficie al sito, tutti destinati ad aumentare la produzione.
Greg Nicoloso, che di Asem è l’amministratore delegato, guarda alla fabbrica per parlare dei piani di crescita dell’azienda, degli investimenti – circa 10 milioni, ai quali se ne aggiungeranno ulteriori 5 – realizzati negli ultimi due anni per mettere l’azienda friulana produttrice di pc industriali in condizione di fare un salto di scala.
Un balzo che quest’anno si può già iniziare ad apprezzare: la società ha raggiunto a luglio circa 77 milioni di ricavi, tanti quanti ne aveva realizzati l’anno scorso in 12 mesi, e si avvia a chiudere i conti, alla fine di settembre, centrando i 100 milioni.
Non un traguardo, ma il primo, importante, gran premio della montagna da quando il colosso americano Rockwell Automation acquisì l’azienda nell’aprile 2020: «Allora – ricorda Nicoloso – Asem fatturava 37,5 milioni». Sei anni dopo il turnover è quasi triplicato».
E anche la redditività ha cambiato scala: «Siamo al 22% di Ebit», fa sapere il manager, arrivato in Asem dopo aver guidato Eurotech in Usa, evidenziando che il risultato, per un produttore di pc industriali, è tutt’altro che scontato.
E tuttavia, come detto, si tratta solo di un passaggio verso un obiettivo ben più sfidante: raggiungere i 250 milioni di ricavi entro il 2030.
A trainare la crescita sarà soprattutto il canale Rockwell – multinazionale americana da 9 miliardi di dollari di fatturato, 30 mila dipendenti e 5 mila commerciali presenti in 110 Paesi del mondo –, che oggi pesa per circa il 40% del giro d’affari di Asem e per il quale il business plan dell’azienda stima incrementi nell’ordine del 25-30% all’anno.
Quanto al business storico, crescerà a sua volta, ma nella misura più contenuta del 9,5% annuo.
Una potenza di fuoco, quella della holding, che Asem sta sfruttando per allargare la propria presenza internazionale: «Abbiamo un muscolo – per dirla con Nicoloso – che è molto importante per la nostra crescita».
Per sostenere l’accelerazione serviva però una fabbrica all’altezza.
Così, ad Artegna non sono cresciuti solo i conti, ma anche i metri quadrati.
L’ampliamento appena completato aggiunge circa 3.700 metri quadrati a quelli esistenti, consentendo di aumentare sensibilmente la capacità produttiva.
«La fabbrica è pronta, è già in grado di raddoppiare l’output».
I 4,7 milioni di investimenti che andranno ad aggiungersi ai 10 già messi a terra garantiranno lo scatto definitivo: Asem installerà 5 nuove linee, in aggiunta alle 10 esistenti, concentrando tutta la produzione nel corpo di fabbrica centrale, appositamente ampliato, e svuotando il sito Nord, che verrà quindi ricostruito ex novo per essere destinato a centro aziendale di ricerca e sviluppo. «Insomma, una nuova disposizione, per la quale adotteremo il più possibile logiche lean, con spazi organizzati in modo più efficiente e flussi concentrati nello stesso sito», anticipa l’amministratore delegato.
Come detto, la riorganizzazione della fabbrica è la premessa di un ulteriore balzo in avanti, garantito per il prossimo anno da un portafoglio ordini che a oggi vale già 87,6 milioni di euro.
«A fine esercizio contiamo di fare un ordinato che è di circa 26 milioni sopra l’anno scorso», stima Nicoloso.
Una crescita alimentata anche dalla corsa dei clienti a mettersi al riparo dal costo elevato dei componenti. Memorie, SSD e processori hanno subito forti rincari sotto la spinta dei data center e dell’intelligenza artificiale.
«Una memoria che ci poteva costare 50 dollari adesso la paghiamo dai 200 ai 250 dollari», racconta il manager, spiegando che Asem ha iniziato a trasferire gli aumenti sui clienti, ma solo in parte. Dalla sua, può contare su un portafoglio altamente diversificato: a spingere sono soprattutto pharma, medicale e food & beverage, mentre rallentano automotive, ceramica ed edilizia. L’Italia resta il primo mercato, con circa metà dei ricavi, il 20% viene dagli Usa, che oggi sono la prima piazza estera, il 30% dal resto del mondo.
A braccetto con Rockwell Automation, Asem è dunque diventata un’azienda globale, pur fortemente radicata in Friuli, dove lavorano 282 dipendenti, a loro volta in predicato di crescere ancora.
«Nel 2027 andremo a sbloccare ulteriori risorse, avremo bisogno di nuovi operai specializzati, tecnici e project manager», spiega Nicoloso.
Un nuovo assist per il territorio da un’azienda che si dimostra costantemente attenta alle esigenze delle comunità che la ospitano.
Realtà che inizialmente avevano guardato all’acquisizione di Asem da parte di Rockwell Automation con più di qualche preoccupazione, timorose che il colosso americano potesse finire per svuotare l’azienda e portarne altrove competenze e attività.
Sei anni dopo, il corpo di fabbrica che Nicoloso guarda dalla finestra del suo ufficio racconta tutta un’altra storia.
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