Ascopiave, la rivolta dei sindaci azionisti. «Persi 45 milioni di valore in pochi giorni»

La proposta di modificare lo statuto da parte di Asco Holding è congelata ma a Piazza Affari il titolo continua a soffrire

Andrea Passerini

«Ci siamo già fatti male da soli, la società ha perso decine di milioni di valore, ora evitiamo ulteriori guai». Da destra a sinistra quello dei sindaci azionisti di Asco Holding – che ha il 52% della quotata Ascopiave – è un coro di protesta. Lo scontro frontale tra casa madre – in mano alle segreterie provinciali del centrodestra, Lega in primis – e il presidente, ad e dg di Ascopiave, Nicola Cecconato, pure non lontano dalla Lega, la cui concentrazione di potere evidentemente non andava giù a parte del Carroccio – ha creato tempesta in Borsa.

La holding presieduta dal leghista Graziano Panighel voleva ridimensionare pesantemente Cecconato, rivoluzionando la governance. Progetto ora congelato, ma ieri il titolo ha perso un ulteriore 2,44%, scendendo a 3,59 euro (ed il giorno prima aveva ceduto il 5%). Asco è sempre l’ultima cassaforte pubblica della Marca.

Soldan: «Stop ai partiti»

«Assurdo perdere in pochi giorni 45 milioni di valore della società», attacca Stefano Soldan, sindaco di Pieve di Soligo, dove tutto è nato, nel 1956, «E tutto perché ci si dimentica che i proprietari sono i comuni e dunque i sindaci, non le segreterie provinciali». Soldan stesso è segretario provinciale, dell’Udc... «Sì, ma come socio di Asco, non rispondo alla politica, ma ai cittadini, in piena autonomia. Lo dico anche ai miei colleghi. Questo è il cuore delle questione, chi è il proprietario delle azioni? Non i partiti. E chi non è proprietario non può rilasciare dichiarazioni o attuare iniziative improvvide che danneggino la società». Punto che tocca anche un sindaco leghista che chiede l’anonimato, per il silenzio stampa imposto dal partito: «Anomalo che un cda nominato dai soci proprietari non ascolti i soci proprietari. O stanno ascoltando qualcun altro? ».

Della Pietra: «Ora fermi tutti»

Marco Della Pietra, sindaco di Spresiano, meloniano della minoranza di Luca De Carlo, non cela la sua ira: «Mercoledì i cittadini di Spresiano avevano perso un milione, adesso (ieri ndr) altri 300 mila euro. Al titolo serve stabilità, ai cittadini certezze. Posso capire tutto, anche la voglia di cambiare il board, ma Asco non è il centro Studi dell’associazione Comuni (ente che presiede ndr). Ballano centinaia di milioni di patrimonio pubblico, il cda della holdong ha agito fuori posto e fuori tempo. Avevamo in passato un Maradona, nella holding, Malvestio (allora nella cordata Plavisgas, oggi è socio di minoranza ndr) e non lo si è ascoltato: perserverare diabolicum, ora fermi tutti, per non fare errori irrimediabili. Non si può cambiare un timoniere che bene ha fatto».

Cristina da Soller, sindaca di Cison di Valmarino, già presidente di Bim Piave, rivolge un accorato appello: «Auspico prima di ogni cosa senso di responsabilità e rispetto dei ruoli, di chi controlla e di chi è controllato», esordisce. «Noi sindaci non siamo tuttologi, giusto dare gli indirizzi, poi amministra chi ha le competenze. Chiarezza dei ruoli da ritrovare appieno quest’anno, in cui ricorre il 70° della fondazione della società».

Rampin: «Non c’è confronto»

Attendista è Annalisa Rampin, già del Pdl, che amministra Pieve del Grappa: «Come sindaco di un comune socio abbiamo il diritto di essere informati, c’è una sede che si chiama assemblea: ma su quello che si legge non c’è stato alcun confronto, ancora lo attendo».

Ballina: «Ci rimettiamo tutti»

Dal centrosinistra, ecco la vittoriese Mirella Balliana, che con altri 6 comuni della stessa area si è aggregata a 3 di centrodestra per chiedere l’assemblea straordinaria, poi non concessa dal cda della Holding per il congelamento della proposta di nuova governance: «Così ci rimettiamo tutti, e non possiamo: il patrimonio è dei cittadini e dobbiamo risponderne. Facciamo squadra noi sindaci, si parta da un confronto schietto, anche nella trasversalità. E gioverebbe che negli organismi ci fossero tutte le sensibilità». Allusione al centrosinistra fuori dal cda della holding?

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