Aps accende la nuova pressa e ora va in cerca del rilancio

L’azienda di Mariano del Friuli attiva la sua seconda linea dopo il revamping e punta a lavorare l’alluminio a ciclo continuo entro fine anno con 15 possibili assunzioni. «Mercato difficile e margini ridotti, ma noi siamo un’impresa combattiva»

Diego D'Amelio
Lavorazione dell'alluminio all'Aps di Mariano del Friuli
Lavorazione dell'alluminio all'Aps di Mariano del Friuli

Ha atteso tre anni per poter tornare alla piena capacità produttiva, dopo una fase di mercato difficile, ma anche di investimenti importanti per il rinnovo delle linee.

Ora è tutto pronto: la Aps Arosio Extrusion di Mariano del Friuli ha riavviato la produzione nella pressa da 2.200 tonnellate fresca di revamping ed entro fine anno conta di riprendere a lavorare a ciclo continuo su tre turni.

L’azienda isontina è l’unica specializzata nell’estrusione dell’alluminio in Friuli Venezia Giulia, con una produzione per settori che spaziano dai pannelli solari alle centrali di trattamento aria di ospedali, centri commerciali e data center, fino a cerchi di bicicletta, tende da sole, parti per l’arredamento e profili su misura o a catalogo.

Il 2026 sarà un anno di transizione, in attesa che il 2027 segni il ritorno degli utili, anche se destano preoccupazione le ricadute della crisi tedesca sui fornitori italiani.

Gli impianti produttivi sono due: uno a Mariano del Friuli (dove si trovano sede legale e uffici amministrativi) e l’altro a Porzano di Leno in provincia di Brescia, che ospita la parte commerciale.

Circa 150 i dipendenti, equamente divisi tra i due siti, capaci di lavorare in un anno fino a 30.000 tonnellate di alluminio.

Il gruppo crede nel suo stabilimento isontino, perché «si trova vicino all’Est Europa e al porto di Trieste, dove arrivano via mare le billette (i blocchi di alluminio da lavorare, ndr) che compriamo in India, Corea del Sud ed Egitto», spiega il presidente Claudio Arosio.

E proprio a Mariano l’azienda nata nel 2008 ha deciso di crescere, con 15 assunzioni previste: «A fine anno torneremo a lavorare con i tre turni. Siamo un’impresa combattiva che fa tutto per stare sul mercato e rimanerci», dice l’imprenditore, forte di una politica di investimenti pensata per riguadagnare marginalità.

Nel 2025 Aps Arosio Extrusion ha infatti superato i 64 milioni di euro di fatturato, con una crescita di oltre il 9% dovuta al costo della materia prima, ma con una perdita finale di 100.000 euro.

Le difficoltà sono cominciate nel 2024 per la debolezza della domanda e la diminuzione dei margini, che hanno portato l’Ebitda a 3,6 milioni (uno in meno rispetto al 2023) e azzerato gli utili.

Nel 2025 la quantità di alluminio lavorato (17.000 tonnellate) è aumentata del 5%, ma l’Ebitda è calato a 3,2 milioni (-6,3%).

Nel primo semestre 2026 l’azienda registra risultati decisamente migliori: ricavi a 36,5 milioni (+3,2% rispetto allo stesso periodo del 2025), valore della produzione in crescita del 5,4% e margine operativo lordo in aumento del 55%.

Arosio spiega che «il 2025 è stato un anno complicato sia dal punto di vista del mercato, che dei nuovi impianti da tarare. I primi sei mesi del 2026 hanno visto un leggero calo della produzione, ma abbiamo un’inversione di tendenza e non ci saranno più perdite».

Il momento della verità sarà il 2027, seppure in un momento difficile per l’alluminio.

Per l’imprenditore, «il mercato non attraversa una fase semplice: i numeri, il costo della materia prima (+30% in anno, ndr), il valore aggiunto e la marginalità non sono quelli del passato e la visibilità degli ordini arriva al massimo a due mesi. Noi esportiamo il 43% della produzione, quasi tutta fra Germania, Austria e Slovenia, ma il mercato tedesco sta andando molto male e quello nazionale non brilla. Questo genera competizione a ribasso fra gli estrusori italiani, cui si aggiunge la concorrenza di turchi, egiziani e montenegrini».

A pesare sui numeri è stata pure una riduzione della capacità produttiva, dovuta al sequestro giudiziario di una delle due linee di Mariano dopo un incidente mortale avvenuto nel 2023.

In questo contesto difficile, la proprietà ha però deciso di investire su un radicale rinnovo dei macchinari.

Il sito isontino è stato allargato di 3.000 metri quadrati e una nuova linea produttiva è stata messa in funzione nel 2024, grazie a un investimento da 14 milioni, finanziato al 70% dal Fondo di rotazione del Friuli Venezia Giulia.

Dopo il dissequestro, la seconda linea è andata inoltre incontro al revamping dei macchinari, appena concluso con la messa in funzione della nuova pressa costata 2 milioni di euro, che si aggiunge a quella da 2.500 installata due anni fa.

A Brescia si trovano altre due presse da 2.800 e 1.600 tonnellate.

Anche in Lombardia sono in corso valutazioni per il rinnovo degli impianti e nel mentre sono in corso investimenti sulla sicurezza e per il rifacimento della palazzina uffici.

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