Amigos Caffè cresce all’estero: con il chicco meno caro la produzione sale del 10%

La torrefazione triestina si muove in un mercato difficile dove la frenata dei rincari convive con le crisi geopolitiche. L’azienda chiuderà il bilancio in linea con il 2025, con un fatturato di circa 9,4 milioni di euro

Diego D'Amelio
Due addetti alla produzione di Amigos Caffè
Due addetti alla produzione di Amigos Caffè

Più caffè venduto e ricavi invariati.

I numeri della torrefazione triestina Amigos raccontano che la lunga corsa dei prezzi della materia prima si è parzialmente fermata, almeno per ora.

L’azienda prevede di chiudere l’anno in linea con il 2025, quando il fatturato è stato di 9,4 milioni e l’utile di 740.000 euro, con 1,8 milioni di chili di prodotto tostato usciti dagli impianti delle Noghere.

Nel primo semestre i volumi commercializzati sono però cresciuti del 10%: l’allentamento della pressione sulle quotazioni di arabica e robusta ha consentito all’azienda di Muggia di adeguare al ribasso i listini. E se il fatturato non cresce, aumenta la presenza sui mercati esteri di un’attività familiare che esporta il 93% della produzione.

«I ricavi restano in linea, ma i volumi di caffè venduto sono aumentati», sintetizza l’ad Arianna Mingardi. Una dinamica che riflette il ridimensionamento delle quotazioni del caffè verde rispetto ai massimi raggiunti nel 2025, dopo la fase di rincari iniziata alla fine del 2021. Il contesto resta tuttavia volatile: «Per una realtà come la nostra la difficoltà maggiore è capire qual è il momento più opportuno per effettuare gli acquisti della materia prima. Oggi riusciamo a pianificare con un orizzonte di sei mesi, mentre prima del 2021 il mercato era molto più prevedibile. La componente speculativa sulle commodity alimentari ha cambiato profondamente gli equilibri», osserva Mingardi.

Alle oscillazioni del chicco si sommano le incognite della logistica.

Le forniture provenienti dall’Asia evitano Suez, circumnavigano l’Africa e arrivano dopo tre o quattro mesi anziché i due impiegati prima della crisi del Mar Rosso, con trasbordi intermedi e pochissima materia prima disponibile sul mercato spot.

Le tensioni attorno allo stretto di Hormuz creano invece riflessi sui costi energetici e rallentano lo sviluppo commerciale nel mercato saudita, dove Amigos aveva cominciato a raccogliere i primi risultati.

La crescita più incoraggiante arriva dal Nord Europa: nuovi ordini da Danimarca e Polonia, vendite in aumento nella grande distribuzione svedese e una partnership per sviluppare i Paesi baltici.

Il baricentro dell'export resta comunque l'Europa centro-orientale.

Amigos è nata nel 1980, intercettando i clienti che arrivavano dalla Jugoslavia: oggi vende con il proprio marchio in 26 paesi, ma il radicamento maggiore è in Slovenia, Croazia, Bosnia e Serbia, con Ungheria e Svezia a completare la lista dei sei mercati esteri di riferimento, tra grande distribuzione, Horeca e vending. L’e-commerce in un anno è salito inoltre dal 3% al 7% del fatturato e si lavora a un restyling dell’immagine che valorizzi il made in Italy.

La vocazione internazionale convive con una struttura familiare giunta alla terza generazione (la quarta è appena nata).

L’azienda impiega 18 persone: metà dei dipendenti ha meno di 35 anni e le donne rappresentano il 40%. Dopo i primi vagiti nel garage di casa, l’impresa fondata da Severino Mingardi occupa oggi due magazzini alle Noghere.

Nei suoi 11.000 metri quadrati, Amigos combina la tostatura di 120 tonnellate di caffè verde al mese, trasformandolo in caffè in grani, macinato, cialde e capsule.

«Ma speriamo che il mercato privilegi le cialde, che sono più sostenibili e semplici da riciclare», dice Mingardi.

Le miscele a marchio sono dodici e le ricette sono rimaste invariate anche nella fase di punta dei prezzi.

Il 10% del lavoro arriva dal conto terzi, svolto per tredici diverse aziende.

Realtà per cui Amigos segue la progettazione della miscela e del packaging oppure mette a disposizione singole fasi del processo produttivo, dalla tostatura alla macinatura e al confezionamento.

«Per una pmi», dice Mingardi, «ogni cliente conta e la concorrenza è qualificata. Noi puntiamo sulla qualità, sulla trasparenza nel rapporto con i clienti e sulla condivisione delle dinamiche che influenzano il costo della materia prima, così da costruire rapporti di lungo periodo».

L'obiettivo, conclude l’ad, è «continuare a sviluppare nuovi mercati, ma con una crescita sostenibile, che ci permetta di mantenere il controllo diretto sulla qualità del prodotto e del servizio».

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