Risiko, il rilancio di Mps su Banca Generali e Bpm

L’Ad Luigi Lovaglio si gioca l’ultima carta nella partita contro Intesa Sanpaolo e presenterà oggi al Cda di Rocca Salimbeni le offerte per i due istituti. No comment da Trieste e Piazza Meda sulle nuove indiscrezioni

Luigi Dell’olio

 

Monte dei Paschi passa al contrattacco per sottrarsi all’Offerta pubblica di acquisto e scambio (Opas) lanciata da Intesa Sanpaolo. È iniziato alle nove il Cda per esaminare le possibili opzioni allo studio dell’amministratore delegato Luigi Lovaglio. Secondo le indiscrezioni circolate nella giornata di ieri, sul tavolo ci sarebbero in particolare due ipotesi di operazione straordinaria: un’offerta su Banco Bpm e una su Banca Generali. Una contromossa complessa, anche per il ritardo rispetto a Intesa, in campo ormai da oltre due mesi. Va in ogni caso ricordato che al momento si tratterebbe soltanto di scenari allo studio e né Mps, né i due possibili obiettivi hanno voluto commentare le indiscrezioni.

La sfida finanziaria

La partita si è aperta l’8 giugno scorso , quando Intesa Sanpaolo ha annunciato l’Opas su Mps, valutata inizialmente 30,6 miliardi e oggi indicata dal mercato intorno ai 36 miliardi. Il progetto di Carlo Messina prevede inoltre la cessione a Unipol di quasi metà delle filiali Mps, anche a Nordest, destinate a confluire in Bper. Una prospettiva contestata da Lovaglio, secondo il quale lo smembramento della rete distruggerebbe valore. Anche Giorgia Meloni ha auspicato che Mps non venga spezzata. La prima ipotesi riguarda Banco Bpm, con cui Siena aveva già avviato nelle scorse settimane un confronto per una possibile aggregazione tra pari, naufragato a fine luglio. Un eventuale nuovo assalto da parte di Mps dovrebbe però fare i conti soprattutto con Crédit Agricole, diventata ormai l’azionista determinante di Piazza Meda con il 29,3% del capitale. Il gruppo francese ha già manifestato forti perplessità sull’ipotesi di un matrimonio con Siena, sottolineando che nessuna operazione potrebbe realisticamente procedere senza il suo coinvolgimento.

Verso Trieste

Ancora più articolata è l’ipotesi Banca Generali. La società di wealth management è controllata da Generali con il 50,17% e un’operazione non potrebbe quindi prescindere da un accordo con il Leone di Trieste. Mps dispone però di una carta importante: attraverso Mediobanca, di cui controlla l’86,3%, detiene il 13,3% di Generali, una partecipazione che ai valori di mercato recenti vale nell’ordine dei 9 miliardi. La partecipazione potrebbe essere usata per costruire l’operazione su Banca Generali, riprendendo in parte lo schema studiato da Mediobanca nel 2025, oppure ceduta in tutto o in parte per liberare risorse. Anche su Banca Generali il percorso sarebbe complesso: oltre all’intesa con Generali, sarebbero da definire struttura, concambio e risorse dell’offerta. Tra i nodi, preservare l’autonomia operativa di Banca Generali e valorizzare l’Ad Gian Maria Mossa e il management. L’integrazione tra Banca Generali e le attività di private banking e wealth management già entrate nel gruppo attraverso Mediobanca rafforzerebbe Mps nel risparmio gestito, riducendo il peso del credito tradizionale.

La corsa a ostacoli

Entrambe le strade devono però fare i conti con la passivity rule, che impedisce al Cda di adottare autonomamente misure capaci di ostacolare l’offerta. Le operazioni difensive dovrebbero quindi ottenere il via libera dell’assemblea, dove peseranno Delfin (17,5%), Caltagirone (oltre il 10%), il Mef (4,9%) e Banco Bpm (3,7%). Un passaggio non scontato, considerate le diverse sensibilità tra i principali soci. Mps può comunque contare su una solida posizione patrimoniale. A fine giugno il Cet1 ratio era salito al 16,3%, quasi sette punti percentuali sopra i requisiti regolamentari, un cuscinetto che la stessa banca ha indicato come fonte di una significativa flessibilità strategica. Oggi sapremo se Lovaglio dispone davvero di una carta in grado di riaprire la partita. Intanto, stamattina in Borsa si accende l'attenzione su Banca Generali che scatta in avanti, in rialzo del 2,38% a 68,95 euro, con volumi 5 volte superiori alla media. Il titolo della banca senese guadagna in avvio di seduta lo 0,8% a 11,86 euro e Banco Bpm è ferma (+0,09%). Intesa Sanpaolo sale dello 0,8%, Mediobanca dello 0,6%, Unicredit dello 0,9%, Generali guadagna lo 0,54 per cento. Controcorrente Unipol (-0,9%).

 

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