Il risiko delle banche punta a Nordest: Unicredit al lavoro per il nuovo colpo

Dopo Commerzbank Orcel guarda al mercato italiano. Tre scenari: Banca Generali, Fineco e Banco Bpm. Gli effetti sul territorio dove la banca ha profonde radici

 

Luigi Dell’olio
Unicredit guarda al mercato italiano
Unicredit guarda al mercato italiano

Con il controllo di fatto di Commerzbank ormai consolidato, Andrea Orcel guarda già alla prossima partita. In linea con il profilo di banchiere d’affari specializzato nelle operazioni di finanza straordinaria, le sue attenzioni potrebbero presto spostarsi verso il mercato domestico, dove UniCredit è indietro rispetto al leader Intesa Sanpaolo e rischia di ampliare ulteriormente il divario se dovesse concretizzarsi l’operazione su Mps e il successivo riassetto che coinvolgerebbe Mediobanca e Generali.

Con la Popolare di Sondrio già finita nell’orbita di Bper tramite Unipol, lo spazio di manovra in Italia per l’istituto di Piazza Gae Aulenti si sta drasticamente riducendo, proprio in un Nordest dove le ex popolari hanno già cambiato pelle da tempo e dove la banca guidata da Orcel ha come azionisti Fondazione Cariverona, Fondazione CRTrieste e Fondazione Cassamarca.

Obiettivo crescita

Eppure, il mandato con cui Orcel si è insediato nel 2021 parla chiaro: crescere sul mercato domestico. Forte di un indice di solidità patrimoniale molto robusto, Orcel ha margini per una nuova operazione. Anche il fattore tempo potrebbe giocare un ruolo importante. Una volta definito il dossier Commerzbank, UniCredit dovrà infatti decidere come impiegare il capitale in eccesso, evitando che resti inutilizzato troppo a lungo.

Per Orcel la crescita per linee esterne resta uno degli strumenti principali per aumentare la redditività e rafforzare il posizionamento competitivo del gruppo. Tre sono gli scenari che il mercato considera possibili, con probabilità diverse e ostacoli differenti, ma tutti coerenti con la strategia di rafforzamento del business domestico perseguita da Orcel.

Gli scenari

Per il Nordest, la partita su Banca Generali ha un valore identitario, in quanto fa capo a uno dei pochi grandi gruppi della finanza italiana che continuano ad avere il proprio baricentro decisionale sul territorio, un elemento che conferisce all’eventuale operazione un significato che va oltre la sola dimensione industriale. L’operazione resta però complessa. Generali controlla il 51% della private bank e difficilmente se ne priverebbe senza un’intesa strategica.

Uno scenario potrebbe aprirsi soltanto nell’ambito di un riassetto più ampio del sistema, nel quale UniCredit potrebbe mettere sul tavolo la partecipazione dell’8,8% detenuta nel Leone in cambio del controllo di Banca Generali. Tra i vantaggi strategici figurerebbe la creazione di un colosso del wealth management, integrando la rete dei consulenti di Banca Generali con la clientela dell’istituto di Piazza Gae Aulenti. Il rovescio della medaglia sarebbe la rinuncia alla partecipazione in Generali, un investimento strategico che nel solo 2026 ha garantito a UniCredit dividendi per 218 milioni di euro.

La pista del Banco

Più difficile, al momento, appare la pista Banco Bpm, dopo lo stop imposto dal governo attraverso il golden power. Qualora l’orientamento politico dovesse cambiare, UniCredit tornerebbe a valutare un’operazione che le consentirebbe di rafforzare significativamente la presenza sul mercato italiano. Resta però un ulteriore ostacolo: Crédit Agricole, con una partecipazione vicina al 30%, rappresenta un azionista in grado di rendere molto più complessa qualsiasi iniziativa. La terza via, che porta a Fineco Bank, è l’ipotesi che oggi raccoglie le maggiori probabilità di successo.

Nel 2019 il precedente Ceo della banca milanese, Jean Pierre Mustier, vendette il 35,1% di Fineco in cambio di 2,1 miliardi di euro nel tentativo di fare cassa. Quella stessa quota oggi varrebbe più di 4,8 miliardi, per cui l’esborso non sarebbe trascurabile. A rendere meno complicata l’eventuale scalata il fatto che si tratta di una vera e propria public company, priva di un azionista di riferimento e quindi contendibile sul mercato. In caso di acquisizione, UniCredit potrebbe internalizzare la propria fabbrica prodotti nel risparmio gestito, uno dei comparti a più elevata marginalità.

Del resto, l’istituto guidato da Orcel persegue da tempo questo obiettivo, avendo avviato il progressivo allontanamento da Amundi (gruppo Crédit Agricole), alla quale UniCredit aveva ceduto nel 2017 Pioneer Investments. L'evoluzione del risiko bancario italiano dipenderà anche dalle scelte del governo, dagli equilibri tra i grandi azionisti e dall'assetto che emergerà tra Mps, Mediobanca e Generali. Un mosaico destinato a produrre effetti anche sugli assetti del credito nel Nordest.

 

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