Premio basso e Generali: Mps boccia l’Ops di Intesa
Il Cda di Rocca Salimbeni evidenzia criticità finanziarie, antitrust e industriali e annuncia invece approfondimenti sulla proposta del Banco Bpm. Per il board l’offerta è inferiore alla media delle recenti operazioni di settore

Il Cda di Mps mostra freddezza per l’offerta pubblica di acquisto e scambio lanciata da Intesa Sanpaolo sul gruppo senese, lasciando invece aperta la porta al progetto alternativo presentato da Banco Bpm. Al termine della riunione di ieri, svoltasi per esaminare le prime relazioni degli advisor, il vertice della banca senese ha formulato una serie di osservazioni preliminari che di fatto sollevano forti dubbi sui termini finanziari e industriali dell’operazione di Ca’de Sass e riguardano anche la quota di Generali che finirebbe in pancia a un concorrente del Leone.
Al centro delle critiche del consiglio di amministrazione c’è prima di tutto la struttura e la congruità del corrispettivo, composto da 1,6 azioni ordinarie Intesa Sanpaolo di nuova emissione e da 1 euro in denaro per ciascun titolo Mps. Viene fatto notare che questa proposta incorpora un premio del 12,5% rispetto ai valori precedenti all’annuncio. Il board evidenzia che il premio è nettamente inferiore alla media delle recenti operazioni di settore (storicamente attorno al 30%). Inoltre, ai prezzi attuali, l’offerta esprime uno sconto sul valore di mercato della società target, destinato ad ampliarsi considerando il dividendo che Intesa distribuirà a novembre.
Inoltre il board di Siena evidenzia lo squilibrio tra il contributo patrimoniale che Mps porterebbe alla nuova entità e il peso azionario riconosciuto ai suoi soci. La banca senese contribuirebbe infatti con il 34% del patrimonio netto tangibile combinato, a fronte di una quota azionaria riconosciuta ai suoi soci di appena il 22%. Per il Cda la valorizzazione proposta rappresenta solo una quota limitata delle sinergie e non riflette il cambio di controllo e il successivo smembramento della banca. Ricevendo prevalentemente azioni Intesa Sanpaolo come corrispettivo, i soci di Mps rimarrebbero così esposti ai rischi di esecuzione, integrazione e potenziale erosione delle quote di mercato nel commercial banking, che per l’offerente risultano in riduzione negli anni dal 2021 al 2025, ossia nel periodo successivo all’integrazione di Ubi Banca.
I consiglieri sollevano forti dubbi sui rischi regolamentari e antitrust dell’operazione. Sul trattamento della quota in Generali ai fini del Danish Compromise, il board rileva che i benefici patrimoniali stimati da Intesa appaiono dipendere da presupposti regolamentari e strutture articolate a oggi non note. Tali elementi, che richiedono il vaglio delle autorità competenti, non possono quindi essere considerati acquisiti, lasciando forte incertezza sul reale valore generato dalla combinazione. Ad allarmare il board è poi l’accordo di cessione di un intero compendio ad Unipol Assicurazioni, volto a superare le criticità concorrenziali. Questo perimetro comprende ben 635 filiali, gran parte della rete commerciale e lo stesso marchio Mps. Viene sottolineato che la cessione a Unipol avverrebbe a un prezzo stimato tra 3 e 3,5 miliardi di euro, pari ad appena 7,6 volte gli utili delle attività cedute: un multiplo inferiore ai valori medi di mercato.
Inoltre, la disaggregazione e la vendita del marchio storico comporterebbero un indebolimento del modello di banca di prossimità e del sostegno all’economia reale. In questo scenario, il Cda rivendica la solidità del proprio piano strategico al 2030 e conferma che proseguiranno a pieno ritmo gli approfondimenti sulla proposta di Banco Bpm. Questa via alternativa viene considerata preferibile perché propone un’integrazione industriale fondata sulla valorizzazione dell’intero perimetro di Siena, senza la disaggregazione delle attività e dello storico marchio. Un’apertura, quest’ultima, accolta positivamente dall’istituto lombardo-veneto: «Prendiamo atto con soddisfazione di quanto comunicato da Mps in relazione alla nostra proposta finalizzata a creare valore per gli azionisti di entrambe le banche e a consentire di preservare Mps nella sua interezza, a beneficio dei clienti, dei dipendenti e del territorio», fa sapere un portavoce.
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