Riesame, no al dissequestro dei dispositivi di Milleri

Rigettato il ricorso presentato da Luxottica contro il decreto di sequestro dei dispositivi informatici aziendali del presidente, indagato nell’inchiesta della Procura sulla presunta scalata a Mediobanca da parte di Monte dei Paschi di Siena

La redazione

Il Tribunale del Riesame di Milano ha rigettato il ricorso presentato da Luxottica contro il decreto di sequestro dei dispositivi informatici aziendali del presidente Francesco Milleri, indagato nell’inchiesta della Procura sulla presunta scalata a Mediobanca da parte di Monte dei Paschi di Siena.

La società, non indagata nel procedimento, aveva chiesto l’annullamento del provvedimento che ha riguardato telefoni e computer di Milleri nell’ambito delle perquisizioni del 28 novembre scorso.

Il provvedimento con cui i giudici non hanno accolto l’istanza è stato depositato. Durante la discussione davanti al collegio, i legali di Luxottica avevano chiesto in subordine l’annullamento parziale del decreto, limitatamente ad alcune parole chiave ritenute “non selettive” e potenzialmente idonee a determinare una violazione della riservatezza delle informazioni industriali ed economiche del gruppo, coperte da segreto.

Anche questa richiesta è stata respinta.

L’inchiesta della Procura di Milano, coordinata dai pm Giovanni Polizzi e Luca Gaglio con l’aggiunto Roberto Pellicano e condotta dal Nucleo Speciale di Polizia Valutaria della Guardia di finanza, mira a fare luce su un presunto concerto occulto che, secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbe iniziato nel 2019 e avrebbe avuto come obiettivo finale Mediobanca e, attraverso piazzetta Cuccia, il gruppo Generali.

Gli indagati per aggiotaggio e ostacolo all’attività degli organismi di vigilanza – Consob, Bce e Ivass – sono l’amministratore delegato di Mps Luigi Lovaglio, il presidente di Delfin-Luxottica Francesco Milleri e l’imprenditore Francesco Gaetano Caltagirone.

Nessuno dei tre ha impugnato perquisizioni e sequestri, mentre il ricorso è stato presentato da Luxottica in qualità di soggetto non indagato.

Il gruppo Caltagirone ha smentito indiscrezioni su una presunta trattativa con Intesa Sanpaolo per la cessione della propria quota in Generali.

«In merito alle indiscrezioni comparse su alcuni siti su una presunta trattativa in corso con Banca Intesa per la cessione della propria quota in Generali, il Gruppo Caltagirone smentisce che ci sia stato alcun contatto con Banca Intesa su questo tema. Pertanto la notizia è priva di ogni fondamento», ha fatto sapere la holding.

Contestualmente, l’assemblea della Fgc, la cassaforte della famiglia Caltagirone, ha ampliato il consiglio di amministrazione da tre a sei membri, includendo tre amministratori indipendenti: l’ex ministro dell’Economia Giovanni Tria, l’ex presidente della Consob Giuseppe Vegas e l’avvocato cassazionista Roberto Santi.

Da parte sua, Intesa Sanpaolo ha ribadito che il consiglio di amministrazione dell’1 febbraio, come da calendario finanziario, «ha all’esame l’approvazione del bilancio e del piano d’impresa 2026-2029” e che «ogni altra illazione è infondata». —

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