Crac Veneto Banca: l’ex Ad Consoli chiude i conti con 350 mila euro
Dopo otto anni e mezzo si è conclusa con una transazione di oltre 34 milioni di euro l’azione di responsabilità contro gli ex amministratori dell’ex Popolare. Migliaia i risparmiatori del Nord Est che all’epoca persero interi capitali investiti in azioni

Dopo otto anni e mezzo si è conclusa con una transazione di oltre 34 milioni di euro l’azione di responsabilità contro gli ex amministratori di Veneto Banca, tra i quali l’ex amministratore delegato Vincenzo Consoli. Il procedimento era stato promosso dalla stessa ex popolare di Montebelluna, sotto la presidenza di Massimo Lanza, nei confronti degli ex vertici per un valore di 2,3 miliardi.
L’accordo è stato annunciato dalla commissaria liquidatrice Giuliana Scognamiglio davanti alla Commissione d’inchiesta del Senato sulle banche, presieduta da Pierantonio Zanettin. Il verbale di conciliazione giudiziale è stato firmato lo scorso 13 gennaio in tribunale a Venezia e ha di fatto chiuso uno dei principali filoni giudiziari sul fallimento di Veneto Banca.

Diciassette ex dirigenti hanno quindi già pagato tramite bonifici bancari la somma complessiva di 2 milioni e 480 mila euro. Nel provvedimento è quindi dettagliata la ripartizione delle cifre: Vincenzo Consoli, ex dominus della popolare, 350.000 euro; Flavio Trinca, ex presidente e unico ad aver saldato con un vaglia postale, 150.000 euro.
Vengono poi gli ex componenti del consiglio di amministrazione: Francesco Biasia 600.000 euro; Attilio Carlesso 100.000 euro; Vincenzo Chirò 800.000 euro; Alessandro Gallina 100.000 euro; Leone Munari 5.000 euro; Matteo Sinigaglia 500.000 euro; Gian Quinto Perissinotto 500.000 euro; Paolo Rossi Chauvenet 300.000 euro; Gianfranco Zoppas 11,3 milioni di euro. Ci sono poi i sindaci Michele Stiz (200.000 euro) e Diego Xausa (150.000 euro) e gli amministratori coinvolti nell’incorporazione Cofito, Ambrogio Dalla Rovere ( 6 milioni di euro) e Domenico Giraldi (5.000 euro).
Una parte rilevante della transazione è stata poi frutto del pagamento delle polizze sottoscritte dalla banca quando era in bonis a favore degli amministratori e sindaci. Le assicurazioni in un primo momento non volevano riconoscere neanche un euro sul presupposto che le polizze erano scadute.
Alla fine si è però giunti ad un accordo per complessivi 11,5 milioni. Resta invece ancora pendente la causa civile promossa dalla liquidazione di Veneto Banca contro la società di revisione Pwc che ha espresso la volontà di transare; le posizioni, tuttavia, sembrano essere ancora molto lontane.
«Nel corso del procedimento è uscito un quadro particolarmente desolante di patrimoni ormai incapienti», ha spiegato ieri la commissaria liquidatrice Giuliana Scognamiglio, «si tratta comunque di persone che negli anni avevano ottenuto importanti finanziamenti dalla banca, ma ora gran parte di quei soldi non c’è più. Questa è stata una transazione molto lunga durata più di otto anni e comprendo che si possa trattare di una piccola voce rispetto all’enorme danno che il fallimento della banca ha provocato».
«Quella che stiamo portando avanti è un’operazione di trasparenza nei confronti dei cittadini», ha spiegato il presidente della Commissione banche Zanettin, «ora attendiamo anche l’esito di tutti i procedimenti ancora aperti». Nella relazione depositata al Senato i commissari liquidatori hanno quindi ricostruito il perimetro e le finalità delle iniziative giudiziarie avviate dopo l’apertura della liquidazione coatta amministrativa. E il tema delle responsabilità si affianca a numeri di dimensioni straordinarie.
All’avvio della liquidazione Veneto Banca presentava attività per 5,98 miliardi, di cui oltre l’80% costituito da crediti deteriorati. In parallelo, la procedura di liquidazione coatta ha dovuto far fronte a circa duemila contenziosi passivi, tra cause civili, fiscali e lavoristiche, con costi complessivi della liquidazione pari a 35,1 milioni di euro.
E a quasi nove anni dall’avvio della liquidazione, anche in Friuli Venezia Giulia il capitolo delle responsabilità degli ex amministratori rimane ancora uno dei passaggi più sensibili sul piano istituzionale e simbolico.
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