Banco Bpm apre il cantiere governance: nuovo statuto al voto il 23 febbraio

L’assise straordinaria chiamata alla modifica per recepire la Legge Capitali sulla lista del cda

Roberta Paolini

Il cantiere governance si apre ufficialmente in Banco Bpm. Un percorso scandito che porterà al rinnovo del consiglio di amministrazione dell’istituto di piazza Meda e che incrocia, inevitabilmente, il grande gioco bancario italiano.

Il primo appuntamento è fissato per il 23 febbraio, quando il cda ha convocato l’assemblea straordinaria dei soci per l’approvazione di modifiche statutarie. L’obiettivo è recepire la nuova disciplina introdotta dalla Legge Capitali sulla presentazione delle liste dei candidati alla carica di amministratore da parte del consiglio uscente. Lo ha comunicato la banca ieri, in una nota, precisando che l’assemblea si terrà in unica convocazione. Entro 21 giorni dalla data dell’assise dovrà essere depositata la relazione illustrativa sulle modifiche proposte.

Il rinnovo del board avverrà poi con l’assemblea che sarà convocata il 16 aprile, come indicato nel calendario finanziario pubblicato dal gruppo guidato da Giuseppe Castagna, che riunirà il cda il 5 febbraio per l’approvazione del bilancio dell’esercizio 2025. Secondo quanto filtra da ambienti finanziari, le modifiche statutarie legate alla cosiddetta “lista del cda” prevederebbero di riservare alle minoranze azionarie fino a un massimo di sei posti in consiglio.

Sul tavolo resta il dossier Crédit Agricole. La Banque Verte è già azionista al 20% ed è autorizzata dalla Bce a salire fino al 29,9% del capitale, ma Francoforte ha messo paletti chiari: niente maggioranza in consiglio per i francesi e una rappresentanza contenuta in 4-5 componenti, per evitare irrigidimenti del board in presenza di potenziali conflitti di interesse.

Non è ancora chiaro se Crédit Agricole correrà con una propria lista o se confluirà nella lista del cda uscente, che punta alla ricandidatura dell’ad Castagna. Molto dipenderà dallo spazio che verrà loro riconosciuto. In ogni caso, dopo il rinnovo del consiglio, il loro peso sarà decisivo quando il risiko tornerà al centro della scena.

Intanto, sullo sfondo, si muove un altro fronte caldo della finanza italiana. È fissata per domani mattina davanti al Tribunale del Riesame di Milano l’udienza sul ricorso presentato da Luxottica, non indagata, contro il sequestro di dispositivi informatici nell’inchiesta della Procura sulla scalata a Mediobanca da parte di Monte dei Paschi di Siena.

L’indagine punta a fare luce su un presunto concerto occulto che, secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbe iniziato nel 2019 e avrebbe avuto come approdo finale Generali, passando per piazzetta Cuccia.

Sono indagati per aggiotaggio e ostacolo all’attività degli organismi di vigilanza – Consob, Bce e Ivass – Luigi Lovaglio, ad di Mps, il presidente di Delfin-Luxottica Francesco Milleri e l’imprenditore Francesco Gaetano Caltagirone. Nessuno dei tre ha fatto ricorso al Riesame contro perquisizioni e sequestri del 28 novembre.

A presentarlo è stata invece Luxottica, che lamenta il rischio che dall’analisi di telefoni e pc sequestrati a Milleri, attraverso oltre 60 parole chiave, possano emergere dati coperti da segreto industriale e non pertinenti all’inchiesta.

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