Bcc Pordenonese Monsile con Udine aggregazione sul tavolo di Iccrea

La fusione tra le due Bcc potrebbe arrivare entro l’anno: il nuovo soggetto operativo nel 2027

Roberta Paolini

 

Un’altra fusione tra le Bcc del Nord Est starebbe arrivando a dama. Da diversi mesi è sul tavolo del gruppo Iccrea un’ipotesi di aggregazione tra banca di credito coopertivo Pordenonese Monsile e Bcc Udine. L’operazione, anticipata ieri da Il Giornale di Vicenza e confermata da ambienti vicini al dossier, sarebbe stata definita sul piano politico già nel dicembre scorso, ma al momento manca ancora il nulla osta necessario per procedere con i passaggi formali.

La richiesta di autorizzazione sarebbe stata inviata a fine 2025 e, nonostante le tempistiche inizialmente previste più rapide, la risposta del gruppo bancario non è ancora arrivata. Nel frattempo le due banche restano vincolate agli obblighi di riservatezza previsti dal sistema del credito cooperativo e dalla vigilanza europea, che impongono cautela nella diffusione di informazioni prima delle autorizzazioni ufficiali.

L’operazione di aggregazione, secondo le ricostruzioni disponibili, rientrerebbe nelle dinamiche di riorganizzazione del sistema delle Bcc. Da un lato vi è l’esigenza industriale di rafforzare le dimensioni degli istituti per affrontare un mercato sempre più competitivo; dall’altro pesa la linea sostenuta da Federcasse, che invita a non ridurre il numero complessivo delle banche di credito cooperativo per preservarne identità e radicamento territoriale.

Proprio questo equilibrio tra crescita e tutela del modello cooperativo sarebbe uno dei nodi che stanno rallentando diverse operazioni di aggregazione nel sistema. Nonostante Bcc Udine abbia dimensioni più contenute rispetto alla Bcc Pordenonese Monsile (che copre tre province tra Veneto e Friuli con 58 filiali, oltre 6,5 miliardi di masse amministrate e 297 milioni di patrimonio netto), la scelta di procedere con fusioni tra istituti viene valutata con attenzione per evitare una riduzione significativa del numero delle Bcc.

Dal punto di vista industriale, tuttavia, l’aggregazione viene considerata da molti operatori del settore una risposta alla trasformazione del tessuto economico. Le imprese stanno crescendo e richiedono linee di credito sempre più consistenti: senza dimensioni adeguate, le banche locali rischiano di non riuscire a sostenere i clienti più strutturati, che potrebbero rivolgersi ai grandi gruppi bancari nazionali.

L’eventuale unione tra Bcc Pordenonese Monsile e Bcc Udine avrebbe dimensioni comunque contenute rispetto ad altre operazioni in discussione nel sistema cooperativo. La banca risultante arriverebbe a circa 70 filiali complessive, sommando le 58 dell’istituto pordenonese e le 12 della banca udinese, restando quindi su scala regionale.

L’obiettivo dichiarato sarebbe quello di rafforzare il servizio alle imprese del territorio senza perdere il carattere locale delle decisioni creditizie, elemento che distingue le Bcc dai grandi gruppi con centri decisionali lontani dal territorio.

Nel frattempo qualche indizio sull’ipotesi di aggregazione emerge anche nei documenti ufficiali. Nella relazione messa a disposizione dei soci in vista dell’assemblea del 12 aprile compare infatti un passaggio in cui si fa riferimento alla possibilità di una futura aggregazione con un altro istituto friulano, senza citarne esplicitamente il nome.

Se l’operazione dovesse ottenere il via libera del gruppo Iccrea, i tempi tecnici resterebbero comunque lunghi. Dopo l’autorizzazione sarebbe necessario elaborare il piano industriale, sottoporlo alla vigilanza della Banca centrale europea e completare l’iter autorizzativo. In uno scenario favorevole, la decorrenza operativa dell’eventuale fusione potrebbe arrivare all’inizio del 2027. —

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