Mps, la sfida di Lovaglio al cda potrebbe costargli la poltrona

Il board rimanda a oggi la decisione ma emergono diverse voci critiche: al vaglio la sfiducia al banchiere almeno fino all’assemblea del 15 aprile

Luigi Dell'Olio

La ricandidatura di Luigi Lovaglio alla guida di Mps potrebbe costargli la poltrona, almeno fino all’assemblea del 15 aprile. Nel pomeriggio di ieri si è riunito il cda per valutare la posizione dell’ad uscente, con diverse voci critiche che si sarebbero sollevate nel board fino a valutare la sfiducia nei suoi confronti.

Alla fine l’organismo ha deciso di rinviare la riunione a oggi per continuare a esaminare la questione, anche perché si attendono i riscontri dei pareri legali richiesti sul caso. Tutto nasce dal fatto che il banchiere lucano, che non è stato inserito nella lista presentata dal cda uscente in vista dell’assise chiamata a rinnovare i vertici, ha accettato la candidatura propostagli da Plt Holding della famiglia Tortora, che ha in mano circa l’1,2% dell’istituto senese. Quest’ultima ha messo a punto una lista di dodici nomi, con l’obiettivo dichiarato di puntare dunque alla maggioranza, in diretta concorrenza con quella presentata dal board uscente, mentre la terza lista in gara, presentata nei giorni scorsi da Assogestioni, contiene tre soli nomi.

Il comitato nomine di Mps, guidato da Domenico Lombardi e a cui compete valutare la congruità delle liste, è stato investito del caso per valutare se e quali decisioni assumere. Tra le contestazioni, il fatto che Lovaglio – forte della sua posizione – potrebbe avere accesso a informazioni riservate per la propria campagna in vista della rielezione. Alcune fonti mettono in evidenza che la lista è stata comunicata in prossimità della scadenza fissata senza fare alcun cenno a una comunicazione alla Banca centrale europea per la valutazione dei profili dei candidati.

Nel cda, che di fatto aveva già sfiduciato Lovaglio decidendo di non ricandidarlo dopo le frizioni con l’azionista Francesco Gaetano Caltagirone, è cresciuto il malcontento perché Lovaglio ha tenuto coperte le sue intenzioni di ricandidarsi con una lista rivale fino a poche ore dal termine per il deposito, mentre ancora giovedì scorso era volato a Londra, ospite di Morgan Stanley, a parlare per conto della banca senese. Come accettare che continui a parlare a nome della banca se ha deciso di correre una partita in proprio, in concorrenza con il volere con la maggioranza del cda?

Intanto, tra gli addetti ai lavori si riflette su chi potrebbe affiancare Plt Holding nella corsa verso l’assemblea. Si è fatto il nome dell'imprenditore Giorgio Girondi, che tuttavia al momento non ha confermato l’ipotesi. Di certo Plt Holding punterà a raccogliere il sostegno dei fondi azionisti che hanno apprezzato la gestione Lovaglio. Tra i principali asset manager figurano BlackRock (con il 4,6% del capitale) e Norges Bank con il 3,2%. La partita risulta comunque difficile se il duo attualmente al comando – Caltagirone e Delfin – dovesse restare compatto e mettere sul piatto il 25,5% di capitale che ha in mano. Oggi questa è l’ipotesi più accreditata, ma non scontata, considerato che Delfin si è astenuta quando si è trattato di decidere sulla lista del cda uscente e che l’inchiesta su un possibile concerto per l’acquisizione di Mediobanca potrebbe indurre gli eredi di Leonardo Del Vecchio auna posizione di neutralità.

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