Mps, il Cda indica Palermo come amministratore delegato

Per il board di Siena è l’unico candidato alla carica all’interno della lista Contro l’attuale Ad Lovaglio c’è anche l’ipotesi licenziamento o revoca

Luigi Dell’olio

È Fabrizio Palermo il candidato unico alla carica di amministratore delegato di Mps per la lista del Cda uscente. Nella serata di ieri il board ha raggiunto l’accordo sul nome dell’attuale Ad di Acea, che ha sopravanzato Corrado Passera e Carlo Vivaldi, gli altri due nomi che erano stati indicati in precedenza come alternativi.

Nella nota diffusa dall’istituto senese viene spiegato che Palermo è risultato essere il candidato con il più elevato punteggio complessivo nell'ambito dell'analisi che ha preso in considerazione criteri oggettivi e predeterminati, tra cui esperienza professionale, competenze manageriali e coerenza con le esigenze strategiche della banca. «L'individuazione è avvenuta all'esito di un processo condotto sotto la supervisione del comitato nomine e con il supporto di advisor esterni indipendenti».

La riunione del board non è invece giunta a una conclusione in merito alla posizione dell’attuale Ad, Luigi Lovaglio, finito nel mirino dopo che ha annunciato la propria ricandidatura in una lista alternativa a quella del board, preso atto che quest’ultima lo aveva escluso. Fonti vicine al board hanno comunicato che c’è bisogno di svolgere ulteriori approfondimenti sulle decisioni da adottare nei confronti del banchiere, con un ventaglio di ipotesi che vanno dalle più drastiche, come il licenziamento e la revoca, fino a un ridimensionamento dei poteri.

Segno evidente del fatto che tra i consiglieri ci sono punti di vista differenti. Del resto, che i grandi azionisti non marciassero più all’unisono era apparso già evidente con la defenestrazione dello stesso Lovaglio per volere di Francesco Gaetano Caltagirone (titolare dell’11,5% del capitale di Siena), mentre la Delfin degli eredi Del Vecchio (17,5%) non ha partecipato alla decisione. Intanto, Lovaglio vuole provarci ancora e in assemblea sarà candidato da Plt Holding, veicolo della famiglia Tortora titolare dell’1,2% del capitale, in aperta contrapposizione alla lista ufficiale del consiglio uscente.

Questa mossa è stata interpretata come un atto di slealtà istituzionale, aggravato dal fatto che Lovaglio avrebbe mantenuto il riserbo sulle sue intenzioni fino a poche ore dal deposito dei nomi, pur continuando a rappresentare la banca in incontri strategici con gli investitori, come avvenuto recentemente a Londra presso Morgan Stanley.

Il board contesta all’ex capo azienda il rischio di un grave conflitto d’interessi, ipotizzando che Lovaglio possa aver utilizzato la propria posizione e l'accesso a informazioni riservate per avviare una vera e propria campagna elettorale interna in vista dell'assemblea. Oltre ai profili etici, sulla lista sostenuta dai Tortora pesano dubbi di natura tecnica e procedurale: non risulterebbe infatti effettuata alcuna comunicazione preventiva alla Bce per la valutazione dei profili dei candidati. —

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