Pordenonese Monsile alla fusione con Udine. Sì di Iccrea alla trattativa

Possono partire gli approfondimenti sull’aggregazione che creerebbe la prima Bcc del Friuli

L’iter potrebbe durare circa otto mesi per arrivare all’operatività del nuovo gruppo dal 2027

La redazione
Un'assemblea della Banca Pordenonese Monsile
Un'assemblea della Banca Pordenonese Monsile

Primo passo ufficiale verso una possibile fusione tra Bcc Pordenonese Monsile e Bcc Udine. Ieri il cda Iccrea ha dato il via libera preliminare all’avvio degli approfondimenti sull’operazione.

Non si tratta ancora di un’autorizzazione alla fusione, ma di un passaggio formale che consente alle due banche di iniziare a lavorare al piano industriale dell’eventuale aggregazione e di verificare nel dettaglio la sostenibilità del progetto.

Il via libera riguarda in particolare la verifica della cosiddetta “coerenza cooperativa”, cioè la valutazione preliminare della compatibilità dell’operazione con i principi del credito cooperativo e con l’organizzazione territoriale delle Bcc. L’obiettivo è evitare aggregazioni tra istituti con territori troppo distanti o poco omogenei, che potrebbero indebolire il legame con le comunità locali.

Una volta definito, il piano industriale dovrà essere sottoposto nuovamente al Consiglio di Iccrea e successivamente trasmesso alla Banca Centrale Europea, che avrà fino a 90 giorni per esprimere il proprio parere. Solo dopo questo passaggio sarà possibile convocare le assemblee straordinarie dei soci, chiamate a deliberare sull’eventuale fusione.

L’operazione, secondo le ricostruzioni disponibili, si inserirebbe nelle dinamiche di riorganizzazione che stanno interessando il sistema delle Bcc. Da un lato vi è l’esigenza industriale di rafforzare le dimensioni degli istituti per affrontare un mercato sempre più competitivo; dall’altro pesa la linea sostenuta da Federcasse, che invita a non ridurre il numero complessivo delle banche di credito cooperativo per preservarne identità e radicamento territoriale.

Proprio questo equilibrio tra crescita dimensionale e tutela del modello cooperativo rappresenta uno dei nodi che negli ultimi mesi stanno rallentando altre operazioni di aggregazione nel sistema.

Dal punto di vista delle dimensioni, Bcc Udine ha una struttura più contenuta rispetto alla Bcc Pordenonese Monsile, che opera su tre province tra Veneto e Friuli con 58 filiali, oltre 6,5 miliardi di masse amministrate e circa 297 milioni di patrimonio netto.

Sul piano industriale, tuttavia, l’aggregazione viene considerata da molti operatori del settore una risposta alla trasformazione del tessuto economico. Le imprese stanno crescendo e richiedono linee di credito sempre più consistenti: senza dimensioni adeguate, le banche locali rischiano di non riuscire a sostenere i clienti più strutturati, che potrebbero rivolgersi ai grandi gruppi bancari nazionali.

L’eventuale unione tra Bcc Pordenonese Monsile e Bcc Udine avrebbe comunque dimensioni contenute rispetto ad altre operazioni discusse nel sistema cooperativo. La banca risultante arriverebbe a circa 70 filiali complessive, sommando le 58 dell’istituto pordenonese e le 12 della banca udinese, restando quindi su una scala sostanzialmente regionale. ma da questo matrimonio nascerebbe il primo soggetto del credito cooperativo in Friuli, poichè la somma tra Pordenonese Monsile e Udine, dovrebbe sopravanzare CrediFriuli.

L’obiettivo dichiarato sarebbe quello di rafforzare il servizio alle imprese del territorio senza perdere il carattere locale delle decisioni creditizie, elemento che distingue le Bcc dai grandi gruppi bancari con centri decisionali lontani dal territorio.

I tempi tecnici per la fusione sarebbero di 7/8 mesi. Dopo l’elaborazione del piano industriale, il via libera di Iccrea e l’esame da parte della Bce, sarà necessario completare l’intero iter autorizzativo e ottenere il voto favorevole delle assemblee dei soci.

In uno scenario favorevole, la decorrenza operativa dell’eventuale fusione potrebbe arrivare all’inizio del 2027.

Un nuovo soggetto con aggregati oltre 26 mila e settecento soci, impieghi per oltre 2,2 miliardi e un baricentro spostato verso il Friuli. Il 12 Aprile i soci di Pordenonese Monsile si riuniranno in assemblea, quello sarà un buon termometro per capire l’accoglienza del nuovo progetto di fusione.

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